Levante Sviluppo chiude
Ma chi lo sapeva?

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Sul Secolo XIX di oggi, 4 febbraio 2017, a pagina 21 si legge: «In attesa del trasferimento la Croce Rossa potrà chiedere il rinnovo temporaneo dei locali al liquidatore della Levante Sviluppo, la società a partecipazione pubblica e privata, proprietaria del piano terra dell’ex stazione ferroviaria sul lungomare»…  Ma come, va in liquidazione così, nel silenzio generale, la società che ha traghettato l’urbanistica di Levanto nel terzo millennio, dando al paese «una bella passeggiata con parco lineare urbano e pista ciclabile», oltre a box auto, locali commerciali di successo, il riassetto dell’area nautica (il maxi-porto no: a quello ha messo i bastoni tra le ruote la Regione Liguria), che per i cittadini («che non hanno messo soldi, ma sono i privati a finanziare») ha comportato «un ritorno di due milioni e mezzo, perché le opere pubbliche del lungomare consegnate hanno questo valore», come dichiarava al Secolo XIX il 20 maggio 2012 (pag. 17: clicca qui) l’allora direttore generale Angelo Matellini? Senza contare il pluripremiato depuratore consortile…

Sì, d’accordo, la messa in liquidazione potrebbe rientrare nella legge sulle società partecipate. Ma neppure un cenno in consiglio comunale, il tempio civico istituzionale dove trovano esaltazione e coronamento la correttezza amministrativa e la trasparenza (clicca qui)? Il sindaco Ilario Agata, che di Levante Sviluppo è stato presidente fino alla sua elezione nel 2015, non ha riservato alla sua creatura neppure un omaggio affettuoso? E nemmeno una riga sull’Albo pretorio, dove dovrebbero trovare posto tutti gli atti di un’amministrazione civica? E l’opposizione ne sapeva nulla?

E ora che fine farà il tanto sbandierato progetto del secondo lotto, quello tra La Gritta e il ponte sul torrente Ghiararo, con i suoi 163 nuovi box auto, più parcheggi a rotazione? E dire che erano già fioccate numerose prenotazioni (cfr. Secolo XIX del 19 ottobre 2012, pag. 23, intervista sempre a Matellini: clicca qui)… Finirà mica in mano a privati?

Mistero. Così come un mistero rimane a oggi l’esito dell’esposto presentato nell’autunno 2012 dal direttore generale della società “contro ignoti” per presunta diffamazione e danneggiamento di immagine. Tutto nacque da un manifesto affisso (e firmato…) dal Comitato Vallesanta in cui, prima di partire con il secondo lotto, si chiedevano gli esiti finanziari del primo lotto. Il Comitato fu convocato nella caserma dei carabinieri di Levanto nel novembre dello stesso anno e, dopo avere spiegato le ragioni delle sue numerose perplessità, si ripresentò il 14 gennaio 2013, consegnando una documentazione di oltre trecento pagine a certificazione e legittimazione dei “dubbi”. Risultato: il Comitato Vallesanta sta ancora attendendo l’esito di quella denuncia.

Intanto, la società Levanto Waterfront Srl (partecipata al 51 per cento dalla Levante Sviluppo – a sua volta partecipata al 90 per cento dal Comune di Levanto e al 10 da quello di Bonassola – e al 49 da privati), che era il braccio operativo per la trasformazione del waterfront,  si è vista consegnare il 21 ottobre 2014 dall’Agenzia delle Entrate della Spezia “un avviso di accertamento” di un milione e mezzo di euro (per l’esattezza: 1.501.526, 64 euro) relativo all’anno 2010 per una serie di presunte irregolarità. Contro questo avviso di accertamento venne presentato ricorso. Ma com’è andata a finire? Sarebbe così gentile il sindaco, in omaggio alle norme di correttezza e trasparenza amministrativa di cui fa vanto, renderne atto ai suoi cittadini? Perché in caso di rigetto definitivo del ricorso, a pagare le conseguenze – e il milione e mezzo – saranno proprio i cittadini. In omaggio al sempre valido principio secondo il quale “si privatizzano gli utili, ma si nazionalizzano le perdite”.