Addio “progetto campus”
il Comune rinuncia
e deve restituire i soldi

altan tagli

Evviva l’Epifania, che tutti i campus si porta via! Non è solo un proverbio riadattato, ma è l’incredibile realtà.  Il Comune di Levanto, dopo aver ricevuto un contributo di circa 97 mila euro dalla Cassa Depositi e Prestiti, in aggiunta a un altro finanziamento di circa 90 mila euro dalla Filse, la Finanziaria ligure per lo sviluppo economico che fa capo alla Regione (in totale 187 mila euro), in 8 anni non è stato in grado di sviluppare la progettazione del polo scolastico e oggi deve restituire il finanziamento regionale maggiorato degli interessi. Lo si scopre sull’albo pretorio del Comune, con una determina, la n. 251 dello scorso 27 dicembre (clicca qui), senza che nessun amministratore si sia premurato di informare i cittadini: in particolare i genitori di figli in età scolare. Con buona pace delle dichiarazioni di insediamento della nuova amministrazione Agata, dove si elogiava la “conoscenza” dell’operato amministrativo, perché “una comunità così piccola ha la possibilità di poter sapere tutto ciò che avviene in maniera anche semplice” (clicca qui).

Un ennesimo progetto di “urbanistica creativa” prodotto dall’ex amministrazione Moggia e, nel sentiero del “rinnovamento nella continuità”, poi affondato ingloriosamente dall’amministrazione Agata: si tratta del famoso “campus scolastico” previsto in via dei Martiri, con l’obiettivo di accorpare scuola materna, scuole elementari, medie e superiori in una stessa area.

Nel 2010, nel programma elettorale, il candidato sindaco Maurizio  Moggia annunciava “la realizzazione di un nuovo complesso (…), (…) sul modello dei campus britannici, (…) un polo di concezione innovativa, pensato con l’aiuto di esperti e progettato all’insegna dell’interdisciplinarietà didattica”: è a pagina 6 (clicca qui), ma vale la pena dare un’occhiata anche agli altri numerosi buoni propositi lì elencati.

A tal fine, nel 2012 il Comune di Levanto sottoscriveva un “Accordo Quadro” con le società “Spedia S.p.A e S.C.A.M. soc.cons.r.l.” in cui si diceva che “(…)  le Società hanno sviluppato in circa venti anni di attività una comprovata esperienza nello svolgimento di azioni di marketing territoriale, di scouting imprenditoriale, di animazione economica e di supporto alle istituzioni pubbliche locali per il potenziamento delle vocazioni del territorio” con l’impegno di costituire un “Tavolo Permanente di Lavoro”. Non senza avere inserito una stranezza in materia di trasparenza amministrativa su un’opera pubblica così importante:  “Art. 4 Clausola di riservatezza. L’Amministrazione Comunale di Levanto e le Società si rendono reciprocamente garanti che il personale coinvolto nelle attività avviate a seguito del presente accordo quadro mantenga, nei confronti di qualsiasi persona non autorizzata, la riservatezza per quanto attiene ad informazioni e documenti riservati di cui possa venire a conoscenza”. Ad ogni buon conto, si presume che il Comune di Levanto avesse pagato a Spedia, per la sola indagine di “marketing”, oltre 90 mila euro: cioè quasi tutto il contributo ottenuto dalla Cassa Depositi e Prestiti (clicca qui).

Bisogna però aspettare il nuovo anno, il 2013, perché esca il primo articolo sulla stampa locale e sui portali online di informazione: forse in omaggio alla “clausola di riservatezza”? (clicca qui qui e qui)

Si arriva al novembre 2013. Preannunciato da un articolo di giornale con tanto di progetto grafico (l’unico a nostra conoscenza, visto che sul sito internet del Comune non è mai comparso), si tiene un convegno all’Hospitalia del Mare con la partecipazione del presidente di Spedia in cui si presenta la grandiosità dell’opera (clicca qui e qui). Peccato che solo sei mesi dopo, cioè il 23 marzo 2014, Spedia venga posta in liquidazione per chiusura definitiva (clicca qui). E così si chiude anche il “Tavolo Permanente di Lavoro”.

A lanciare l’allarme su Spedia l’11 gennaio 2014 era stato Matteo Melley, presidente della Fondazione Carispezia (clicca qui). Ma mentre Melley tre giorni dopo annunciava un drastico ultimatum (clicca qui), lo stesso giorno l’allora sindaco Maurizio Moggia difendeva ancora Spedia (clicca qui). Fin troppo facile chiedersi: chi aveva “suggerito” al Comune di Levanto di correre in soccorso a una società piena di debiti? Anche il Comitato Vallesanta aveva preso pubblicamente posizione contro questo partenariato a rischio, con un presidio tenuto il 25 gennaio 2014 alla Loggia (clicca qui) e spiegando i suoi dubbi su waterfront, depuratore e nuove scuole (clicca qui): venne accusato di catastrofismo e di remare sempre contro. La realtà, oggi, è sotto gli occhi di tutti.

Nonostante tutto, nel 2015, nel programma elettorale, il candidato sindaco Ilario Agata, “rinnovando nella continuità”, alla voce “GRANDI PROGETTI” (anche questi tutti da rileggere),  a pagina 10 pone nuovamente la realizzazione del “Campus.  (…) Creare una simile realtà significa fare in modo che le nuove generazioni sviluppino un legame ancora più radicato con il territorio. Compito della nuova Amministrazione sarà completare l’iter burocratico per l’approvazione del progetto”. Inoltre nello stesso programma si legge: “LEVANTO INSIEME ha deciso di essere molto chiara e trasparente per quanto riguarda le grandi opere (…)” (clicca qui). Concetto ripetuto alla stampa ancora nell’agosto del 2017 (clicca qui).

Oggi, però, la doccia fredda. E nella già citata determina dei giorni scorsi (clicca qui) si parla di “Restituzione a Filse S.p.a. di Genova delle somme concesse sotto forma di anticipazione finanziarie”. La spiegazione: le nuove norme richiedono che a base di gara venga posto il progetto definitivo, anziché il livello preliminare previsto dalla disciplina vigente al momento della concessione dell’anticipazione. Alla insuperabile necessità di approntare tale livello progettuale di maggior dettaglio, conseguono a carico della scrivente Amministrazione, oneri assai gravosi, in termini sia economici che di tempo necessario per la relativa elaborazione”. Come dire: scusate, ci siamo sbagliati. E allora ecco che “è necessario procedere ad assumere impegno di spesa di € 94.010,53, in favore di FILSE S.p.a. (…) di cui 4.400 per interessi legali”. Il tutto entro il 18 gennaio 2019. Non c’è che dire: davvero un bel tuffo nell’anno nuovo.

A questo punto attendiamo che il sindaco Agata (considerata la sua lunga carriera politica amministrativa iniziata nel 2005 e prima che lasci le sue funzioni, così come hanno già fatto le varie società partecipate e l’onnipresente – in ogni grande opera – pensionato direttore dell’Ufficio tecnico comunale) dia una spiegazione al riguardo, rendendo conto e rendiconto ai levantesi su come, in questi anni, abbia elargito soldi pubblici nelle fallimentari grandi progettazioni: primo progetto porto (ex Azienda Speciale, 60 mila euro), secondo progetto porto (Levante Sviluppo, 50 mila euro), secondo lotto fronte a mare (Levanto Waterfront, si presume 60 mila euro), campus (oltre 200 mila euro), oltre a consulenze e varianti di “urbanistica creativa”, per un totale di quasi mezzo milione di euro sperperati.

Ovviamente, siamo poi sempre fiduciosi di conoscere da lui cosa sia successo e succeda nell’annosa questione depuratore.

E, già che ci siamo, aspettiamo anche due parole sulla questione della gestione del bar Casinò: sul Secolo XIX si legge infatti che “dopo diversi tentativi di trovare una soluzione, il Comune e la Multiservizi hanno fatto causa alla ‘Synesthesia’” (clicca qui), la società che aveva in gestione il bar. Significa che la fidejussione rilasciata dalla società equivale a carta straccia? Se così fosse, chi l’aveva valutata e approvata? E ora chi pagherà il danno finanziario e i soldi della causa legale? Sarebbe interessante un parere della Corte dei Conti regionale.