Insabbiamento del golfo:
basta “studi”,
è l’ora di interventi mirati

Arriverà la draga, come era prevedibile: con l’ormai consueta “procedura d’urgenza”. Ancora una volta, così, per rimediare al sempre più preoccupante fenomeno di insabbiamento del golfo di Levanto sarà “arato” il fondale in prossimità del litorale: saranno movimentati e depositati centinaia di metri cubi di sabbia e fango dal mare alla spiaggia, con la conseguente dispersione della “nuvola di torbida” che non solo colpirà gli habitat sensibili presenti in prossimità delle aree interessate (SIC marini e praterie di posidonia), ma farà progredire ancora di più l’insabbiamento.

SOS sic

Questa foto è tratta dal sito ufficiale della Regione Liguria per l’Ambiente (clicca qui) e mostra chiaramente come già nel 2013 la nuvola di fango stesse minacciando un SIC (Sito di interesse comunitario: i due presenti nel nostro golfo sono contrassegnati in colore azzurro) e le sue praterie di posidonia: inutile dire che in tre anni la situazione è ulteriormente peggiorata.

Questa ennesima “procedura d’urgenza” è la conseguenza della non volontà di affrontare problematiche complesse come la salvaguardia del golfo quale risorsa ambientale, attrazione turistica e volano di sviluppo dell’economia e dell’occupazione per il nostro paese.

Nel suo programma elettorale, il sindaco Ilario Agata annunciava a pagina 4 che «…verrà realizzato uno studio sulle correnti del golfo e sulle possibili soluzioni per contrastare l’erosione delle spiagge e l’insabbiamento del pontile della “Pietra”…» (clicca qui). Un’iniziativa incomprensibile. Nella sua carriera politica il sindaco Agata ha infatti ricoperto anche la carica di assessore all’Urbanistica e al Bilancio (amministrazione Moggia 2005-2010), mentre dal 2010 al 2015 è stato presidente della “Levante Sviluppo Spa”, nonché promotore del progetto del porto (clicca qui), oltre a consigliere di amministrazione della “Levanto Waterfront srl”. Impossibile perciò che non fosse al corrente che il Comune di Levanto dispone già di numerosi studi sulle correnti nel golfo (tutti pagati con i soldi dei cittadini levantesi): tuttavia riproponeva un ennesimo studio.

Per evitare un ulteriore spreco di denaro pubblico e con l’obiettivo di affrontare con concretezza il problema, il Comitato Vallesanta avanza una proposta: vi sono centri di ricerca pubblici associati al CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) – ad esempio il Consorzio LaMMA (clicca qui e anche qui) o l’Istituto Idrografico della Marina (clicca qui) – che da decenni si occupano dello studio delle correnti: perché, come è scientificamente provato, gli studi devono avere un riscontro pluriennale, non estemporaneo di un paio di mesi. Tali studi potrebbero integrare e verificare quelli già in possesso del Comune (lavori peraltro mirati e particolareggiati, corredati da uno studio preliminare dell’intero golfo), che sono i seguenti:

– studio commissionato dall’Azienda Speciale Levanto (oggi Levante Multiservizi srl) nel marzo 2005 (clicca qui);

– studio commissionato dalla Levante Sviluppo S.p.A. nell’ ottobre 2011 (clicca qui);

– studio elaborato dall’Università di Genova nel 2010-2011 (clicca qui), peraltro all’epoca annunciato con legittima soddisfazione dall’allora assessore al Demanio Luca Del Bello (clicca qui).

La preoccupazione e l’allarme per l’insabbiamento del golfo di Levanto espressi da sempre più numerosi cittadini e operatori invitano a mettere in atto interventi concreti, duraturi e non solo estemporanei: studi ce ne sono a sufficienza, ora è il momento dei fatti.