Insabbiamento del golfo:
il “solito” dragaggio
non risolve il problema

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Ci stiamo avvicinando a Pasqua: cioè all’avvio della stagione turistica. E come ogni anno, con “procedura d’urgenza” assisteremo all’ennesimo dragaggio per creare il giusto fondale utile per l’attracco dei battelli.

La funzione del dragaggio è quella di aumentare le profondità dei fondali al fine di accogliere imbarcazioni grandi. Peraltro, com’è noto, si tratta di una attività che presenta rilevanti effetti a vari livelli, ma soprattutto sul piano ambientale; è infatti ormai pienamente accertato che l’escavazione dei fondali e l’eventuale scarico in mare dei materiali di risulta costituisce un’attività di notevole rischio per la diffusa presenza di fango e di contaminanti contenuti nei sedimenti dei fondali. Per tutte queste ragioni, è scientificamente provata l’importanza di limitare il ricorso indiscriminato alla “procedura d’urgenza” mediante l’attuazione di un piano di gestione dei sedimenti che preveda un continuo monitoraggio delle aree interessate, una corretta programmazione e l’attuazione di quello che dovrebbe essere lo strumento di gestione fondamentale: la scheda di bacino portuale. A tal proposito consigliamo una pubblicazione dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), che si può consultare e scaricare dal sito del ministero per l’Ambiente (clicca e leggi qui).

Ma il problema non si ferma al dragaggio, purtroppo. Che è infatti solo un palliativo. Da anni assistiamo infatti al progressivo insabbiamento del golfo di Levanto, un fenomeno che sta creando crescente allarme e probabilmente dovuto a un non oculato inserimento di modifiche o posa di dighe di protezione. Queste potrebbero infatti aver determinato variazioni del corso delle correnti e lo spostamento di masse d’acqua (specie durante le mareggiate) può aver provocato erosioni della spiaggia al centro e a ponente, con parallelo incremento verso levante. Eppure, da anni, il Comune di Levanto dispone attraverso la sua società partecipata Levante Sviluppo Spa di un autorevole “Studio Idrico Marittimo” elaborato durante l’infausta progettazione del porto di Vallesanta, che si può consultare (clicca e leggi qui).

L’insabbiamento e i continui dragaggi hanno certamente contribuito alla desertificazione della flora e della fauna del prezioso fondale del golfo di Levanto. Flora e fauna che sono state rilevate, oltre 10 anni fa, nello studio disposto dal Comune di Levanto che si può consultare (clicca e leggi qui) e leggerne le relative conclusioni (clicca e leggi qui).

Nello specchio acqueo del golfo di Levanto, poi, i fondali di “Punta Levanto” e di “Punta Picetto”, per la varietà e la preziosità della flora e della fauna, da anni sono sottoposti a stringenti normative essendo riconosciuti come “Siti di Interesse Comunitario” (SIC) in specie per le “praterie di posidonia”, come si può desumere dalle schede di seguito consultabili (fondali Punta Levanto: clicca e leggi qui; fondali Punta Picetto: clicca e leggi qui).

Non si comprende allora come una così straordinaria risorsa ambientale, pur disponendo di studi qualificati e autorevoli – pagati peraltro con soldi pubblici, cioè dei cittadini levantesi – sia lasciata deperire nel completo disinteresse dell’amministrazione comunale. Che in tutti questi anni, per quanto se ne sa, si è limitata a pure manifestazioni d’impegno e a promesse di carattere elettorale, procedendo con decisioni affrettate, poco ponderate e senza mai affrontare la problematica nella sua complessità.

Il Comitato Vallesanta condivide le preoccupazioni e l’allarme già lanciato da numerosi cittadini. Facciamo perciò appello agli amministratori, a tutto il consiglio comunale, alle varie associazioni e soprattutto a tutti i levantesi che a vario titolo hanno a cuore l’ambiente e il golfo di Levanto (compresi i benefici economici legati a turismo e occupazione) a mobilitarsi affinché si ponga fine a questa gravissima minaccia.

(N.B. Tutti i documenti allegati sono estratti da siti istituzionali)