Maladepurazione / 2
Costi, un valzer
a trasparenza “zero”

Prosegue la ricostruzione della travagliata storia del depuratore consortile di Levanto e Bonassola. Dopo aver parlato di finanziamenti, di valzer di incarichi e di curiose compravendite, questa volta l’attenzione si sposta sull’avvio della progettazione e sui costi dell’opera. Ricordando ancora una volta che tutto quello che viene scritto è basato su documenti: o pubblici, ricavati dai vari siti internet istituzionali, o in possesso di consiglieri comunali e/o di ex consiglieri, o da articoli di giornale.

 

depur copertina

Nel 2009, dunque, viene affidata la costruzione del depuratore consortile a “Levante Sviluppo SpA”, società pubblica partecipata dal Comune di Levanto e Azienda Speciale Levanto (con il 90 per cento delle quote) oltre al Comune di Bonassola (con il restante 10 per cento), in forza di un accordo di programma tra la Regione Liguria e i Comuni di Levanto e Bonassola. Ma la situazione politica che si era creata attorno alle società partecipate del Comune di Levanto era già molto tesa in seguito alla realizzazione del primo lotto del nuovo fronte a mare. Come conseguenza delle azioni di costante denuncia intraprese dal Comitato Vallesanta e da quelle delle allora opposizioni consiliari, il dibattito sulla conduzione a dir poco disinvolta di queste società aveva creato tensioni anche all’interno della compagine di maggioranza che amministrava Levanto.

L’avvio dell’opera nasce con un’aggressione

Il culmine si raggiunse il 28 settembre 2009, durante la sospensione di una infuocata seduta del consiglio comunale. Succedeva infatti che l’assessore al bilancio (nonché ex presidente dell’Azienda Speciale) “non voleva votare” il documento programmatico proprio della “Speciale”. Infatti, un eventuale dibattito consiliare nel merito, visto l’incrocio delle compartecipazioni societarie tra le varie società partecipate, amministrate con scambio dei ruoli quasi sempre dalle stesse persone – una controlla l’altra e l’altra ha soci privati che a loro volta sono soci anche nell’altra, oltre a essere appaltatori di tutti i lavori edili promossi da tutt’e tre le società – avrebbe potuto svelare eventuali opacità del sistema delle grandi opere in atto o da attuare (2° lotto fronte a mare, porto, depuratore), per un valore complessivo di alcune decine di milioni di euro. Appreso il “no” del suo assessore, durante la riunione di maggioranza l’allora sindaco lo aggredì con un morso al naso: un metodo decisamente sbrigativo per troncare il dibattito (clicca qui). L’assessore si dimetterà dall’incarico e lascerà il gruppo di maggioranza. Al suo posto il sindaco Maurizio Moggia nomina assessore al bilancio l’attuale sindaco Ilario Agata, che già faceva parte  della giunta con varie deleghe. A ogni buon conto, a rinforzare la maggioranza entra poi la rappresentante di Rifondazione Comunista (oggi assessore al bilancio).

Intanto, in precedenza, il 12 febbraio 2009 il consiglio di amministrazione di Levante Sviluppo aveva già deliberato la progettazione preliminare del depuratore (“Punto 4. incontro conoscitivo dei professionisti”)  in cui si prevedeva non solo la costruzione del depuratore ma anche la “costruzione di alcuni alloggi (circa 800 mq. suddivisi tra uffici e appartamenti) e di 16 box interrati. L’eventuale vendita potrebbe coprire parte dei costi necessari alla realizzazione dell’intervento. L’innovazione tecnologica in ordine a depuratori di nuova concezione assicura l’assoluta assenza di odori, rumori, polveri od altri elementi inquinanti, e pertanto è possibile eseguire la realizzazione di tali manufatti che essendo in zona di pregio ambientale (vista a mare e vicinanza alla spiaggia) saranno ambiti da possibili acquirenti”. (clicca qui)

La precisione a volte però finisce per essere vittima dell’eccessiva fretta con cui si tengono queste riunioni del consiglio di amministrazione, dove si parla di milioni di euro ma che in media durano poco più di un’ora, nemmeno si trattasse di un aperitivo al bar. E così il 9 ottobre 2009, al “punto 3. approvazione convenzione AATO per depuratore”, il costo globale dell’opera addirittura “è stato preventivato in complessivi € 6.430,00…”! (clicca qui)

Il 27 novembre 2009, sempre il c.d.a. al “punto 4. gara professionisti depuratore”, delibera che “(…) L’offerta con il ribasso maggiore è risultata quella essere presentata dall’Architerro (sic!) Mario Manfroni, che ha proposto un ribasso d’asta del 62,25% (…)”: cioè lo stesso Architetto incaricato per il progetto preliminare nonché redattore del progetto esecutivo del fronte a mare di Vallesanta, il cosiddetto “primo lotto”. (clicca qui)

Nella riunione del 9 dicembre 2009, al “punto 4. aggiudicazione gara professionisti progetto depuratore affidamento incarico” viene confermata “l’aggiudicazione della gara” all’Architetto Mario Manfroni. Sempre nel corso di questa riunione, al “punto 2. comunicazione del Presidente”,  si affronta anche la curiosa vicenda di un “indennizzo” di 157 mila euro chiesto dalla società controllata Levanto Waterfront alla società controllante Levante Sviluppo relativo a terreni del fronte a mare (primo lotto). La vicenda è molto interessante per capire le modalità con cui venivano amministrate le due società e merita di essere conosciuta. Nell’occasione, il c.d.a. chiede al presidente di chiudere il contenzioso “in modo amichevole”. Cioè, pagando. Con denaro pubblico, ovviamente. Da notare che il presidente della controllante è allo stesso tempo anche presidente della controllata. (clicca qui)

Con queste premesse si procede alla progettazione preliminare e il 30 dicembre 2010 il capo settore dell’ufficio tecnico del Comune di Levanto rilascia il permesso di costruire (n. 34) “Per lavori di realizzazione del depuratore intercomunale Levanto-Bonassola, di soprastanti volumi per attività di interesse comune, parcheggi pubblici a raso con sottostanti parcheggi privati (…)”.

Il 16 maggio 2011 il consiglio di amministrazione di Levante Sviluppo delibera “l’approvazione del progetto definitivo ed adempimenti per indizione gara” per un importo complessivo di “Euro 7.820.467,59 + Iva”, compresi acquisto terreni, oneri progettazione, sicurezza e spese varie. (clicca qui)

Quando la matematica diventa un’opinione

Successivamente, nel consiglio di amministrazione del 27 giugno 2011 al “punto 2 “(…): approvazione del bando di gara e relativa pubblicazione”, l’importo complessivo è indicato in Euro “6.914.906,00” + Iva, compresi oneri progettazione, sicurezza e spese varie, per “un importo complessivo dei lavori al netto (…) di 6.600.00 euro”. (clicca qui)

Il 14 novembre 2011 ancora il c.d.a. di Levante Sviluppo al punto 1 procede alla “Nomina commissione per assegnazione bando di gara realizzazione depuratore consortile Levanto-Bonassola. (…) per una spesa complessiva di Euro 20.000 + Iva (…)” . (clicca qui)

Il 30 ottobre 2012 “come da verbale di gara del 25/10/2012”  è aggiudicato l’appalto (con un ribasso del 18%)  per un importo di Euro “5.574.513,98” + Iva. (clicca qui)

Il 28 maggio 2013 “come da verbale di gara del 25/10/2012” viene stipulato il “Contratto di appalto integrato”  in cui “(…) l’importo di aggiudicazione deve essere rettificato nell’importo complessivo di Euro 5.699.922,92 (…)  + Iva” compresi oneri progettazione e sicurezza.

Nel 2013, la Regione Liguria pubblica una scheda descrittiva in cui si indica un costo generico del depuratore pari a Euro “7.370.864,30”. (clicca qui)

Non c’è una cifra uguale all’altra, come si vede.  Quindi, non è solo questione di “non avere capito come funziona e come si applica l’Iva”, come ebbe a dichiarare nel marzo 2014 l’allora presidente di Levante Sviluppo (nonché attuale sindaco di Levanto), sbertucciando con ironia il Comitato Vallesanta che già all’epoca muoveva dei rilievi ai costi dell’operazione. E nell’occasione venne ribadito che “il costo totale reale è di 6,6 milioni di euro, al netto di Iva. Il corrispettivo lordo è quindi di 7.374.80 euro”. Un risparmio notevole, venne spiegato, “ottenuto grazie al ribasso d’asta applicato dalla ditta che si è aggiudicata la gara di appalto”: nel progetto iniziale, infatti, “il costo al netto dell’Iva era indicato in 7.280.467 euro (8.657.296 lordi)”. (clicca qui)

Se le procedure fossero invece state svolte tramite il consiglio comunale sarebbe stato garantito un pubblico dibattito, il controllo, la trasparenza e la pubblicazione degli atti amministrativi: la già menzionata creazione di un “comitato di controllo” ristretto (clicca qui) ha limitato le competenze del consiglio comunale e ancora oggi non si conosce con precisione quanto sia costato e – soprattutto – quanto alla fine verrà a costare il depuratore.

Per capire la gravità di questo modo di operare può bastare un esempio: sul sito internet del Comune di Levanto nel 2014 si può trovare una dettagliata, completa e certificata determina per l’acquisto di 168 paia di guanti da lavoro (clicca qui)  ma non si trova MAI un documento dettagliato, completo e certificato sulle procedure approvative, sulle procedure amministrative e sui costi del depuratore.

(2^ puntata. Continua)

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