Il giallo del Casinò
e il rosso del Comune

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Il 27 agosto 2016 sul sito internet del Comune di Levanto è apparso un comunicato dai toni pieni di soddisfazione (clicca qui):  la “Levante Multiservizi srl”, la società partecipata dal Comune di Levanto al 60% e dai privati al 40% e titolare della concessione dello storico edificio del Casinò Municipale, affidava fino al dicembre 2020 la locazione di bar e ristorante situati al piano terra alla ditta “Synesthesia srl” di Monza «con un’offerta economica di 57.700 euro annui e ottenendo una valutazione complessiva di 92,25/100 sul complesso dei requisiti richiesti, superando la società levantese di A.L. che aveva partecipato alla gara e che ha ottenuto una valutazione complessiva di 64,12/100». Seguivano dichiarazioni soddisfatte del presidente di Levante Multiservizi, Vittorio Tuvo, dell’amministratore delegato della società, Davide Daneri, e del  sindaco di Levanto, Ilario Agata. Tra le varie cose veniva messo in risalto che «bar e ristorante resteranno aperti tutto l’anno, con orari diversi tra estate e inverno».

Venerdì 15 dicembre 2017 sul Secolo XIX (clicca qui) è invece stato pubblicato l’articolo dall’eloquente titolo “Il bar Casinò resta chiuso / l’assenza dei gestori è un giallo”, precisando subito dopo: “Ferie finite, ma Synesthesia avrebbe pagato solo in parte”

E dire che la ditta di Monza era stata scelta proprio per «rilanciare soprattutto l’aspetto qualitativo dei servizi». E il sindaco Agata si era dichiarato «soddisfatto nel vedere che la gestione delle infrastrutture pubbliche e dei servizi ad esse connessi risulta particolarmente appetibile dagli imprenditori del settore»

A distanza di un anno la scelta non sembra essere stata particolarmente felice, almeno stando a quanto si legge. Se così fosse, adesso ci si aspetta di sapere se e quanti soldi il Comune di Levanto – tramite Levante Multiservizi – abbia perso nell’operazione e, nel caso, chi pagherà per quella che appare una non felice «valutazione di tre generi di offerte: economica, qualitativa e professionale». Perché, vale la pena ricordarlo, il denaro pubblico è quello dei cittadini.