Verso le elezioni /2
Legambiente e Comitato
per la difesa del mare
di Levanto e di Bonassola

Seconda puntata del viaggio verso le Elezioni comunali 2020. Dopo avere dato notizia della denuncia penale e civile per presunta diffamazione promossa dal sindaco di Levanto a carico dei rappresentanti del Comitato Vallesanta, questa volta ci occupiamo ancora di depuratore, di criteri di balneabilità, della normativa Bandiera Blu e di diffide emesse dalla Provincia. Ricordando che tutto quello che viene riportato è basato su documenti ufficiali: o pubblici, ricavati dai siti internet istituzionali, o forniti dai vari Enti, o in possesso di consiglieri comunali e/o di ex consiglieri, o da articoli di giornale

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L’azione di salvaguardia dell’ambiente marino coordinata tra Legambiente La Spezia e le associazioni e i comitati ambientalisti della provincia, di cui il Comitato Vallesanta fa parte, dopo l’appello per la difesa dell’isola Palmaria (clicca qui) ora sposta l’attenzione anche sul mare di Levanto e di Bonassola. Da anni il golfo di Levanto è infatti interessato da un progressivo insabbiamento che, nonostante annunciati studi affidati a enti diversi ma di cui sono sconosciuti gli esiti, avanza incontrastato senza nessuna azione concretamente efficace di contenimento del fenomeno. Al quale si aggiunge un continuo ripascimento dell’arenile con accumuli di “sabbia del fiume Po”, trasportata per centinaia di chilometri con autotreni.

Per conoscere il reale stato di salute del golfo di Levanto, vista la ritrosia dell’amministrazione comunale a pubblicare i dati sulla condizione dell’acqua marina, che per legge dovrebbero invece essere resi pubblici – lo prevedono l’articolo 14 e 15 del Decreto legislativo n. 116 del 30 maggio 2008 (clicca qui) e lo stesso disciplinare della Bandiera Blu (clicca qui) – Comitato Vallesanta e Legambiente La Spezia hanno intrapreso un’azione per reperire la documentazione interpellando direttamente Enti diversi. Un primo riscontro c’è stato grazie alla collaborazione dell’amministrazione comunale di Bonassola che, in seguito all’istanza trasmessa in data 19 ottobre e firmata appunto dal Comitato stesso e da Legambiente La Spezia (clicca qui), ha messo a disposizione documenti rilasciati da diversi Enti. E a un primo sommario esame emergono dati interessanti sullo stato dell’impianto di depurazione intercomunale di Levanto e Bonassola.

Nella “Relazione sui processi depurativi” allegata al progetto del depuratore si legge che “un impianto di nuova ed avanzata concezione depurerà le acque fino ad ottenere un refluo di altissima qualità. E questo fu ripetuto nel comunicato che annunciava l’inaugurazione e l’apertura (il 27 giugno 2016) dell’impianto dopo la fase di collaudo. Nello stesso comunicato si legge che “la priorità è preservare l’ambiente marino anche attraverso l’alta qualità dell’effluente a seguito della depurazione così come la tutela della balneazione e l’utilizzo dell’acqua depurata per uso irriguo”. Cioè un liquido talmente pulito da poter fare con tutta tranquillità il bagno in mare, nonché usarlo per innaffiare i fiori e l’orto.

Al contrario, il 18 luglio 2019 l’ente gestore comunicava però ai sindaci di Levanto e di Bonassola che “(…) è bene considerare che, nel punto di emissione dell’effluente non potrà mai esserci compatibilità con i criteri di balneabilità stabiliti per legge, nonostante che per il potere depurante dell’acqua marina il decadimento batterico avvenga molto rapidamente”. Con buona pace del refluo di altissima qualità.

I citati “criteri di balneabilità” sono stabiliti dalla legge (allegato 1 del già citato Dlgs n. 116/2008: clicca qui) in 250 escherichia coli (coliformi fecali) per 100 ml di acqua perché la classificazione sia “eccellente”, o con il limite di 500 perché la classificazione sia “sufficiente” o “buona”. Il disciplinare della Bandiera Blu stabilisce un valore massimo di 250 escherichia coli per una qualità “ottimale”. A questo proposito va ricordato che le analisi effettuate dall’Arpal il giorno 17 luglio davanti alla cosiddetta “spiaggia dei cani”, in corrispondenza della falla nella tubazione di scarico sottomarina, rilevavano invece la presenza di ben 6.600 escherichia coli (coliformi fecali), cioè oltre 13 volte il limite di legge.

Malfunzionamenti dell’impianto di Vallesanta erano però già stati oggetto nel corso del 2018 di due diffide inoltrate all’ente gestore da parte della Provincia.

La prima diffida è riferita nella determina della Provincia n. 969 dell’8 giugno 2018, dove si legge che, in seguito ad “accertamenti espletati congiuntamente a personale dell’Ufficio Locamare di Levanto della Capitaneria di Porto”, era stata verificata “in più occasioni l’attivazione del dispositivo di emergenza ubicato nell’impianto di Vallesanta a valle della fase di stacciatura, senza che siano stati avvisati gli Enti Preposti”: l’ente gestore veniva così diffidato per futuri casi analoghi “a comunicare immediatamente (entro 24 ore) alla Provincia, all’Arpal e all’Asl l’attivazione dei dispositivi di emergenza”.

La seconda diffida è invece riferita nella determina della Provincia n. 1286 del 27 settembre 2018. E in questa si legge che “Arpal ha informato (gli enti preposti; ndr) che, nell’ambito di accertamenti espletati congiuntamente a personale della Guardia di Finanza-Sez.Op. Navale della Spezia, Asl 5 spezzino S.C.P.S.A.L. e Comando Provinciale Vigili del Fuoco” era stato rilevato che “dal 18.10.2017 la Società Acam, gestore dell’impianto, ha allontanato i fanghi prodotti dal processo depurativo provvedendo a reidratare i fanghi disidratati per allontanarli mediante auto-spurgo/canal jet. Questa modalità oltre a non essere prevista dal titolo autorizzativo, può aver generato le non tollerabili emissioni segnalate da numerosi esposti (…)”.  La determina della Provincia concludeva con la diffida “ad Acam Acque spa a ripristinare (…) le modalità di smaltimento come prescritto nell’autorizzazione (…)”.

2^ puntata (continua)

 

Verso le elezioni / 1
Denunciato il Comitato:
il caso depuratore
finisce in tribunale

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Il sindaco di Levanto l’aveva annunciato prima in consiglio comunale, poi attraverso comunicati e anche sui giornali. E così, nei primi giorni di novembre è stata notificata la citazione in tribunale del Comitato Vallesanta e dei suoi rappresentanti Giacomo Campodonico e Paolo Bertolotto per presunta diffamazione del Comune di Levanto attraverso l’articolo pubblicato sul proprio sito il 18 luglio scorso e aver provocato un conseguente presunto danno di immagine.

Un fatto grave, perché a memoria non si ricorda nella recente storia di Levanto che per affrontare questioni di critica e di cronaca su fatti di pubblico interesse si sia ricorsi a sentenze del tribunale.

La vicenda ha preso avvio a metà dello scorso mese di luglio, quando si sono verificate criticità nello scarico a mare antistante la cosiddetta “spiaggia dei cani” e nel funzionamento del depuratore. Per diritto/dovere di critica e di cronaca il Comitato Vallesanta e numerosi cittadini commentarono sul web l’accaduto. A quel punto il sindaco I.A. minacciò denunce (clicca qui e qui).

I fatti. A seguito della rottura e di perdite della condotta sottomarina, il 17 luglio il sindaco di Bonassola, competente per territorio, firmava un’ordinanza di divieto di balneazione cautelativo (clicca qui). Analisi effettuate nello stesso giorno dall’Arpal davanti alla “spiaggia dei cani” registravano un’alta presenza di escherichia coli (coliformi fecali): 6.600 per 100 ml di acqua, contro il limite massimo di 500 previsto dalla legge (clicca qui). Il 18 luglio il Comitato pubblicava sul proprio sito internet un articolo con video e foto sul liquido marrone che fuoriusciva dalla rottura del tubo di scarico del depuratore (clicca qui). Scarico che, va ancora ricordato, è situato nel territorio comunale di Bonassola: nell’articolo in questione, infatti, non venivano mai citati Levanto, né il suo golfo, né tanto meno il Comune.

Nonostante questo, il 19 luglio il sindaco e la giunta comunale di Levanto emettevano una delibera mirata a perseguire chiunque avesse leso l’immagine del Comune di Levanto (clicca qui), a cui fece seguito il 29 luglio una seduta del Consiglio comunale in cui il sindaco I.A. avrebbe dovuto informare sulla condizione di efficienza del depuratore. Nulla però disse in merito a tutto questo: nell’occasione le informazioni erano riferite soltanto al mandato per citare in giudizio chicchessia (cioè, a caso: il Comitato Vallesanta), ottenendo l’appoggio della minoranza/opposizione (clicca qui).

Il 12 agosto il sindaco I.A. si recava presso la Stazione dei Carabinieri di Levanto per sporgere querela nei confronti dei rappresentanti del Comitato Vallesanta  per i reati di “diffamazione aggravata” e di “pubblicazione di notizie false” nell’articolo del 18 luglio. E Il 10 settembre depositava all’ “Organismo di mediazione” presso il Tribunale di La Spezia la richiesta di mediazione con l’intenzione di agire “(…) per il risarcimento del danno patrimoniale ex art. 2059 c.c. derivante dalla lesione dei diritti della personalità dell’ente pubblico, nella specie diritto all’immagine, cagionata dalla condotta diffamatoria a mezzo Web tenuta dal Comitato Vallesanta e dai suoi rappresentati, (…) pubblicazione del 18.07.2019”.

Il 21 agosto, il sindaco di Bonassola, considerata una situazione non soddisfacente (…) delle condizioni delle acque di balneazione”, con delibera della Giunta comunale n. 87 ad oggetto “Eventi di Inquinamento Marino. Determinazioni”, decideva di “(…) provvedere (…) ad attivare le azioni volte ad individuare le cause e l’entità dei rilevati inconvenienti, (…) nonché le iniziative da assumere per far fronte all’inquinamento del mare causato dallo scarico del depuratore ed altri analoghi inconvenienti (…)”. (clicca qui)

Si è arrivati così all’incontro in camera di mediazione, in cui il Comitato Vallesanta ha reagito chiedendo i danni per l’illegittima citazione (risarcimento del danno da abuso del diritto, articolo 2043 del Codice civile).

Tra il 15 novembre e il 23 gennaio, presso il Tribunale della Spezia, si sono svolte quattro udienze, di cui due senza la presenza del sindaco, impossibilitato per sopraggiunti e inderogabili  “impegni istituzionali”. Per risolvere il contenzioso in corso di mediazione, il sindaco del Comune di Levanto richiedeva un comunicato con scuse e contenuti giudicati irricevibili dal Comitato, il quale ha ritenuto che non fossero dimostrate né la presunta diffamazione né la perfetta efficienza del depuratore nel giorno 17 luglio. E alla richiesta da parte del Comitato di produrre in udienza la documentazione sul regolare funzionamento dell’impianto di depurazione nel suddetto giorno, il sindaco ha opposto un secco rifiuto. Così il tentativo di mediazione si è chiuso il 23 gennaio “con verbale negativo per mancato accordo fra le parti”.

1^ puntata (continua)

Depuratore e avvocati:
sindaci, vogliamo sapere!

Dopo le vicende relative al malfunzionamento del depuratore intercomunale di Vallesanta della scorsa estate e dopo i differenti atteggiamenti “legali” assunti dalle due Giunte comunali di Bonassola e di Levanto, Comitato Vallesanta e Legambiente La Spezia hanno inviato questa lettera ai due sindaci Giorgio Bernardin e Ilario Agata

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Al Sig. Sindaco Giorgio Bernardin, Comune di Bonassola

Al Sig. Sindaco Ilario Agata, Comune di Levanto

 

Oggetto: istanza ai sensi dell’art. 5 del D.L.G.S. n. 33/2013 riguardante il depuratore intercomunale di Levanto-Bonassola

 

I sottoscritti Paolo Bertolotto e Giacomo Campodonico nella qualità di rappresentanti del “Comitato Vallesanta”, e  Stefano Sarti nella qualità di rappresentante di “Legambiente – La Spezia”,

PREMESSO

che fin dalla sua attivazione nel 2016 il depuratore intercomunale di Levanto-Bonassola ha evidenziato gravi difetti di funzionamento con ripetuti disservizi che causano evidenti situazioni di inquinamento delle acque marine di balneazione in prossimità della costa;

che, in particolare, spesso si manifesta, nei golfi di Levanto e Bonassola, la presenza di estese macchie di schiuma, non presenti prima dell’attivazione del depuratore;

CONSIDERATO

che a quanto risulta – a seguito di clamorosi episodi di disservizio avvenuti alla metà di luglio e a inizio di settembre, con estesi tratti di colorazione marrone delle acque della baia di Bonassola – dopo avere emesso ordinanza di divieto di balneazione n. 25 in data 17 luglio, il Comune di Bonassola con la delibera della Giunta Comunale n. 87 e la determina n. 13 in data 21 agosto ha conferito a un professionista, l’avvocato Giovanni Bormioli del foro di Genova, l’incarico di assistenza legale, per un costo complessivo di oltre 1.900 euro, finalizzata a individuare i possibili strumenti giuridici utilizzabili, nonché le iniziative da assumere per far fronte al presunto inquinamento del mare causato dal depuratore;

che la situazione che ha determinato il conferimento dell’incarico presenta aspetti di particolare gravità, anche per la compromissione delle presunte condizioni di salubrità delle acque;

che le Associazioni istanti hanno come scopo la tutela dell’integrità dell’ambiente e della salute dei cittadini;

che l’art. 5 del D.L.G.S. n. 33/2013 conferisce a tutti i soggetti dell’ordinamento il diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle Pubbliche Amministrazioni al fine di controllare il perseguimento delle funzioni istituzionali e l’utilizzo delle risorse pubbliche da parte delle amministrazioni competenti;

RILEVATO

che a distanza di quasi due mesi non si ha notizia di alcuna iniziativa del professionista incaricato dal Comune di Bonassola e tanto meno di alcun risultato della sua opera;

 CHIEDONO AL COMUNE DI BONASSOLA

di accedere, tramite rilascio di copia, ai seguenti atti:

  • atti compiuti dal predetto professionista nell’adempimento dell’incarico;
  • fattura emessa dall’avvocato Giovanni Bormioli del foro di Genova a fronte dell’incarico conferito.

CHIEDONO ALTRESI’

di comunicare tutti i dati e i documenti relativi agli effetti operativi e di concreta tutela ambientale dell’incarico conferito all’avvocato Giovanni Bormioli.

RILEVATO POI

che in data 19 luglio 2019 il Comune di Levanto con delibera della Giunta Comunale n. 128 autorizzava il Sindaco alla nomina di un legale cui affidare l’incarico di tutelare “la dignità, l’immagine e il decoro” dell’Ente;

che della determinazione n. 91 –  Settore I – pubblicazione n. 1533 del 10 ottobre 2019, avente per oggetto “Tutela dell’immagine del Comune di Levanto – Conferimento di incarico legale per la promozione di azioni a tutela dell’Ente” non è stato pubblicato né allegato alla citata pubblicazione all’albo pretorio on-line il documento attestante il contenuto della determinazione,

CHIEDONO AL COMUNE DI LEVANTO

la pubblicazione completa all’albo pretorio on-line della citata determinazione n. 91 – Settore I, a pena di nullità della stessa.

Levanto, 19 ottobre 2019

COMITATO VALLESANTA – LEGAMBIENTE  La Spezia

SUPERLOGO

 

 

 

 

Comune vs. Acam Acque
un nuovo mistero
sulle rate del depuratore

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Il Comune di Levanto è ricco. Anzi ricchissimo. Al punto tale da potersi permettere di pagare oltre tremila euro di parcella (3.151,70 euro, a essere precisi) a un avvocato in cambio di una semplice “lettera di sollecito” per recuperare una rata del mutuo che “Acam Acque” doveva versare all’ente per il depuratore di Vallesanta.

Lo scorso 7 settembre l’amministrazione comunale decide, con la determinazione n. 113/2019 “Impegno di spesa per recupero somme dovute per mancato rimborso rate del mutuo del depuratore intercomunale” (clicca qui), di affidare a uno studio legale spezzino “di procedere con tutte le azioni necessarie per garantire l’integrale recupero delle somme dovute, in via stragiudiziale”. Un’azione drastica, dunque, considerato che nella premessa della determina si legge che: “L’Amministrazione Comunale deve provvedere al recupero degli importi delle rate del mutuo così come riconosciute con determinazione dirigenziale n. 1666 del 28.12.2018 dell’Ato Idrico Est: Provincia della Spezia dovute dal gestore Acam Acque al Comune di Levanto, ai sensi dell’art. 153 del D.Lgs. 152/2006”. E subito dopo viene aggiunto che: “Tali somme sono già state più volte sollecitate al gestore Acam Acque S.p.A”.

Il mutuo a cui si fa riferimento è quello di 1 milione e 600 mila euro contratto dalla società “Levante Sviluppo Spa” con garanzia da parte del Comune di Levanto per la realizzazione dell’impianto di depurazione di Vallesanta. Al termine dei lavori di costruzione, “Levante Sviluppo” ha conferito l’impianto (e i terreni) al Comune di Levanto, che ne ha poi affidato la gestione ad “Acam Acque”.

Per tale necessità viene proposto un avvocato spezzino e questi accetta l’incarico “per un compenso omnicomprensivo di  € 3151,70 di cui € 2160,00 per prestazioni, € 99,36 per C.P.A., € 568,34 per IVA 22%, ed € 324,00 per “spese vive”…”.

Un’operazione “normale” per un Comune. E il Secolo XIX ne dà notizia nell’edizione di mercoledì 25 settembre (clicca qui).

La divulgazione della notizia – peraltro pubblicata all’albo pretorio on-line – deve però avere creato qualche problema. E così il Comune di Levanto si affretta a inviare al quotidiano una nota “di spiegazione”, pubblicata sull’edizione di giovedì 26 settembre (clicca qui), dove viene specificato che l’Ufficio servizi finanziari del Comune ha deciso di avvalersi della collaborazione di un avvocato del foro spezzino «per sollecitare il versamento della quota mancante sulla rata del mutuo relativa all’anno 2018. Tutte le rate precedenti sono state pagate; “Acam Acque” ha già fatto sapere che salderanno la somma mancante a breve»

Una sciocchezza, insomma. Tanto rumore per nulla. Così almeno vorrebbe far creder il Comune di Levanto. Dimenticando che l’italiano non è un’opinione e che la determina n. 113 parla con chiarezza di “integrale recupero delle somme dovute” (al plurale, quindi) e dopo avere specificato che “tali somme sono già state più volte sollecitate al gestore Acam Acque”.

Si presume perciò che l’incarico all’avvocato comporti un’azione legale ben diversa e più sostanziosa di una semplice “lettera di sollecito”!

Ma al di là di questo ennesimo e maldestro tentativo di occultamento della realtà e di mancanza di trasparenza, ci sono domande ben più importanti da porre all’attenzione dei cittadini: a quanti euro ammonta l’importo delle quote non versate e “più volte sollecitate”? Non se ne fa mai cenno… E poi: perché Acam Acque non ha versato le quote “più volte sollecitate”? Non certo per mancanza di liquidità da parte dell’azienda consortile!

E se invece ci fossero ben altri e più gravi problemi nel rapporto tra Comune di Levanto e Acam Acque? Ad esempio sul funzionamento e sulla gestione del depuratore? A pensare male… eccetera eccetera.

Considerato che spendere soldi pubblici  (oltre tremila euro) per una semplice lettera di sollecito pare eccessivo, come sempre aspettiamo fiduciosi una risposta o almeno una smentita da parte del sindaco Ilario Agata, accompagnata dalla relativa determina di revoca dell’incarico all’avvocato. Il quale sindaco, giova sempre ricordarlo, è stato presidente di “Levante Sviluppo” e ha quindi gestito in prima persone l’intera operazione depuratore.

P.S. A proposito di Levante Sviluppo: visto che la società è stata posta in liquidazione per chiusura definitiva da oltre un anno, sarebbe dovere del sindaco Agata informare i levantesi su dove siano finiti i 4 milioni di euro incassati dalla stessa Levante Sviluppo a seguito della (s)vendita della ex stazione ferroviaria.

Maladepurazione
da Bonassola
fatti e non parole

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Il sindaco di Levanto, Ilario Agata, anziché minacciare (a parole) querele e processi contro i cittadini che denunciavano l’insopportabile puzza proveniente dal mare, come ripetutamente ha fatto prima in consiglio comunale (clicca qui) e poi a mezzo stampa (clicca qui e qui), dovrebbe valutare con attenzione la diversa condotta tenuta dal sindaco di Bonassola Giorgio Bernardin, che mercoledì 21 agosto ha riunito la giunta comunale e (con fatti) ha firmato una delibera, la n. 87/2019 (clicca qui), che inquadra la vicenda depuratore in maniera molto diversa da quella raccontata dal sindaco Agata.

In tale delibera si legge infatti che “in data 17/07/2019 la società ACAM Acque S.p.A. del Gruppo Iren – in qualità di gestore del depuratore intercomunale Levanto-Bonassola – comunicava che la verifica commissionata a  ditta specializzata a seguito dell’avvenuta rilevazione di perdite, aveva evidenziato che l’emissario sottomarino del predetto depuratore (…) risultava danneggiato a circa 50 mt. dalla riva, ad una profondità di circa 16 metri”.

Pertanto, considerato che l’accaduto ha originato un comprensibile stato d’allarme nella popolazione oltre che  un inevitabile  danno all’immagine per il Comune di Bonassola, paese rivierasco a vocazione turistica, basata sulla salubrità dell’ambiente e sulla limpidezza del proprio mare”, l’amministrazione Bernardin ha poi denunciato senza mezzi termini che “l’evento si inquadra in una situazione non soddisfacente – in particolare dal punto di vista visivo – delle condizioni delle acque di balneazione.

Non solo. Aggiungendo un “carico da undici”, ha così concluso: “Al fine di evitare che si ripetano eventi del genere, è intendimento della civica amministrazione provvedere ad individuare le cause e l’entità dei rilevati inconvenienti, i possibili strumenti giuridici utilizzabili nonché le iniziative da assumere per far fronte all’inquinamento del mare causato dallo scarico del depuratore ed altri analoghi inconvenienti”…

Quindi anche l’amministrazione comunale di Bonassola, con atti pubblici e trasparenti, si rivolge a un legale (clicca qui): ma lo fa per tutelare l’immagine del paese e la salute dei cittadini da rotture e/o guasti e/o malfunzionamenti del depuratore. Non per minacciare i cittadini che hanno osato lamentare una situazione che era sotto gli occhi (e soprattutto sotto il naso…) di tutti.

Considerato che il tubo di scarico del depuratore è posizionato in prossimità dello scoglio della “Pevèa”, cioè nel golfo di Levanto, resta da capire se ora il sindaco Agata vorrà denunciare anche il sindaco Bernardin per il fatto di avere firmato prima un’ordinanza con divieto di balneazione il giorno 17 luglio (clicca qui), poi per avere parlato in maniera ufficiale di “inquinamento del mare causato dallo scarico del depuratore”!

Lasciamo ai cittadini giudizi e commenti sul comportamento e sui provvedimenti adottati dalle due amministrazioni: chi con i fatti, chi con le parole. Ci limitiamo solo a osservare che l’intervento in consiglio comunale del sindaco Ilario Agata (che, lo ricordiamo, ha gestito l’intera realizzazione del depuratore di Vallesanta nella veste di presidente della società “Levante Sviluppo”) suonava tanto come una dichiarazione “a futura memoria”. A uso di chi, non si sa bene.

P.S. Il 29 luglio il sindaco Agata, nel suo lungo intervento in consiglio comunale, dopo essere vergognosamente inciampato in una citazione di Goebbels, criminale nazista con milioni di morti sulla coscienza, consigliava tra l’altro la lettura di Carlo Maria Cipolla, luminare di storia dell’economia. Avanziamo l’ipotesi che si riferisse al saggio “Miasmi e umori” (C.M. Cipolla, 1989, edizioni “Il Mulino”) pertinente all’argomento trattato: il depuratore. A nostra volta, con umiltà, consigliamo al primo cittadino di Levanto una attenta rilettura della Costituzione della Repubblica Italiana: in particolare gli articoli 3, 9, 21 e 54.

Maladepurazione,
social e aule di tribunale

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E così, anziché indire un’assemblea pubblica per spiegare che cosa sia successo al depuratore consortile di Levanto al fine di rassicurare cittadini e turisti, in questa calda estate 2019 si passa invece alla minaccia di eventuali azioni legali per presunti “danni di immagine di un paese”: nei confronti di chi, però, non è ancora un dato certo. Tutto questo senza che mai il sindaco, un assessore, un consigliere comunale si sia mai degnato di aprire bocca, ricorrendo invece in maniera sistematica a brevi e succinti comunicati stampa, prontamente e passivamente ripresi dalla stampa locale.

Nell’attesa di pubblicazione all’albo pretorio comunale delle delibere e/o determine di incarico dei legali nominati dall’amministrazione comunale (non è infatti pensabile tralasciare questo passaggio istituzionale, a meno che il sindaco non paghi i legali di tasca propria) nonché delle conseguenti citazioni in giudizio, il Comitato Vallesanta, con l’ausilio dei propri legali di riferimento, di associazioni ambientaliste e di associazioni a difesa dei consumatori, attiverà pubbliche manifestazioni per la difesa della libertà di espressione dei cittadini/consumatori. Inoltre è in corso di valutazione la proposta avanzata da diversi cittadini per la promozione di di una “class-action” per verificare l’eventuale liceità di pagamento nella bolletta dell’acqua (e quindi a carico di tutti i cittadini/consumatori) della depurazione delle acque: si prevede la conseguente richiesta di rimborso delle eventuali somme non dovute al gestore e/o al costruttore dell’impianto di depurazione.

Le aule del tribunale appaiono idonee anche per ottenere le  risposte alle domande che da anni il Comitato Vallesanta e molti cittadini pongono al sindaco Agata ma a cui lui non ha mai voluto rispondere. Sarà un’imperdibile occasione per presentarsi davanti a un magistrato con la copiosa documentazione conservata presso l’archivio del Comitato Vallesanta e nel tempo consegnataci da consiglieri comunali passati e/o attuali (che, in sede processuale, potranno essere attivi testimoni dell’annosa e “misteriosa” vicenda legata alla costruzione del depuratore) o estratta da siti istituzionali o da organi di stampa o dai social media.

Un dubbio però sorge spontaneo. Visto che il sindaco è a pochi mesi dalla fine del mandato, non sarebbe una bella azione regalare a cittadini e turisti un suo esaustivo intervento pubblico su questo tema di scottante attualità, senza attendere i consueti lunghi tempi della giustizia?

Post scriptum. Cambiano i suonatori, ma la musica non cambia. Dieci anni fa, nel settembre 2009, nel corso di un consiglio comunale, un sindaco azzannò al naso un suo assessore perché dissentiva sulla gestione di un’azienda municipale. Oggi, il successore di quel sindaco minaccia di intentare azioni legali contro tutti i cittadini e tutti i turisti che hanno osato scrivere su un social network che il mare è sporco ed esprimere dubbi sul funzionamento del “depuratore gioiello” di cui non si è mai saputo neppure il costo ma che dovrebbe ormai superare i 10 milioni di euro. La motivazione: un presunto “danno di immagine di un paese”.

Dall’aggressione fisica alla minaccia mediatica: l’evoluzione della specie. Oppure, corsi e ricorsi della storia, per dirla con G.B. Vico.

E in effetti di corsi e ricorsi ce ne sono in questa storia di mezza estate. L’azienda municipale che fece infuriare l’allora sindaco Moggia era la società partecipata “Azienda Speciale Levanto”. Che oggi si chiama “Levante Multiservizi” e di cui lo stesso Moggia ora svolge la funzione di direttore generale per incarico e investitura dell’attuale sindaco Agata. Il quale sindaco Agata oggi si stizzisce e cerca di imbavagliare la pubblica opinione sulla questione dei liquami scaricati in mare dal depuratore, la cui costruzione fu integralmente affidata alla società partecipata “Levante Sviluppo” di cui lo stesso Agata fu presidente per espressa investitura da parte dell’allora sindaco Moggia.

Come sempre, ognuno è libero di trarre le proprie conclusioni.

Tubatura spaccata,
il depuratore scarica
escrementi in mare
Ecco le foto e il video

Merda! Non è l’esclamazione che rese celebre il generale Cambronne. E nemmeno l’intercalare che talora ci capita di usare. Merda è quella che in questi giorni sta uscendo, copiosa, dalla tubatura a mare del depuratore consortile di Vallesanta, quello che era stato definito “gioiello di ultima generazione”, inaugurato il 27 giugno 2016 e sul cui funzionamento da sempre esistono forti dubbi. Dubbi che il Comitato Vallesanta da anni ha puntualmente e costantemente denunciato sul suo sito www.comitatovallesanta.it. Tra il 25 novembre e il 31 dicembre dello scorso anno 2018, addirittura, il Comitato ha pubblicato, in quattro puntate e in collaborazione con Legambiente-La Spezia, una sorta di inchiesta dal titolo “Maladepurazione” sulla vicenda dell’impianto “gioiello”, il cui costo reale e documentato non è mai stato reso noto ma che è legittimo ipotizzare che abbia ormai superato i  10 milioni di euro.

Tanti, tantissimi hanno letto e hanno avuto modo di scoprire nei dettagli  una vicenda – raccontata sempre e rigorosamente con documenti  allegati – che avrebbe dovuto richiamare quanto meno l’attenzione di chi ha la competenza di effettuare controlli.

Dopo anni di dichiarazioni, di auto-elogi e di altrettanti malfunzionamenti, ora, a metà luglio, dal mare della cosiddetta “terza spiaggetta”, la nuova “spiaggia dei cani” per intenderci, da un paio di giorni viene a galla una polla puzzolente con fuoriuscita di escrementi. La tubatura, già più volte riparata, si è infatti di nuovo spaccata in due tronconi e il Comitato Vallesanta è in grado di documentarlo attraverso queste fotografie

collage

e anche attraverso questo video.

Le immagini sono state riprese poco prima di mezzogiorno di mercoledì 17 luglio 2019.

Al di là della rottura, l’ennesima, il fatto grave è che dal tubo non esce acqua depurata, come dovrebbe, bensì fuoriescono escrementi in copiosa quantità, ancorché triturati, come ben documentano fotografie e video. Cioè, il depuratore non funziona, nonostante un recente intervento durato un paio di mesi e costato oltre 700 mila euro.

Ognuno è libero di trarre le proprie conclusioni.

E dopo tre anni
arriva la conferma:
il depuratore non va

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Clamoroso al Cibali! Bisogna ricorrere alla mitica frase del radiocronista Sandro Ciotti per commentare l’articolo pubblicato sul Secolo XIX di oggi, 14 maggio 2019, a proposito del depuratore di Levanto. Dopo due anni di trionfali proclami e di vergognosi dinieghi o silenzi, oggi finalmente si ammettono “ripetuti guasti all’impianto di depurazione”. Non solo. Si ammette anche che “la questione dei cattivi odori non è ancora completamente risolta”. Ma il sindaco Ilario Agata, ex presidente della società Levante Sviluppo  che ha curato la realizzazione del depuratore, trova ancora l’orgoglio per affermare che “l’impianto funziona”! Salvo spiegare poi che nei prossimi giorni ci sarà “l’intervento di ricostruzione delle griglie di trattamento”.

Domanda: allora è vero che il depuratore non funzionava? Eppure si tratta di un impianto con nemmeno tre anni di vita e “di grande eccellenza”, che “deve essere un esempio per tutta Italia”, come disse l’allora ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti… (clicca qui).

Andiamo avanti. Il sindaco Agata dichiara poi che questi  interventi “permetteranno di migliorare la qualità delle acque”…

Domanda: allora è vero che la qualità delle acque non era ottimale? La risposta è fin troppo scontata: e a confermarlo ci sono le ripetute ordinanze di divieto di balneazione, anche in tempi recenti.

Ma non basta. Proseguendo con la lettura dell’articolo si trova il riferimento anche a “ripetuti guasti all’impianto che hanno procurato sversamenti di materiale fognario sulla pista ciclopedonale”… Peccato che gli sversamenti siano sì avvenuti, ma direttamente in mare, come ricorda questo video.

Infine, tra le righe si legge la conferma di quanto anticipato dal Comitato Vallesanta  lo scorso 20 aprile (clicca qui), e cioè che si dovranno spendere altre decine di migliaia di euro “per estendere la condotta da Bonassola al nuovo impianto di depurazione a Vallesanta e per implementare la stazione di pretrattamento, pompaggio e posa”. Come dire che i lavori fatti solo un anno fa non vanno bene. Tanto è vero che nel comunicato stampa apparso oggi sul sito internet del Comune di Levanto (clicca qui) nell’ultimo paragrafo si legge addirittura che verrà eliminato il pozzetto in corrispondenza del chiusino “incriminato” nel video qui sopra e che la tubazione perciò non avrà più interruzioni. Cioè, si va per tentativi.

Senza contare, ancora, che dopo l’annunciata “corsa all’allacciamento” all’impianto modello (clicca qui), pochi giorni fa (Secolo XIX del 9 maggio: clicca qui) si è appreso che il vicino paese di Monterosso preferisce fare da sé, dotandosi di un nuovo e moderno impianto di trattamento fognario “che rispetta la normativa vigente” e addirittura l’obiettivo sarà la realizzazione “di un depuratore biologico”. Con buona pace, perciò, dell’impianto di Vallesanta, studiato per l’allaccio di circa 45 mila utenze…

Finale della storia. Le frazioni levantesi continuano a non essere collegate all’impianto e non basteranno certo i pochi interventi strombazzati per risolvere i problemi di una rete fognaria colabrodo, che continuerà a regalare sversamenti fognari e puzze nelle strade di Levanto.

Lo ricordiamo ancora una volta: tutte queste spese non sono un gentile regalo, ma i cittadini se le troveranno da pagare nelle future bollette. Mentre chi ha avuto responsabilità nei tanti, troppi errori commessi invece non paga nulla.

P.S. Proprio da oggi è scattato un nuovo divieto di balneazione “preventivo” per lavori in corso.  (clicca qui).

Verso le elezioni 2020:
a Levanto sboccia
il “paese delle meraviglie”

E’ iniziata la campagna elettorale che porterà al voto del prossimo anno per il rinnovo dell’amministrazione comunale. Il Comitato Vallesanta sottopone alcune riflessioni sulla politica amministrativa locale ai cittadini di Levanto e a chi propone o proporrà la propria candidatura alle elezioni comunali del 2020

00 annobello

Ormai è certo: oltre che “paese d’incanto”, Levanto è “paese delle meraviglie”. Lo scorso 19 marzo in consiglio comunale è stato approvato il bilancio di previsione per il 2019: cioè, l’ultimo anno di propaganda elettorale da parte dell’amministrazione Agata. Un’amministrazione che, si legge, ha provveduto a ripianare un debito di 750 mila euro: cioè  ” (…) all’azzeramento del disavanzo tecnico (…) che prevedeva un ammortamento trentennale in rate annuali da circa 25 mila euro e che è invece stato sanato nel giro di soli tre esercizi finanziari (…),  il Comune di Levanto guarda con ottimismo verso il futuro economico-finanziario dell’ente, può permettersi di mantenere invariate le imposte locali e continuare a garantire un forte sostegno al settore delle politiche sociali e nel contempo investire in maniera considerevole sulla realizzazione di nuove infrastrutture” (clicca qui).

Con questa premessa, entro fine anno o poco più, cioè prima delle elezioni comunali,  i levantesi assisteranno  alla “riqualificazione di via Dante e piazza Staglieno”; poi “proseguiremo con il piano degli asfalti e potenzieremo e ammoderneremo l’illuminazione pubblica. Inoltre, partirà il progetto del centro polivalente nell’ex cava di Prealba, e già prima dell’estate attueremo la terza tranche dei ripascimenti previsti per migliorare la qualità visiva delle acque marine contrastandone l’intorbidamento superficiale, realizzeremo la scala di accesso all’arenile dalla passeggiata della Pietra e (insieme a Bonassola) la spiaggetta per i cani sottostante la ciclopedonale, e, se ci perverranno in tempo utile le autorizzazioni, effettueremo un restyling della reception dello stabilimento balneare Casinò. Senza dimenticare che nei giorni scorsi Acam-Iren ha iniziato gli interventi per risolvere le situazioni critiche legate alla depurazione delle acque reflue nell’area di Vallesanta. Infine, ristruttureremo la sede della cooperativa agricola e completeremo la riqualificazione dei sentieri, per offrire un’interazione totale tra i percorsi pedonali nella vallata e quelli nel centro”.

A tutto questo si deve aggiungere il discusso parcheggio negli ex-Orti Massola, l’ormai famoso park multipiano in località Moltedi, nonché “il collegamento tra via Nuova Stazione (area Renault) e via Trento Trieste”, questi ultimi due annunciati fin dal 2009 da Levante Sviluppo (clicca qui), cioè dieci anni fa. E siccome da oltre 20 anni in ogni campagna elettorale ritorna la ristrutturazione dell’immobile della cooperativa agricola e il rilancio dell’agricoltura, appare strano che non sia stata aggiunta anche la promessa elettorale “cult”, cioè la piscina coperta. Il tutto da realizzarsi nel “magico anno” che precede le elezioni amministrative, per un importo di svariati milioni di euro. Parafrasando uno slogan in voga cinquant’anni fa, la “fantasia al potere” è arrivata ed è difficile non scorgere la demagogia che domina tutta la politica locale. Tante promesse, spesso confuse, ma intanto la realtà conduce ad altri fatti. Vediamoli.

Il trucco c’è: e si vede

Cominciamo subito con il dire che dopo tutte queste belle enunciazioni sul bilancio, se si ha la pazienza di esaminare l’allegato parere del revisore dei conti (clicca qui), lì spunta fuori la sorpresa. Infatti, ad oggi 2019, su ogni levantese (dal neonato al nonno) grava un debito di quasi 1.500 euro a testa, con un aumento di circa il 50 per cento rispetto al debito di 1.000 euro a testa del 2017. Per un totale di quasi 7 milioni e 800 mila euro di indebitamento…

indebitamento

C’è qualcosa che non torna: ma qual è la verità? Detto che il proclama dell’amministrazione Agata ricorda molto da vicino l’avanzo di bilancio milionario propagandato a fine mandato dall’amministrazione Moggia (clicca qui) ma pochi mesi dopo rivelatosi inesistente all’insediamento della giunta Agata (clicca qui), confessiamo la nostra imperfetta preparazione in materia e perciò, come sempre, restiamo umilmente in attesa di nuove lezioni di economia.

Bilancio “partecipato” via internet

Per una buona e reale partecipazione occorre prima una buona, comprensibile e trasparente informazione sulla realtà su cui si intende coinvolgere i cittadini. Ad esempio: sulla delibera di approvazione del bilancio preventivo 2019 oltre alla complessità degli allegati, si legge: “Illustra la proposta di deliberazione in oggetto l’Assessore Olivia Canzio. Dopo breve discussione – quale risulta dalla registrazione magnetofonica conservata agli atti e la cui verbalizzazione, successivamente trascritta, verrà approvata in un prossimo Consiglio (…)” . Detto che questa approvazione  è l’atto politico più importante e caratterizzante di un’amministrazione, desta non poche perplessità che il dibattito sia stato oggetto di “breve discussione” (di cui in delibera non risulta ancora traccia) (clicca qui). Senza entrare nel merito del criptico sito internet del Comune e il non certo diffusissimo suo utilizzo, se i cittadini levantesi avessero voluto “partecipare” alla redazione degli indirizzi di bilancio avrebbero potuto, entro il 21 gennaio 2019, collegarsi al sito del Comune di Levanto e compilare un modulo. E questo la dice lunga su come la propaganda della giunta Agata intenda la partecipazione e la trasparenza amministrativa (clicca qui).

Grandi opere con posta elettronica

Si apprende che prossimamente si procederà alla “riqualificazione di via Dante e piazza Staglieno”: si tratta di “un’opera complessiva da tre milioni di euro”. Nulla si conosce nel merito del progetto: tutto è demandato a un comunicato stampa (clicca qui).       Cioè, un’informazione riservata a pochi. E, a buon conto, “Il Comune ha già dato il via alla raccolta delle osservazioni dei titolari o gestori delle attività commerciali dell’area interessata dall’intervento: è possibile scaricare dal sito dell’ente il modulo apposito e inviarlo entro il 30 marzo alla mail sindaco@comune.levanto.sp.it. Un metodo opaco di procedere nella realizzazione di opere di importi per milioni di euro, metodo che si è già contraddistinto nella realizzazione del fronte a mare (è ancora in corso l’accertamento – con multa milionaria – dell’Agenzia delle Entrate) e del depuratore, di cui ancora oggi non si conosce la verità su quanto realmente sia stato pagato con le casse comunali.

Asfalti  e illuminazione pubblica

Ogni cittadino può verificare lo stato in cui sono ridotti gli asfalti delle strade e dello stato della pubblica illuminazione: parziali asfaltature (rappezzi) con cui si coprono i tombini, che per essere poi riaperti richiedono la rimozione dell’asfalto con conseguente buca; asfaltature appena realizzate che vengono rimosse per il passaggio di tubi fognari o utenze varie; illuminazione di dubbia efficacia e di dubbia estetica.

Centro da record nell’ex cava di marmo rosso

E qui siamo di fronte a un caso unico e raro di efficienza amministrativa. Il 5 ottobre 2015 la giunta Agata riceve il progetto da un’associazione privata per il recupero e la riqualificazione con impianti sportivi polivalenti dell’ex cava di marmo rosso; il 17 ottobre lo discute in giunta, delibera e emana il bando di gara; il 24 ottobre chiude la partecipazione  al bando di gara (clicca qui); il 27 ottobre approva l’accordo con la citata associazione essendo la vincitrice del bando quale unica partecipante alla gara (clicca qui). Il tutto in tre settimane. Vista la richiesta di documentazione per la partecipazione al bando di gara, si presume che in soli sei giorni nessuno potesse partecipare alla gara. Considerato che una delibera per essere efficace dovrebbe essere esposta all’albo pretorio per 15 giorni, i termini del bando di gara avrebbero dovuto essere successivi al 3 novembre 2015 (clicca qui).

Insabbiamento e ripascimento: avanti e indré

Siamo a Pasqua: cioè all’avvio della stagione turistica. E come ogni anno, con “procedura d’urgenza” assisteremo all’ennesimo dragaggio per creare il giusto fondale utile per l’attracco dei battelli allo scoglio della Pietra. E’ una nuova versione della “tela di Penelope”: in primavera, si preleva la sabbia davanti allo scoglio della Pietra e si sparge nella zona di ponente del golfo, in inverno il mare la riposiziona di nuovo davanti allo scoglio della Pietra. Avanti e indré, di anno in anno,  in attesa dei risultati di un indefinito studio che tutti sperano sia concluso prima del totale insabbiamento del golfo: da poco, anzi, ne è stato commissionato un altro, l’ennesimo (clicca qui e qui). Comunque sia, da tutti questi studi si viene a scoprire che il dragaggio intorbida l’acqua; non solo: gli “esperti” ci dicono che per ovviare al problema si deve spargere sabbia del Po, uno dei fiumi più inquinati d’Italia (clicca qui), la quale è necessaria anche per il ripascimento dell’arenile di ponente… Una domanda sorge spontanea: quale ragione scientifica vieta che l’eccesso di sabbia “indigena” nella zona di levante venga trasferito in giusta quantità a ponente, senza scomodare il Po?

Casinò municipale, fiore appassito

Il cosiddetto “fiore all’occhiello” da tempo è appassito. Da oltre vent’anni anni, per incapacità e approssimazione amministrativa, non esiste né un’idea né un progetto di utilizzo: lo stato di abbandono dell’immobile è evidente. E che dire delle ultime gestioni? Nel 2017 è stato affidato a una società di Monza: il sindaco Agata annunciava il “restyling” e il rilancio della struttura (clicca qui), invece il risultato è l’ennesimo abbandono, oltre al mancato introito nelle casse pubbliche di oltre 100 mila euro con relativa causa legale di cui è impossibile conoscere l’esito. Nel gennaio 2019 si procede ad un bando di gara per l’affidamento in locazione di parte dell’immobile con scadenza del contratto al 31 dicembre 2020. A due mesi di distanza, marzo 2019, compare un nuovo bando (!) in cui si pone un nuovo termine di locazione per anni sei + sei (totale 12 anni), cioè fino al 2031. Appare evidente che l’amministrazione Agata, in scadenza di mandato, lega la prossima amministrazione che verrà eletta a un contratto che pregiudicherà la disponibilità pubblica dell’immobile fino al 2031. Non c’è che dire: una bella eredità.

Depuratore in tilt e rete colabrodo

Il depuratore di “ultima generazione” è stato inaugurato nel 2016 (clicca qui) e in poco tempo si è rivelato inefficace e puzzolente (gli odori nella zona di Vallesanta e in molte zone centrali di Levanto sono inequivocabili). Per malagestione e conseguenti guasti l’impianto è fermo da molti mesi e per farlo ripartire (forse entro giugno: perciò, per ora si presume che lo scarico dei liquami fognari vada diretto in mare…) si dovranno sborsare oltre 600 mila euro (oltre ai costi per una presunta revisione del recente collegamento con le fognature di Bonassola: secondo fonti ufficiose sarebbe addirittura necessario realizzare una stazione di pre-trattamento dei liquami nel paese vicino…) che, con molta probabilità, i cittadini pagheranno con la bolletta dell’acqua. Non esiste una mappatura certa della rete fognaria nonché una mappatura dei collegamenti degli immobili a detta rete: si continua a porre rimedio agli sversamenti in strada dei liquami fognari con interventi di aspirazione con autobotti o parziali riparazioni. Inoltre, data la vetustà della rete fognaria, diversi borghi delle frazioni scaricano ancora a cielo aperto. Altro che “potenziamento della rete fognaria”: quella attuale è un colabrodo.

Sorpresa pasquale di urbanistica

Siccome in ogni uovo pasquale c’è sempre una sorpresa, l’amministrazione Agata ha convocato la Conferenza dei servizi per il rilascio dell’autorizzazione edilizia per la demolizione dell’edificio che ospita il mercato comunale in via XXV Aprile. Al suo posto verrà costruito un condominio con 9 fondi commerciali, 20 appartamenti (di cui 3 diventeranno di proprietà del Comune per social housing), 8 box auto, 7 posti auto, 4 posti moto, 6 cantine (clicca qui): sparisce così il vecchio mercato comunale che all’epoca (anni Ottanta) costò circa 1 miliardo di vecchie lire. Ancora da definire la sorte degli operatori commerciali durante i lavori. C’è poi da sperare che, visto il consistente aumento di utenze, il Comune provveda contestualmente ad adeguare la rete fognaria che nella zona è già abbondantemente in crisi: chiedere agli abitanti per averne conferma.

P.S. Ancora una domanda da fare

Non per essere “maniaco-ossessivi”, ma avremmo ancora una domanda da rivolgere al sindaco Agata, agli amministratori e a tutti i consiglieri comunali. Qualcuno sa/può/vuole dirci che fine abbiano fatto i circa 4 milioni di euro incassati da “Levante Sviluppo srl” per la vendita dell’ex stazione ferroviaria? E’ un dato di bilancio che non è mai stato “partecipato”.

Buona Pasqua a chi ci legge e buon anno elettorale a tutti i cittadini!

Avanzo, disavanzo,
fuori bilancio
e giochi di prestigio

altan fuoribil

Dopo 25 anni di amministrazioni di centrosinistra caratterizzate da un “circo magico” in cui si sono alternate nei diversi ruoli sempre le stesse persone, a dodici mesi dalla scadenza dell’amministrazione Agata e dalle nuove elezioni comunali si ricomincia a ripetere le stesse promesse: risaneremo il bilancio comunale e abbasseremo le tasse comunali; tutti i cittadini saranno al centro delle nostre attenzioni perché “(…) la conoscenza è praticamente alla base di ogni tipo di discussione soprattutto se politica (…)”. Peccato che ad oggi il risultato sia invece ben diverso. E cioè: milioni di euro di debiti fuori bilancio; tasse comunali ai massimi di legge; carenza di trasparenza amministrativa; impossibilità di “ogni tipo di discussione soprattutto se politica”.

Il sindaco Moggia e l’intero Consiglio comunale, in data 30 aprile 2015, approvano trionfalmente all’unanimità (maggioranza e minoranza) il “Rendiconto della gestione – esercizio finanziario 2014”  in cui si magnifica il risultato di un avanzo di bilancio pari a +1.010.550,54 euro: risultato ottenuto in piena campagna elettorale per l’elezione del nuovo sindaco (clicca qui).

Trascorrono solo 53 giorni ed ecco che il 22 giugno 2015  il nuovo sindaco Agata appena insediato,  insieme agli stessi assessori dell’amministrazione Moggia e l’intero consiglio comunale, prende atto che l’avanzo di bilancio di  +1.010.550,54 euro non era giusto e che dai successivi controlli emergeva invece un disavanzo di circa -762 mila euro… (clicca qui). Cioè un piccolo errore di calcolo pari a 1.772.000 euro! In ogni caso tranquilli: non dobbiamo pagare tutto subito, ma in comode rate della durata complessiva di 30 anni. Cioè, i famosi debiti lasciati alle generazioni future.

Ma non è ancora tutto. Infatti nelle pieghe degli atti amministrativi si scoprono ulteriori debiti fuori bilancio. Cioè, creditori imprevisti per debiti contratti dall’amministrazione comunale e non iscritti a bilancio. Cioè, il risultato esplicito di una amministrazione incapace e distratta.

Per quanto possibile, da una semplice e parziale ricerca emergono dati preoccupanti per tutti i cittadini e che dovrebbero allarmare i consiglieri comunali. Nell’arco di 18 mesi si rileva l’emersione di debiti fuori bilancio per oltre 750 mila euro, in massima parte costituiti da cause legali intentate da ditte (lavori pubblici non pagati) o cittadini (valutazione approssimativa di espropri),  a cui vanno aggiunti circa 450 mila euro di crediti inesigibili e da altri circa 2 milioni di euro che potrebbero derivare da esiti negativi delle cause legali e/o tributarie in corso: per un totale a carico delle casse comunali  di oltre 3 milioni di euro.

“E’ stata tua la colpa…” (cit. E. Bennato)

La curiosità sta nel fatto che ogni sindaco che si alterna nella carica al suo collega di partito nello scambio di poltrone, imputa al collega precedente la malagestione del bilancio comunale. Così, il sindaco Agata e l’assessore Canzio nulla sapevano dei debiti fuori bilancio ricevuti dall’ex sindaco Moggia: cioè la mano destra non sa cosa fa la mano (centro)sinistra.

Questo fa emergere e presumere che Agata e i suoi assessori non siano solo indifferenti alle legittime domande dei cittadini poste sulla gestione dei beni pubblici (scuole, depuratore, insabbiamento del golfo eccetera) ma che siano anche all’oscuro della realtà amministrativa del Comune, spesso totalmente delegata a funzionari o a dirigenti comunali, quando non a consulenti esterni di dubbie capacità e qualità.

Nel corso del consiglio comunale del 27 dicembre 2018 il sindaco Agata asseriva:   “(…) presumo che ci sia chi segua le partecipate in maniera maniaco ossessiva, meglio del Consiglio comunale, quindi stiamo tranquilli, c’è chi ci controlla e sa tutto e noi ce ne stiamo fermi immobili ad ‘abbeverarci dalla fonte di verità’…” (clicca qui). Al di là della stizzita ironia, è indubbio che anche Agata segua con attenzione le attività del Comitato Vallesanta. E questo conferma la supposizione che sulle società partecipate Agata poco conosce o, se conosce, muto deve restare.

Quella sindrome “maniaco ossessiva”

A proposito di ossessioni: sempre nel corso del già citato consiglio comunale Agata asseriva, nel merito del ricorso relativo all’accertamento dell’Agenzia delle Entrate, che nel processo “abbiamo vinto il primo grado”. Errore, Sindaco: non c’è stata alcuna vittoria. Il peggio è stato soltanto evitato – per ora – da un incerto giudizio della Commissione Tributaria di La Spezia, in cui si esprime che gli atti erano stati notificati in difformità delle disposizioni di legge (cioè non potevano essere notificati a mezzo raccomandata postale ma notificati ufficialmente all’interessato)  per cui non era più possibile entrare nel merito dell’accertamento (clicca qui). In ogni caso l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in appello presso la Commissione Tributaria Regionale, di cui si avrà l’esito nel 2020.

Per chi non ricordasse, il contenzioso riguarda le vendite degli immobili del fronte a mare (magazzini, locali e box auto nel cosiddetto “primo lotto”). E a proposito di merito, nel verbale di accertamento redatto dai funzionari dell’Agenzia delle Entrate si rilevava che: “I ricavi non dichiarati e recuperati a tassazione per Euro 1.030.192 si riferiscono a operazioni immobiliari nelle quali la società avrebbe ceduto locali commerciali, artigianali ed autorimesse a valori inferiori ai costi di costruzione. (…) L’Ufficio ha, inoltre, constatato che i clienti beneficiari di prezzi di vendita al di sotto dei costi contenuti sono soci o loro consanguinei. Da ciò deriva anche una evidente sottofatturazione da parte della società nei confronti di soggetti più direttamente interessati senza che sussista alcuna ragione economica. (…)” (clicca qui – pag. 6). C’è bisogno di commentare? Aspettiamo anche noi di “abbeverarci”: più che “alla fonte della verità”, però, a quella della legalità.

(S)Memorandum finale

1) Per chi non ricorda e ancora si pone il quesito “Perché voi del Comitato… chiunque siate…”. Se non ha ancora capito chi siamo, può cliccare nella barra sotto la testata del nostro sito internet (clicca qui). Mentre per i consiglieri comunali distratti o che non hanno tempo per seguire la politica locale e spesso sono assenti nelle sedute consiliari, ricordiamo che, dal 2012 ad oggi, il Comitato Vallesanta, a molteplici spericolati atti amministrativi approvati dal consiglio comunale, ha protocollato presso gli uffici del Comune di Levanto e opposto allo stesso Consiglio comunale, osservazioni, diffide, petizioni firmate e sottoscritte con nome cognome e indirizzo dei rappresentanti del Comitato, oltre ai nomi e cognomi di centinaia di cittadini che hanno condiviso le iniziative.

2) Per chi non conosce la differenza tra comitato e partito politico e chiede “Perché non vi candidate alle prossime elezioni?”. E’ forse obbligatorio essere eletti per poter esprimere opinioni? Memoria corta: ad esempio, il primo dei “Dieci impegni” della lista “Per Levanto” alle elezioni comunali del 2015 recitava “…far partecipare tutti i cittadini alla vita amministrativa del paese. Massima informazione, confronto e coinvolgimento dei cittadini in tutte le decisioni” (clicca qui). Ora invece si può parlare soltanto se eletti? E poi, dove sarebbero stati in questi quasi quattro anni “l’informazione” e “il coinvolgimento”?

3) Per chi non ricorda e afferma che “Il discorso campus è vecchio”. Errore: la determina di giunta porta la data del 27 dicembre 2018. Ma forse, complici anche le festività natalizie, era sfuggita all’attenzione della minoranza. E forse per un’altra svista (eravamo in prossimità delle ferie estive) è sfuggita la determina che impegna il Comune a versare  “(…) in favore di Cassa Depositi e Prestiti S.p.a. (part. IVA: 07756511007) avente sede in Via Goito 4 – Roma la somma di € 13.905,80 quale restituzione della parte non utilizzata del contributo concesso per la redazione della progettazione del polo scolastico.” (clicca qui)

4) Per chi non ricorda e afferma che “Abbiamo votato contro”. Errore: nel consiglio comunale del 24 marzo 2017 incentrato sulla “Variante al P.U.C. vigente relativa alla ‘Valorizzazione degli edifici scolastici comunali’” che – come aveva spiegato il vicesindaco – “segna la fine dell’iter burocratico amministrativo della variante urbanistica per il campus scolastico di via Martiri della Libertà” la minoranza, compatta, si è astenuta. Che è cosa ben diversa dal “votare contro” (clicca qui).

5) Per chi afferma che “Con il mio gruppo consigliare… non avete alcun contatto”. E’ vero. E ringraziamo chi lo ha detto. Non vogliamo avere alcun “contatto”: né con la minoranza, né con la maggioranza. Per esercitare e difendere la libertà di esprimere critiche e opinioni non è davvero necessario questo “contatto”. Anzi.