Maladepurazione /1
Inquinamento
e poltrone girevoli

depurator

L’estate 2018 non è stata particolarmente felice per il depuratore consortile di Vallesanta. A maggio la perdita nella condotta a mare e le relative riparazioni; i mesi successivi il moltiplicarsi delle proteste sui social per la puzza; a Ferragosto, poi, la cascata di liquami in mare dal tombino soprastante la “terza spiaggetta”; a settembre la promessa di rifarne “un gioiello” con una robusta iniezione di euro;  infine, la nuova perdita nella tubazione a mare, da cui continuano a uscire liquami anziché acqua depurata. Il Comitato Vallesanta, per senso di responsabilità e per non contribuire a dare un’immagine negativa del paese, ha taciuto per tutta la durata della stagione turistica. Ma ora è il momento di fare il punto su un’operazione tanto vitale – quella di dotare finalmente Levanto di un impianto di depurazione, che il Comitato Vallesanta riteneva e ritiene indispensabile – quanto gestita in maniera intricata e, per certi aspetti, stupefacente. Chi avrà la pazienza di leggere le diverse puntate di questo racconto, potrà farsene un’idea più precisa.

Con una premessa, doverosa: tutto quello che viene scritto è basato su documenti: o pubblici, ricavati dai vari siti internet istituzionali, o in possesso di consiglieri comunali e/o di ex consiglieri, o da articoli di giornale.

Un “comitato” con pieni poteri e una curiosa compravendita

Nel 2009 la costruzione del depuratore viene affidata alla “Levante Sviluppo S.p.A.”, società pubblica partecipata dal Comune di Levanto e Azienda Speciale Levanto (con il 90 per cento delle quote) oltre al Comune di Bonassola (con il restante 10 per cento), in forza di un accordo di programma tra la Regione Liguria e i Comuni di Levanto e Bonassola. Che, a loro volta, nel 2010 costituiscono un “Comitato” a cui partecipa anche l’Azienda Speciale Levanto (che oggi si chiama “Levante Multiservizi srl”), dotato di ampi e autonomi poteri (clicca qui): così facendo, si è subito provveduto a limitare la funzione di controllo che compete al consiglio comunale, con buona pace della trasparenza amministrativa.

Inizialmente il depuratore doveva essere costruito nel Comune di Bonassola, in località La Francesca, tra le gallerie ex Fs. Ma nel 2010 viene scelto di costruirlo nella zona di Vallesanta, in comune di Levanto: precisamente su un terreno che il 20 dicembre 2006 (con atto del notaio Morichelli di Aulla, repertorio n. 78911, raccolta n. 16981) era stato acquistato da “Levanto Waterfront srl” (società pubblico/privata costituita e controllata da Levante Sviluppo per il 51 per cento e da due soci privati per il restante 49 per cento: da notare che all’epoca il presidente di Levanto Waterfront era anche presidente di Levante Sviluppo) con lo scopo di essere pertinente alla costruzione del fronte a mare (il cosiddetto “primo lotto”) e destinato a parcheggio pubblico. Ciò era stato fatto per compensare i posti auto pubblici persi con la variante del progetto iniziale, dal momento che il previsto parcheggio pubblico a rotazione all’interno dell’edificio del fronte a mare era stato trasformato in box-auto privati.

NO_985_ZDEPL’ex parcheggio antistante il fronte a mare, prima della costruzione del depuratore

Passano poco più di quattro anni e il 16 maggio 2011, con atto del notaio Infantino di Levanto (repertorio n. 36976, raccolta n. 14705), Levanto Waterfront rivende parte del terreno (ex parcheggio pubblico) per la costruzione del depuratore a Levante Sviluppo, la sua società controllante. E lo vende a un prezzo di oltre sei volte la cifra che aveva pagato per acquistarlo: Levanto Waterfront aveva infatti acquistato 18.611 metri quadri a 200 mila euro più Iva (10,74 euro a mq) e ne rivende a Levante Sviluppo solo una parte, 3.208  metri quadri ma a 220 mila euro, sempre più Iva: cioè a 68,57 euro a mq. Dunque, con un “modesto” aumento del 638,45 per cento. Nessuno ha nulla da eccepire e questa curiosa operazione di compravendita scivola via liscia e tranquilla. “Un’ottima operazione”, verrà poi definita. Si tratta di capire per chi.

Europa, Regione, sottoutilizzo e valzer di persone e cariche

Per costruire l’impianto di depurazione, dalla Comunità Europea era stato erogato un finanziamento di 5 milioni di euro con fondi FAS (Fondi Aree Sottoutilizzate) alla Regione Liguria. Che a sua volta lo ha trasferito al Comune di Levanto. Che a sua volta lo ha versato alla Levante Sviluppo. La quale, a opera ultimata, ha  trasferito la proprietà del terreno e del depuratore al Comune di Levanto.

L’allora sindaco Maurizio Moggia, in pieno accordo con l’attuale sindaco Ilario Agata (che all’epoca era presidente di Levante Sviluppo, nonché consigliere di amministrazione di Levanto Waterfront), decidono di nominare direttore dei lavori il capo dell’ufficio tecnico del Comune di Levanto. Cioè la stessa persona che rilascia il “Permesso di costruire”, che sovrintende ai lavori e che li dirige. E che, come capo dell’Ufficio Tecnico, periodicamente provvede anche a liquidarsi il compenso per la funzione di direttore dei lavori (clicca qui per la determina di acconto compenso). Nessuno, anche in questo caso, ha nulla da eccepire. Il controllato è legittimato ad autocontrollarsi e il conflitto di interessi non esiste: “Lo prevedeva la legge”, verrà affermato.

Riassumendo: nel 2006 (quando era sindaco di Levanto l’attuale direttore generale di Levante Multiservizi, società di cui l’attuale presidente è l’ex presidente dell’Azienda Speciale) il presidente di Levanto Waterfront (che oggi è l’amministratore delegato di Levante Multiservizi, ma in passato era stato presidente di Levante Sviluppo, nonché direttore generale di Levante Multiservizi) acquista il terreno che nel 2010  vende poi a Levante Sviluppo, di cui all’epoca era presidente l’attuale sindaco di Levanto. E proprio quest’ultimo nel 2016, a opera finita, riceve nella qualità di sindaco il depuratore di cui aveva gestito l’appalto, affidato (in gran parte) a un socio privato di Levanto Waterfront.

Come si vede, è più complicato spiegare questa girandola di operazioni e di poltrone ai cittadini che stanno leggendo di quanto, invece, non lo sia stato gestirla da parte di tutti questi personaggi. E così, da anni, con ruoli diversi e intercambiabili, le stesse persone controllano e gestiscono compravendite immobiliari nonché appalti di lavori su beni pubblici (ad esempio: fronte a mare di Vallesanta, ex stazione Fs, ex viadotto Fs, depuratore). E si parla di svariate decine di milioni di euro.

Vale la pena sottolineare che per trattare milioni di euro pubblici, i presidenti e gli amministratori, nonché i direttori generali delle citate società pubbliche partecipate dal Comune di Levanto, ricevono l’investitura a chiamata diretta e a discrezione del sindaco. Al contrario, per fare invece il bagnino stagionale occorre possedere requisiti inappuntabili, fedina penale immacolata e partecipare a un severo bando di gara  (clicca qui): “strano ma vero”, per dirla con la “Settimana  enigmistica”.

Risultato: nel 2018 il depuratore “gioiello” (da oltre 7 milioni di euro, più 1 milione circa per il collegamento con Bonassola) mostra palesi difetti di funzionamento e inquina il mare e l’aria. Ma con circa un altro milione di euro (e siamo a 9 milioni) tornerà ad essere il “gioiello” più volte trionfalmente annunciato (clicca qui).

(1^ puntata. Continua)

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