Verso le elezioni / 4
Quella consuetudine
di non informare
del ri-candidato sindaco

palme 2 copiaLa tradizione ancora una volta è stata rispettata: lasciare i cittadini all’oscuro delle decisioni prese nelle stanze di piazza Cavour. L’ultimo esempio in ordine di tempo è la “riqualificazione” dell’ex giardino pubblico delle palme tra corso Italia e via Mazzini. Dal Secolo XIX (clicca qui) apprendiamo che a minare la salute delle alte palme al già terribile “punteruolo rosso” ora si sarebbe aggiunta anche la micidiale “paysandisia archon”. Così l’amministrazione comunale è corsa ai ripari facendo tagliare le palme e la siepe, oltre ad abbattere una parte del muretto di recinzione per  creare un nuovo accesso per disabili. Tutto questo lo si apprende dalle parole del sindaco Ilario Agata che, con dovizia di particolari, integra quello che un assessore-ombra già aveva illustrato sui social  nei giorni scorsi.

Con magnanimità il sindaco spiega di “capire i nostalgici” ma che è intenzione della sua amministrazione “dare nuova vita al parco” e che i lavori termineranno “tra venti giorni, al massimo un mese”. E conclude affermando che “abbiamo necessità di avere aree verdi e parchi sempre più inclusivi”.

Premesso che allora non si capisce perché al posto della prevista area verde negli ex orti Massola la sua amministrazione abbia deciso di farne un parcheggio, il punto è un altro: di tutte questi importanti interventi – opere edili di demolizione parziale del muro di cinta, pavimentazione, estirpazione siepi, abbattimento alberi ad alto fusto – non sembra esserci traccia sull’albo pretorio online del Comune di Levanto. E infatti non si riesce a prendere visione di:

1) autorizzazione edilizia e paesaggistica con relativi allegati tecnici;

2) autorizzazione all’abbattimento degli alberi;

3) progetto esecutivo dell’impianto della zona verde con relazione tecnico/dimensionale;

4) computo metrico e relativi costi del complesso delle opere.

Sarebbe davvero “trasparente”, oltre che obbligo di legge, informare compiutamente i cittadini prima dell’esecuzione delle opere. Anche perché giova ricordare che gli Alberi Monumentali della Liguria sono tutelati come patrimonio di particolare interesse naturalistico, ambientale e storico culturale dalla L.R. n. 4 del 22/01/1999 (art. 12) che ha recepito la norma nazionale (art. 7 della legge 14 gennaio 2013, n.10 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”) e che possono rientrare tra gli alberi monumentali “gli alberi ad alto fusto (vivi o morti; ndr) inseriti in particolari complessi architettonici di importanza storica e culturale, quali ad esempio ville, monasteri, chiese, giardini, orti botanici e residenze storiche private”.

Una consuetudine, questa di dimenticare di dare informazioni puntuali e tempestive ai cittadini attraverso i canali ufficiali, che ha accompagnato tutti i cinque anni dell’amministrazione Agata. E che ha buone possibilità di ripetersi anche nei prossimi cinque anni: da fonti a livello provinciale molto attendibili, risulta infatti che, nonostante tutti i suoi ripetuti dinieghi, il dottor Agata sarà di nuovo candidato alle prossime elezioni comunali che dovrebbero tenersi nel mese di ottobre. E una conferma sembrerebbe venire dall’infittirsi di presenzialismo mediatico del sindaco negli ultimi giorni.

E a proposito di mancanza di informazione: mentre con solerzia e con tanto di documentazione fotografica l’amministrazione comunale annuncia trionfalmente su internet e sulla stampa locale la pulizia di una strada o quella di una cunetta, che dire dei lavori in corso nei pressi dei giardini pubblici di piazza Staglieno, con una ditta che con grossi camion e sbuffi di vapore sta inserendo una tubatura bianca nei tombini dell’appena rifatta pavimentazione? “Rifasciano all’interno i tubi della fognatura vecchi”, qualcuno ha spiegato sempre sui social. Domanda banale: perché “vecchi”visto che erano appena stati posati tubi nuovi? Cos’è successo? Anche in questo caso i cittadini attendono spiegazioni.

03 collage

In aggiunta all’immancabile e annuale dragaggio dei fondali nei pressi della Pietra, poi possiamo sempre accontentarci del monte di sabbia del Po in attesa di essere distribuito sulle spiagge per il ripascimento. Ma dell’esito dei numerosi studi commissionati (e pagati con denaro pubblico) sull’insabbiamento del golfo non si è più avuto notizia.

05 sabbiaAspettiamo fiduciosi, incrociando le dita perché quest’estate il nostro mare venga almeno risparmiato dalle famigerate “alghe francesi” che – così si dice – lo starebbero minacciando.

Verso le elezioni / 3
Mare “insoddisfacente”
tra Levanto e Bonassola:
quella “inquietudine”
manifestata dai sindaci

Terza puntata del viaggio verso le Elezioni comunali 2020. Dopo avere dato notizia della denuncia penale e civile per presunta diffamazione promossa dal sindaco di Levanto a carico dei rappresentanti del Comitato Vallesanta; dopo esserci occupati di depuratore, di criteri di balneabilità, della normativa Bandiera Blu e di diffide emesse dalla Provincia; questa volta l’attenzione si sposta sulla “inquietudine” dei sindaci per le condizioni del mare.  Ricordando sempre che tutto quello che viene riportato è basato su documenti ufficiali: o pubblici, ricavati dai siti internet istituzionali, o forniti dai vari Enti, o in possesso di consiglieri comunali e/o di ex consiglieri, o da articoli di giornale

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Duemila euro. A tanto ammonta la “somma presunta” che il Comune di Levanto ha destinato al suo avvocato utilizzando denaro pubblico. Cioè dei cittadini levantesi. Lo si legge nella determina n. 91 (clicca qui) conseguente alla delibera n. 128 della Giunta comunale del 19 luglio 2019 (clicca qui) in cui si dava mandato al sindaco, nella sua veste di legale rappresentante del Comune di Levanto, “ad intraprendere tutte le iniziative utili a tutela della dignità dell’immagine e del decoro dell’Ente”. Cioè contro i soli rappresentanti del Comitato Vallesanta, che così pagheranno due volte: prima per essere denunciati, essendo loro stessi contribuenti del Comune, e poi di tasca loro per difendersi.

Comunque, dopo le già citate analisi effettuate dall’Arpal il 17 luglio (6.600 escherichia coli registrati contro il limite massimo di 500 per la balneabilità fissato dalla legge), il 1° agosto 2019, la stessa Arpal scriveva a Provincia e ai Comuni di Levanto e Bonassola che “in data 18 luglio personale Arpal ha effettuato un campionamento istantaneo allo scarico nel punto definito dal Capo Impianto “telescopica lato Levanto”, a seguito della richiesta di accertamenti da parte del Comune di Levanto, per la rilevata rottura della tubazione dello scarico a mare”.

Il testo dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure aggiungeva però che “(…) si è riscontrata l’impossibilità di effettuare un campionamento pienamente rappresentativo, essendo stata segnalata dal Responsabile Impianti, successivamente al campionamento, l’attuale presenza di un altro punto, eventualmente da campionare, definito “telescopica lato Bonassola”, anch’esso all’interno dell’impianto”.  E così veniva aggiunto: I titoli autorizzativi non menzionano alcunché in merito a quanto sopra riportato”. (…)

Non è ancora tutto. Infatti Arpal così proseguiva: “(…) si è proceduto ad analizzare il valore di portata nella data e nel momento del campionamento, realizzando che allora anche la seconda linea poteva essere attiva. L’indicatore di portata oraria, che, di norma, consente la definizione ponderale del refluo da sottoporre ad analisi, è risultato essere unico, e non in grado di quantificare la porzione di refluo transitante in ognuna delle “telescopiche”.

Infine, l’Arpal segnalava alla Provincia “la necessità di diffidare la Società a presentare con urgenza, o comunque in tempi rapidi e certi, una proposta di campionamento ufficiale, che comprenda una adeguata miscelazione dei reflui di entrambe le linee (…)”.

Tralasciando (per ora) altri documenti, ne riportiamo ancora uno significativo, recente di quattro mesi fa. Il 22 ottobre 2019, con il Comitato Vallesanta già denunciato sia in sede penale che civile, a scrivere era il direttore dell’ATO (Ambito Territoriale Ottimale: vedi nota in basso *) Est della Provincia della Spezia. L’oggetto della comunicazione inviata all’Arpal era: “Segnalazione condizione delle acque marine nello spazio acqueo prospiciente gli abitati di Levanto e Bonassola”. Vi si leggeva che dallo studio legale a cui si era rivolto il Comune di Bonassola e da “analoga segnalazione pervenuta per le vie brevi (per telefono, cioè; ndr) da parte del Comune di Levanto” era stata segnalata una “insoddisfacente condizione delle acque marine nel tratto di mare compreso tra gli abitati di Levanto e Bonassola, con particolare riferimento alla presenza di schiume affioranti in diversi punti del litorale, in particolare nel tratti meno esposti alla corrente marina”.

Considerato che “questi affioramenti hanno provocato inquietudine nella popolazione, di cui i Sindaci dei Comuni interessati si sono fatti interpreti, l’Ente decideva di conferire un incarico ad Arpal “allo scopo di conoscere la natura e le caratteristiche di tali schiume” al fine di “definire ed attuare gli eventuali interventi a tutela della salute delle persone e dell’ambiente marino”. E concludeva confidando “nello spirito di collaborazione tra Pubbliche Istituzioni al fine di poter realizzare un’indagine molto attesa da parte delle Amministrazioni Comunali interessate, e fatta propria da parte della Provincia della Spezia in veste di Ente di Governo d’Ambito del Servizio Idrico Integrato”.

In attesa di conoscere gli esiti di questa indagine, il Comitato Vallesanta prende atto che anche il Comune di Levanto si era preoccupato della “insoddisfacente condizione delle acque marine” e che il sindaco I.A. si era fatto ufficialmente (seppure per le vie brevi) “interprete” di una “inquietudine” certamente condivisibile, ancorché tardiva: peccato che nel frattempo avesse pensato bene di denunciare i rappresentanti del Comitato. E, soprattutto, che si ostinasse a non produrre alcuna documentazione neppure in sede di mediazione presso il tribunale della Spezia.

E così si continua a spendere denaro pubblico per indagini, aggiustamenti e riparazioni di opere pubbliche, studi e progetti: come, ad esempio, il fallito tentativo dell’agognato e irrealizzato campus scolastico. Ma questa, come si dice, è un’altra storia.

(*) La normativa individua negli ATO strutture che superino la dimensione comunale di gestione, e demanda ad essi l’elaborazione del Piano d’ambito, lo strumento attraverso il quale vengono definiti:

  • gli obiettivi di miglioramento del servizio idrico per il raggiungimento di  standard di qualità con livelli minimi del servizio;
  • gli investimenti occorrenti al loro raggiungimento;
  • l’ottimizzazione del sistema tariffario, con copertura dei costi e metodologie premianti l’efficienza e la qualità del servizio;
  • le politiche di gestione relative al risparmio, al riuso e alla destinazione di risorse più pregiate per gli usi potabili.

3^ puntata (continua)

 

Verso le elezioni /2
Legambiente e Comitato
per la difesa del mare
di Levanto e di Bonassola

Seconda puntata del viaggio verso le Elezioni comunali 2020. Dopo avere dato notizia della denuncia penale e civile per presunta diffamazione promossa dal sindaco di Levanto a carico dei rappresentanti del Comitato Vallesanta, questa volta ci occupiamo ancora di depuratore, di criteri di balneabilità, della normativa Bandiera Blu e di diffide emesse dalla Provincia. Ricordando che tutto quello che viene riportato è basato su documenti ufficiali: o pubblici, ricavati dai siti internet istituzionali, o forniti dai vari Enti, o in possesso di consiglieri comunali e/o di ex consiglieri, o da articoli di giornale

golfi

L’azione di salvaguardia dell’ambiente marino coordinata tra Legambiente La Spezia e le associazioni e i comitati ambientalisti della provincia, di cui il Comitato Vallesanta fa parte, dopo l’appello per la difesa dell’isola Palmaria (clicca qui) ora sposta l’attenzione anche sul mare di Levanto e di Bonassola. Da anni il golfo di Levanto è infatti interessato da un progressivo insabbiamento che, nonostante annunciati studi affidati a enti diversi ma di cui sono sconosciuti gli esiti, avanza incontrastato senza nessuna azione concretamente efficace di contenimento del fenomeno. Al quale si aggiunge un continuo ripascimento dell’arenile con accumuli di “sabbia del fiume Po”, trasportata per centinaia di chilometri con autotreni.

Per conoscere il reale stato di salute del golfo di Levanto, vista la ritrosia dell’amministrazione comunale a pubblicare i dati sulla condizione dell’acqua marina, che per legge dovrebbero invece essere resi pubblici – lo prevedono l’articolo 14 e 15 del Decreto legislativo n. 116 del 30 maggio 2008 (clicca qui) e lo stesso disciplinare della Bandiera Blu (clicca qui) – Comitato Vallesanta e Legambiente La Spezia hanno intrapreso un’azione per reperire la documentazione interpellando direttamente Enti diversi. Un primo riscontro c’è stato grazie alla collaborazione dell’amministrazione comunale di Bonassola che, in seguito all’istanza trasmessa in data 19 ottobre e firmata appunto dal Comitato stesso e da Legambiente La Spezia (clicca qui), ha messo a disposizione documenti rilasciati da diversi Enti. E a un primo sommario esame emergono dati interessanti sullo stato dell’impianto di depurazione intercomunale di Levanto e Bonassola.

Nella “Relazione sui processi depurativi” allegata al progetto del depuratore si legge che “un impianto di nuova ed avanzata concezione depurerà le acque fino ad ottenere un refluo di altissima qualità. E questo fu ripetuto nel comunicato che annunciava l’inaugurazione e l’apertura (il 27 giugno 2016) dell’impianto dopo la fase di collaudo. Nello stesso comunicato si legge che “la priorità è preservare l’ambiente marino anche attraverso l’alta qualità dell’effluente a seguito della depurazione così come la tutela della balneazione e l’utilizzo dell’acqua depurata per uso irriguo”. Cioè un liquido talmente pulito da poter fare con tutta tranquillità il bagno in mare, nonché usarlo per innaffiare i fiori e l’orto.

Al contrario, il 18 luglio 2019 l’ente gestore comunicava però ai sindaci di Levanto e di Bonassola che “(…) è bene considerare che, nel punto di emissione dell’effluente non potrà mai esserci compatibilità con i criteri di balneabilità stabiliti per legge, nonostante che per il potere depurante dell’acqua marina il decadimento batterico avvenga molto rapidamente”. Con buona pace del refluo di altissima qualità.

I citati “criteri di balneabilità” sono stabiliti dalla legge (allegato 1 del già citato Dlgs n. 116/2008: clicca qui) in 250 escherichia coli (coliformi fecali) per 100 ml di acqua perché la classificazione sia “eccellente”, o con il limite di 500 perché la classificazione sia “sufficiente” o “buona”. Il disciplinare della Bandiera Blu stabilisce un valore massimo di 250 escherichia coli per una qualità “ottimale”. A questo proposito va ricordato che le analisi effettuate dall’Arpal il giorno 17 luglio davanti alla cosiddetta “spiaggia dei cani”, in corrispondenza della falla nella tubazione di scarico sottomarina, rilevavano invece la presenza di ben 6.600 escherichia coli (coliformi fecali), cioè oltre 13 volte il limite di legge.

Malfunzionamenti dell’impianto di Vallesanta erano però già stati oggetto nel corso del 2018 di due diffide inoltrate all’ente gestore da parte della Provincia.

La prima diffida è riferita nella determina della Provincia n. 969 dell’8 giugno 2018, dove si legge che, in seguito ad “accertamenti espletati congiuntamente a personale dell’Ufficio Locamare di Levanto della Capitaneria di Porto”, era stata verificata “in più occasioni l’attivazione del dispositivo di emergenza ubicato nell’impianto di Vallesanta a valle della fase di stacciatura, senza che siano stati avvisati gli Enti Preposti”: l’ente gestore veniva così diffidato per futuri casi analoghi “a comunicare immediatamente (entro 24 ore) alla Provincia, all’Arpal e all’Asl l’attivazione dei dispositivi di emergenza”.

La seconda diffida è invece riferita nella determina della Provincia n. 1286 del 27 settembre 2018. E in questa si legge che “Arpal ha informato (gli enti preposti; ndr) che, nell’ambito di accertamenti espletati congiuntamente a personale della Guardia di Finanza-Sez.Op. Navale della Spezia, Asl 5 spezzino S.C.P.S.A.L. e Comando Provinciale Vigili del Fuoco” era stato rilevato che “dal 18.10.2017 la Società Acam, gestore dell’impianto, ha allontanato i fanghi prodotti dal processo depurativo provvedendo a reidratare i fanghi disidratati per allontanarli mediante auto-spurgo/canal jet. Questa modalità oltre a non essere prevista dal titolo autorizzativo, può aver generato le non tollerabili emissioni segnalate da numerosi esposti (…)”.  La determina della Provincia concludeva con la diffida “ad Acam Acque spa a ripristinare (…) le modalità di smaltimento come prescritto nell’autorizzazione (…)”.

2^ puntata (continua)

 

Verso le elezioni / 1
Denunciato il Comitato:
il caso depuratore
finisce in tribunale

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Il sindaco di Levanto l’aveva annunciato prima in consiglio comunale, poi attraverso comunicati e anche sui giornali. E così, nei primi giorni di novembre è stata notificata la citazione in tribunale del Comitato Vallesanta e dei suoi rappresentanti Giacomo Campodonico e Paolo Bertolotto per presunta diffamazione del Comune di Levanto attraverso l’articolo pubblicato sul proprio sito il 18 luglio scorso e aver provocato un conseguente presunto danno di immagine.

Un fatto grave, perché a memoria non si ricorda nella recente storia di Levanto che per affrontare questioni di critica e di cronaca su fatti di pubblico interesse si sia ricorsi a sentenze del tribunale.

La vicenda ha preso avvio a metà dello scorso mese di luglio, quando si sono verificate criticità nello scarico a mare antistante la cosiddetta “spiaggia dei cani” e nel funzionamento del depuratore. Per diritto/dovere di critica e di cronaca il Comitato Vallesanta e numerosi cittadini commentarono sul web l’accaduto. A quel punto il sindaco I.A. minacciò denunce (clicca qui e qui).

I fatti. A seguito della rottura e di perdite della condotta sottomarina, il 17 luglio il sindaco di Bonassola, competente per territorio, firmava un’ordinanza di divieto di balneazione cautelativo (clicca qui). Analisi effettuate nello stesso giorno dall’Arpal davanti alla “spiaggia dei cani” registravano un’alta presenza di escherichia coli (coliformi fecali): 6.600 per 100 ml di acqua, contro il limite massimo di 500 previsto dalla legge (clicca qui). Il 18 luglio il Comitato pubblicava sul proprio sito internet un articolo con video e foto sul liquido marrone che fuoriusciva dalla rottura del tubo di scarico del depuratore (clicca qui). Scarico che, va ancora ricordato, è situato nel territorio comunale di Bonassola: nell’articolo in questione, infatti, non venivano mai citati Levanto, né il suo golfo, né tanto meno il Comune.

Nonostante questo, il 19 luglio il sindaco e la giunta comunale di Levanto emettevano una delibera mirata a perseguire chiunque avesse leso l’immagine del Comune di Levanto (clicca qui), a cui fece seguito il 29 luglio una seduta del Consiglio comunale in cui il sindaco I.A. avrebbe dovuto informare sulla condizione di efficienza del depuratore. Nulla però disse in merito a tutto questo: nell’occasione le informazioni erano riferite soltanto al mandato per citare in giudizio chicchessia (cioè, a caso: il Comitato Vallesanta), ottenendo l’appoggio della minoranza/opposizione (clicca qui).

Il 12 agosto il sindaco I.A. si recava presso la Stazione dei Carabinieri di Levanto per sporgere querela nei confronti dei rappresentanti del Comitato Vallesanta  per i reati di “diffamazione aggravata” e di “pubblicazione di notizie false” nell’articolo del 18 luglio. E Il 10 settembre depositava all’ “Organismo di mediazione” presso il Tribunale di La Spezia la richiesta di mediazione con l’intenzione di agire “(…) per il risarcimento del danno patrimoniale ex art. 2059 c.c. derivante dalla lesione dei diritti della personalità dell’ente pubblico, nella specie diritto all’immagine, cagionata dalla condotta diffamatoria a mezzo Web tenuta dal Comitato Vallesanta e dai suoi rappresentati, (…) pubblicazione del 18.07.2019”.

Il 21 agosto, il sindaco di Bonassola, considerata una situazione non soddisfacente (…) delle condizioni delle acque di balneazione”, con delibera della Giunta comunale n. 87 ad oggetto “Eventi di Inquinamento Marino. Determinazioni”, decideva di “(…) provvedere (…) ad attivare le azioni volte ad individuare le cause e l’entità dei rilevati inconvenienti, (…) nonché le iniziative da assumere per far fronte all’inquinamento del mare causato dallo scarico del depuratore ed altri analoghi inconvenienti (…)”. (clicca qui)

Si è arrivati così all’incontro in camera di mediazione, in cui il Comitato Vallesanta ha reagito chiedendo i danni per l’illegittima citazione (risarcimento del danno da abuso del diritto, articolo 2043 del Codice civile).

Tra il 15 novembre e il 23 gennaio, presso il Tribunale della Spezia, si sono svolte quattro udienze, di cui due senza la presenza del sindaco, impossibilitato per sopraggiunti e inderogabili  “impegni istituzionali”. Per risolvere il contenzioso in corso di mediazione, il sindaco del Comune di Levanto richiedeva un comunicato con scuse e contenuti giudicati irricevibili dal Comitato, il quale ha ritenuto che non fossero dimostrate né la presunta diffamazione né la perfetta efficienza del depuratore nel giorno 17 luglio. E alla richiesta da parte del Comitato di produrre in udienza la documentazione sul regolare funzionamento dell’impianto di depurazione nel suddetto giorno, il sindaco ha opposto un secco rifiuto. Così il tentativo di mediazione si è chiuso il 23 gennaio “con verbale negativo per mancato accordo fra le parti”.

1^ puntata (continua)

Depuratore e avvocati:
sindaci, vogliamo sapere!

Dopo le vicende relative al malfunzionamento del depuratore intercomunale di Vallesanta della scorsa estate e dopo i differenti atteggiamenti “legali” assunti dalle due Giunte comunali di Bonassola e di Levanto, Comitato Vallesanta e Legambiente La Spezia hanno inviato questa lettera ai due sindaci Giorgio Bernardin e Ilario Agata

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Al Sig. Sindaco Giorgio Bernardin, Comune di Bonassola

Al Sig. Sindaco Ilario Agata, Comune di Levanto

 

Oggetto: istanza ai sensi dell’art. 5 del D.L.G.S. n. 33/2013 riguardante il depuratore intercomunale di Levanto-Bonassola

 

I sottoscritti Paolo Bertolotto e Giacomo Campodonico nella qualità di rappresentanti del “Comitato Vallesanta”, e  Stefano Sarti nella qualità di rappresentante di “Legambiente – La Spezia”,

PREMESSO

che fin dalla sua attivazione nel 2016 il depuratore intercomunale di Levanto-Bonassola ha evidenziato gravi difetti di funzionamento con ripetuti disservizi che causano evidenti situazioni di inquinamento delle acque marine di balneazione in prossimità della costa;

che, in particolare, spesso si manifesta, nei golfi di Levanto e Bonassola, la presenza di estese macchie di schiuma, non presenti prima dell’attivazione del depuratore;

CONSIDERATO

che a quanto risulta – a seguito di clamorosi episodi di disservizio avvenuti alla metà di luglio e a inizio di settembre, con estesi tratti di colorazione marrone delle acque della baia di Bonassola – dopo avere emesso ordinanza di divieto di balneazione n. 25 in data 17 luglio, il Comune di Bonassola con la delibera della Giunta Comunale n. 87 e la determina n. 13 in data 21 agosto ha conferito a un professionista, l’avvocato Giovanni Bormioli del foro di Genova, l’incarico di assistenza legale, per un costo complessivo di oltre 1.900 euro, finalizzata a individuare i possibili strumenti giuridici utilizzabili, nonché le iniziative da assumere per far fronte al presunto inquinamento del mare causato dal depuratore;

che la situazione che ha determinato il conferimento dell’incarico presenta aspetti di particolare gravità, anche per la compromissione delle presunte condizioni di salubrità delle acque;

che le Associazioni istanti hanno come scopo la tutela dell’integrità dell’ambiente e della salute dei cittadini;

che l’art. 5 del D.L.G.S. n. 33/2013 conferisce a tutti i soggetti dell’ordinamento il diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle Pubbliche Amministrazioni al fine di controllare il perseguimento delle funzioni istituzionali e l’utilizzo delle risorse pubbliche da parte delle amministrazioni competenti;

RILEVATO

che a distanza di quasi due mesi non si ha notizia di alcuna iniziativa del professionista incaricato dal Comune di Bonassola e tanto meno di alcun risultato della sua opera;

 CHIEDONO AL COMUNE DI BONASSOLA

di accedere, tramite rilascio di copia, ai seguenti atti:

  • atti compiuti dal predetto professionista nell’adempimento dell’incarico;
  • fattura emessa dall’avvocato Giovanni Bormioli del foro di Genova a fronte dell’incarico conferito.

CHIEDONO ALTRESI’

di comunicare tutti i dati e i documenti relativi agli effetti operativi e di concreta tutela ambientale dell’incarico conferito all’avvocato Giovanni Bormioli.

RILEVATO POI

che in data 19 luglio 2019 il Comune di Levanto con delibera della Giunta Comunale n. 128 autorizzava il Sindaco alla nomina di un legale cui affidare l’incarico di tutelare “la dignità, l’immagine e il decoro” dell’Ente;

che della determinazione n. 91 –  Settore I – pubblicazione n. 1533 del 10 ottobre 2019, avente per oggetto “Tutela dell’immagine del Comune di Levanto – Conferimento di incarico legale per la promozione di azioni a tutela dell’Ente” non è stato pubblicato né allegato alla citata pubblicazione all’albo pretorio on-line il documento attestante il contenuto della determinazione,

CHIEDONO AL COMUNE DI LEVANTO

la pubblicazione completa all’albo pretorio on-line della citata determinazione n. 91 – Settore I, a pena di nullità della stessa.

Levanto, 19 ottobre 2019

COMITATO VALLESANTA – LEGAMBIENTE  La Spezia

SUPERLOGO

 

 

 

 

Comune vs. Acam Acque
un nuovo mistero
sulle rate del depuratore

padella

Il Comune di Levanto è ricco. Anzi ricchissimo. Al punto tale da potersi permettere di pagare oltre tremila euro di parcella (3.151,70 euro, a essere precisi) a un avvocato in cambio di una semplice “lettera di sollecito” per recuperare una rata del mutuo che “Acam Acque” doveva versare all’ente per il depuratore di Vallesanta.

Lo scorso 7 settembre l’amministrazione comunale decide, con la determinazione n. 113/2019 “Impegno di spesa per recupero somme dovute per mancato rimborso rate del mutuo del depuratore intercomunale” (clicca qui), di affidare a uno studio legale spezzino “di procedere con tutte le azioni necessarie per garantire l’integrale recupero delle somme dovute, in via stragiudiziale”. Un’azione drastica, dunque, considerato che nella premessa della determina si legge che: “L’Amministrazione Comunale deve provvedere al recupero degli importi delle rate del mutuo così come riconosciute con determinazione dirigenziale n. 1666 del 28.12.2018 dell’Ato Idrico Est: Provincia della Spezia dovute dal gestore Acam Acque al Comune di Levanto, ai sensi dell’art. 153 del D.Lgs. 152/2006”. E subito dopo viene aggiunto che: “Tali somme sono già state più volte sollecitate al gestore Acam Acque S.p.A”.

Il mutuo a cui si fa riferimento è quello di 1 milione e 600 mila euro contratto dalla società “Levante Sviluppo Spa” con garanzia da parte del Comune di Levanto per la realizzazione dell’impianto di depurazione di Vallesanta. Al termine dei lavori di costruzione, “Levante Sviluppo” ha conferito l’impianto (e i terreni) al Comune di Levanto, che ne ha poi affidato la gestione ad “Acam Acque”.

Per tale necessità viene proposto un avvocato spezzino e questi accetta l’incarico “per un compenso omnicomprensivo di  € 3151,70 di cui € 2160,00 per prestazioni, € 99,36 per C.P.A., € 568,34 per IVA 22%, ed € 324,00 per “spese vive”…”.

Un’operazione “normale” per un Comune. E il Secolo XIX ne dà notizia nell’edizione di mercoledì 25 settembre (clicca qui).

La divulgazione della notizia – peraltro pubblicata all’albo pretorio on-line – deve però avere creato qualche problema. E così il Comune di Levanto si affretta a inviare al quotidiano una nota “di spiegazione”, pubblicata sull’edizione di giovedì 26 settembre (clicca qui), dove viene specificato che l’Ufficio servizi finanziari del Comune ha deciso di avvalersi della collaborazione di un avvocato del foro spezzino «per sollecitare il versamento della quota mancante sulla rata del mutuo relativa all’anno 2018. Tutte le rate precedenti sono state pagate; “Acam Acque” ha già fatto sapere che salderanno la somma mancante a breve»

Una sciocchezza, insomma. Tanto rumore per nulla. Così almeno vorrebbe far creder il Comune di Levanto. Dimenticando che l’italiano non è un’opinione e che la determina n. 113 parla con chiarezza di “integrale recupero delle somme dovute” (al plurale, quindi) e dopo avere specificato che “tali somme sono già state più volte sollecitate al gestore Acam Acque”.

Si presume perciò che l’incarico all’avvocato comporti un’azione legale ben diversa e più sostanziosa di una semplice “lettera di sollecito”!

Ma al di là di questo ennesimo e maldestro tentativo di occultamento della realtà e di mancanza di trasparenza, ci sono domande ben più importanti da porre all’attenzione dei cittadini: a quanti euro ammonta l’importo delle quote non versate e “più volte sollecitate”? Non se ne fa mai cenno… E poi: perché Acam Acque non ha versato le quote “più volte sollecitate”? Non certo per mancanza di liquidità da parte dell’azienda consortile!

E se invece ci fossero ben altri e più gravi problemi nel rapporto tra Comune di Levanto e Acam Acque? Ad esempio sul funzionamento e sulla gestione del depuratore? A pensare male… eccetera eccetera.

Considerato che spendere soldi pubblici  (oltre tremila euro) per una semplice lettera di sollecito pare eccessivo, come sempre aspettiamo fiduciosi una risposta o almeno una smentita da parte del sindaco Ilario Agata, accompagnata dalla relativa determina di revoca dell’incarico all’avvocato. Il quale sindaco, giova sempre ricordarlo, è stato presidente di “Levante Sviluppo” e ha quindi gestito in prima persone l’intera operazione depuratore.

P.S. A proposito di Levante Sviluppo: visto che la società è stata posta in liquidazione per chiusura definitiva da oltre un anno, sarebbe dovere del sindaco Agata informare i levantesi su dove siano finiti i 4 milioni di euro incassati dalla stessa Levante Sviluppo a seguito della (s)vendita della ex stazione ferroviaria.

Maladepurazione
da Bonassola
fatti e non parole

tuborotto

Il sindaco di Levanto, Ilario Agata, anziché minacciare (a parole) querele e processi contro i cittadini che denunciavano l’insopportabile puzza proveniente dal mare, come ripetutamente ha fatto prima in consiglio comunale (clicca qui) e poi a mezzo stampa (clicca qui e qui), dovrebbe valutare con attenzione la diversa condotta tenuta dal sindaco di Bonassola Giorgio Bernardin, che mercoledì 21 agosto ha riunito la giunta comunale e (con fatti) ha firmato una delibera, la n. 87/2019 (clicca qui), che inquadra la vicenda depuratore in maniera molto diversa da quella raccontata dal sindaco Agata.

In tale delibera si legge infatti che “in data 17/07/2019 la società ACAM Acque S.p.A. del Gruppo Iren – in qualità di gestore del depuratore intercomunale Levanto-Bonassola – comunicava che la verifica commissionata a  ditta specializzata a seguito dell’avvenuta rilevazione di perdite, aveva evidenziato che l’emissario sottomarino del predetto depuratore (…) risultava danneggiato a circa 50 mt. dalla riva, ad una profondità di circa 16 metri”.

Pertanto, considerato che l’accaduto ha originato un comprensibile stato d’allarme nella popolazione oltre che  un inevitabile  danno all’immagine per il Comune di Bonassola, paese rivierasco a vocazione turistica, basata sulla salubrità dell’ambiente e sulla limpidezza del proprio mare”, l’amministrazione Bernardin ha poi denunciato senza mezzi termini che “l’evento si inquadra in una situazione non soddisfacente – in particolare dal punto di vista visivo – delle condizioni delle acque di balneazione.

Non solo. Aggiungendo un “carico da undici”, ha così concluso: “Al fine di evitare che si ripetano eventi del genere, è intendimento della civica amministrazione provvedere ad individuare le cause e l’entità dei rilevati inconvenienti, i possibili strumenti giuridici utilizzabili nonché le iniziative da assumere per far fronte all’inquinamento del mare causato dallo scarico del depuratore ed altri analoghi inconvenienti”…

Quindi anche l’amministrazione comunale di Bonassola, con atti pubblici e trasparenti, si rivolge a un legale (clicca qui): ma lo fa per tutelare l’immagine del paese e la salute dei cittadini da rotture e/o guasti e/o malfunzionamenti del depuratore. Non per minacciare i cittadini che hanno osato lamentare una situazione che era sotto gli occhi (e soprattutto sotto il naso…) di tutti.

Considerato che il tubo di scarico del depuratore è posizionato in prossimità dello scoglio della “Pevèa”, cioè nel golfo di Levanto, resta da capire se ora il sindaco Agata vorrà denunciare anche il sindaco Bernardin per il fatto di avere firmato prima un’ordinanza con divieto di balneazione il giorno 17 luglio (clicca qui), poi per avere parlato in maniera ufficiale di “inquinamento del mare causato dallo scarico del depuratore”!

Lasciamo ai cittadini giudizi e commenti sul comportamento e sui provvedimenti adottati dalle due amministrazioni: chi con i fatti, chi con le parole. Ci limitiamo solo a osservare che l’intervento in consiglio comunale del sindaco Ilario Agata (che, lo ricordiamo, ha gestito l’intera realizzazione del depuratore di Vallesanta nella veste di presidente della società “Levante Sviluppo”) suonava tanto come una dichiarazione “a futura memoria”. A uso di chi, non si sa bene.

P.S. Il 29 luglio il sindaco Agata, nel suo lungo intervento in consiglio comunale, dopo essere vergognosamente inciampato in una citazione di Goebbels, criminale nazista con milioni di morti sulla coscienza, consigliava tra l’altro la lettura di Carlo Maria Cipolla, luminare di storia dell’economia. Avanziamo l’ipotesi che si riferisse al saggio “Miasmi e umori” (C.M. Cipolla, 1989, edizioni “Il Mulino”) pertinente all’argomento trattato: il depuratore. A nostra volta, con umiltà, consigliamo al primo cittadino di Levanto una attenta rilettura della Costituzione della Repubblica Italiana: in particolare gli articoli 3, 9, 21 e 54.

Maladepurazione,
social e aule di tribunale

Tribunale_bancone_toga

E così, anziché indire un’assemblea pubblica per spiegare che cosa sia successo al depuratore consortile di Levanto al fine di rassicurare cittadini e turisti, in questa calda estate 2019 si passa invece alla minaccia di eventuali azioni legali per presunti “danni di immagine di un paese”: nei confronti di chi, però, non è ancora un dato certo. Tutto questo senza che mai il sindaco, un assessore, un consigliere comunale si sia mai degnato di aprire bocca, ricorrendo invece in maniera sistematica a brevi e succinti comunicati stampa, prontamente e passivamente ripresi dalla stampa locale.

Nell’attesa di pubblicazione all’albo pretorio comunale delle delibere e/o determine di incarico dei legali nominati dall’amministrazione comunale (non è infatti pensabile tralasciare questo passaggio istituzionale, a meno che il sindaco non paghi i legali di tasca propria) nonché delle conseguenti citazioni in giudizio, il Comitato Vallesanta, con l’ausilio dei propri legali di riferimento, di associazioni ambientaliste e di associazioni a difesa dei consumatori, attiverà pubbliche manifestazioni per la difesa della libertà di espressione dei cittadini/consumatori. Inoltre è in corso di valutazione la proposta avanzata da diversi cittadini per la promozione di di una “class-action” per verificare l’eventuale liceità di pagamento nella bolletta dell’acqua (e quindi a carico di tutti i cittadini/consumatori) della depurazione delle acque: si prevede la conseguente richiesta di rimborso delle eventuali somme non dovute al gestore e/o al costruttore dell’impianto di depurazione.

Le aule del tribunale appaiono idonee anche per ottenere le  risposte alle domande che da anni il Comitato Vallesanta e molti cittadini pongono al sindaco Agata ma a cui lui non ha mai voluto rispondere. Sarà un’imperdibile occasione per presentarsi davanti a un magistrato con la copiosa documentazione conservata presso l’archivio del Comitato Vallesanta e nel tempo consegnataci da consiglieri comunali passati e/o attuali (che, in sede processuale, potranno essere attivi testimoni dell’annosa e “misteriosa” vicenda legata alla costruzione del depuratore) o estratta da siti istituzionali o da organi di stampa o dai social media.

Un dubbio però sorge spontaneo. Visto che il sindaco è a pochi mesi dalla fine del mandato, non sarebbe una bella azione regalare a cittadini e turisti un suo esaustivo intervento pubblico su questo tema di scottante attualità, senza attendere i consueti lunghi tempi della giustizia?

Post scriptum. Cambiano i suonatori, ma la musica non cambia. Dieci anni fa, nel settembre 2009, nel corso di un consiglio comunale, un sindaco azzannò al naso un suo assessore perché dissentiva sulla gestione di un’azienda municipale. Oggi, il successore di quel sindaco minaccia di intentare azioni legali contro tutti i cittadini e tutti i turisti che hanno osato scrivere su un social network che il mare è sporco ed esprimere dubbi sul funzionamento del “depuratore gioiello” di cui non si è mai saputo neppure il costo ma che dovrebbe ormai superare i 10 milioni di euro. La motivazione: un presunto “danno di immagine di un paese”.

Dall’aggressione fisica alla minaccia mediatica: l’evoluzione della specie. Oppure, corsi e ricorsi della storia, per dirla con G.B. Vico.

E in effetti di corsi e ricorsi ce ne sono in questa storia di mezza estate. L’azienda municipale che fece infuriare l’allora sindaco Moggia era la società partecipata “Azienda Speciale Levanto”. Che oggi si chiama “Levante Multiservizi” e di cui lo stesso Moggia ora svolge la funzione di direttore generale per incarico e investitura dell’attuale sindaco Agata. Il quale sindaco Agata oggi si stizzisce e cerca di imbavagliare la pubblica opinione sulla questione dei liquami scaricati in mare dal depuratore, la cui costruzione fu integralmente affidata alla società partecipata “Levante Sviluppo” di cui lo stesso Agata fu presidente per espressa investitura da parte dell’allora sindaco Moggia.

Come sempre, ognuno è libero di trarre le proprie conclusioni.

Tubatura spaccata,
il depuratore scarica
escrementi in mare
Ecco le foto e il video

Merda! Non è l’esclamazione che rese celebre il generale Cambronne. E nemmeno l’intercalare che talora ci capita di usare. Merda è quella che in questi giorni sta uscendo, copiosa, dalla tubatura a mare del depuratore consortile di Vallesanta, quello che era stato definito “gioiello di ultima generazione”, inaugurato il 27 giugno 2016 e sul cui funzionamento da sempre esistono forti dubbi. Dubbi che il Comitato Vallesanta da anni ha puntualmente e costantemente denunciato sul suo sito www.comitatovallesanta.it. Tra il 25 novembre e il 31 dicembre dello scorso anno 2018, addirittura, il Comitato ha pubblicato, in quattro puntate e in collaborazione con Legambiente-La Spezia, una sorta di inchiesta dal titolo “Maladepurazione” sulla vicenda dell’impianto “gioiello”, il cui costo reale e documentato non è mai stato reso noto ma che è legittimo ipotizzare che abbia ormai superato i  10 milioni di euro.

Tanti, tantissimi hanno letto e hanno avuto modo di scoprire nei dettagli  una vicenda – raccontata sempre e rigorosamente con documenti  allegati – che avrebbe dovuto richiamare quanto meno l’attenzione di chi ha la competenza di effettuare controlli.

Dopo anni di dichiarazioni, di auto-elogi e di altrettanti malfunzionamenti, ora, a metà luglio, dal mare della cosiddetta “terza spiaggetta”, la nuova “spiaggia dei cani” per intenderci, da un paio di giorni viene a galla una polla puzzolente con fuoriuscita di escrementi. La tubatura, già più volte riparata, si è infatti di nuovo spaccata in due tronconi e il Comitato Vallesanta è in grado di documentarlo attraverso queste fotografie

collage

e anche attraverso questo video.

Le immagini sono state riprese poco prima di mezzogiorno di mercoledì 17 luglio 2019.

Al di là della rottura, l’ennesima, il fatto grave è che dal tubo non esce acqua depurata, come dovrebbe, bensì fuoriescono escrementi in copiosa quantità, ancorché triturati, come ben documentano fotografie e video. Cioè, il depuratore non funziona, nonostante un recente intervento durato un paio di mesi e costato oltre 700 mila euro.

Ognuno è libero di trarre le proprie conclusioni.

E dopo tre anni
arriva la conferma:
il depuratore non va

XIX 20190514

Clamoroso al Cibali! Bisogna ricorrere alla mitica frase del radiocronista Sandro Ciotti per commentare l’articolo pubblicato sul Secolo XIX di oggi, 14 maggio 2019, a proposito del depuratore di Levanto. Dopo due anni di trionfali proclami e di vergognosi dinieghi o silenzi, oggi finalmente si ammettono “ripetuti guasti all’impianto di depurazione”. Non solo. Si ammette anche che “la questione dei cattivi odori non è ancora completamente risolta”. Ma il sindaco Ilario Agata, ex presidente della società Levante Sviluppo  che ha curato la realizzazione del depuratore, trova ancora l’orgoglio per affermare che “l’impianto funziona”! Salvo spiegare poi che nei prossimi giorni ci sarà “l’intervento di ricostruzione delle griglie di trattamento”.

Domanda: allora è vero che il depuratore non funzionava? Eppure si tratta di un impianto con nemmeno tre anni di vita e “di grande eccellenza”, che “deve essere un esempio per tutta Italia”, come disse l’allora ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti… (clicca qui).

Andiamo avanti. Il sindaco Agata dichiara poi che questi  interventi “permetteranno di migliorare la qualità delle acque”…

Domanda: allora è vero che la qualità delle acque non era ottimale? La risposta è fin troppo scontata: e a confermarlo ci sono le ripetute ordinanze di divieto di balneazione, anche in tempi recenti.

Ma non basta. Proseguendo con la lettura dell’articolo si trova il riferimento anche a “ripetuti guasti all’impianto che hanno procurato sversamenti di materiale fognario sulla pista ciclopedonale”… Peccato che gli sversamenti siano sì avvenuti, ma direttamente in mare, come ricorda questo video.

Infine, tra le righe si legge la conferma di quanto anticipato dal Comitato Vallesanta  lo scorso 20 aprile (clicca qui), e cioè che si dovranno spendere altre decine di migliaia di euro “per estendere la condotta da Bonassola al nuovo impianto di depurazione a Vallesanta e per implementare la stazione di pretrattamento, pompaggio e posa”. Come dire che i lavori fatti solo un anno fa non vanno bene. Tanto è vero che nel comunicato stampa apparso oggi sul sito internet del Comune di Levanto (clicca qui) nell’ultimo paragrafo si legge addirittura che verrà eliminato il pozzetto in corrispondenza del chiusino “incriminato” nel video qui sopra e che la tubazione perciò non avrà più interruzioni. Cioè, si va per tentativi.

Senza contare, ancora, che dopo l’annunciata “corsa all’allacciamento” all’impianto modello (clicca qui), pochi giorni fa (Secolo XIX del 9 maggio: clicca qui) si è appreso che il vicino paese di Monterosso preferisce fare da sé, dotandosi di un nuovo e moderno impianto di trattamento fognario “che rispetta la normativa vigente” e addirittura l’obiettivo sarà la realizzazione “di un depuratore biologico”. Con buona pace, perciò, dell’impianto di Vallesanta, studiato per l’allaccio di circa 45 mila utenze…

Finale della storia. Le frazioni levantesi continuano a non essere collegate all’impianto e non basteranno certo i pochi interventi strombazzati per risolvere i problemi di una rete fognaria colabrodo, che continuerà a regalare sversamenti fognari e puzze nelle strade di Levanto.

Lo ricordiamo ancora una volta: tutte queste spese non sono un gentile regalo, ma i cittadini se le troveranno da pagare nelle future bollette. Mentre chi ha avuto responsabilità nei tanti, troppi errori commessi invece non paga nulla.

P.S. Proprio da oggi è scattato un nuovo divieto di balneazione “preventivo” per lavori in corso.  (clicca qui).