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Maladepurazione
da Bonassola
fatti e non parole

tuborotto

Il sindaco di Levanto, Ilario Agata, anziché minacciare (a parole) querele e processi contro i cittadini che denunciavano l’insopportabile puzza proveniente dal mare, come ripetutamente ha fatto prima in consiglio comunale (clicca qui) e poi a mezzo stampa (clicca qui e qui), dovrebbe valutare con attenzione la diversa condotta tenuta dal sindaco di Bonassola Giorgio Bernardin, che mercoledì 21 agosto ha riunito la giunta comunale e (con fatti) ha firmato una delibera, la n. 87/2019 (clicca qui), che inquadra la vicenda depuratore in maniera molto diversa da quella raccontata dal sindaco Agata.

In tale delibera si legge infatti che “in data 17/07/2019 la società ACAM Acque S.p.A. del Gruppo Iren – in qualità di gestore del depuratore intercomunale Levanto-Bonassola – comunicava che la verifica commissionata a  ditta specializzata a seguito dell’avvenuta rilevazione di perdite, aveva evidenziato che l’emissario sottomarino del predetto depuratore (…) risultava danneggiato a circa 50 mt. dalla riva, ad una profondità di circa 16 metri”.

Pertanto, considerato che l’accaduto ha originato un comprensibile stato d’allarme nella popolazione oltre che  un inevitabile  danno all’immagine per il Comune di Bonassola, paese rivierasco a vocazione turistica, basata sulla salubrità dell’ambiente e sulla limpidezza del proprio mare”, l’amministrazione Bernardin ha poi denunciato senza mezzi termini che “l’evento si inquadra in una situazione non soddisfacente – in particolare dal punto di vista visivo – delle condizioni delle acque di balneazione.

Non solo. Aggiungendo un “carico da undici”, ha così concluso: “Al fine di evitare che si ripetano eventi del genere, è intendimento della civica amministrazione provvedere ad individuare le cause e l’entità dei rilevati inconvenienti, i possibili strumenti giuridici utilizzabili nonché le iniziative da assumere per far fronte all’inquinamento del mare causato dallo scarico del depuratore ed altri analoghi inconvenienti”…

Quindi anche l’amministrazione comunale di Bonassola, con atti pubblici e trasparenti, si rivolge a un legale (clicca qui): ma lo fa per tutelare l’immagine del paese e la salute dei cittadini da rotture e/o guasti e/o malfunzionamenti del depuratore. Non per minacciare i cittadini che hanno osato lamentare una situazione che era sotto gli occhi (e soprattutto sotto il naso…) di tutti.

Considerato che il tubo di scarico del depuratore è posizionato in prossimità dello scoglio della “Pevèa”, cioè nel golfo di Levanto, resta da capire se ora il sindaco Agata vorrà denunciare anche il sindaco Bernardin per il fatto di avere firmato prima un’ordinanza con divieto di balneazione il giorno 17 luglio (clicca qui), poi per avere parlato in maniera ufficiale di “inquinamento del mare causato dallo scarico del depuratore”!

Lasciamo ai cittadini giudizi e commenti sul comportamento e sui provvedimenti adottati dalle due amministrazioni: chi con i fatti, chi con le parole. Ci limitiamo solo a osservare che l’intervento in consiglio comunale del sindaco Ilario Agata (che, lo ricordiamo, ha gestito l’intera realizzazione del depuratore di Vallesanta nella veste di presidente della società “Levante Sviluppo”) suonava tanto come una dichiarazione “a futura memoria”. A uso di chi, non si sa bene.

P.S. Il 29 luglio il sindaco Agata, nel suo lungo intervento in consiglio comunale, dopo essere vergognosamente inciampato in una citazione di Goebbels, criminale nazista con milioni di morti sulla coscienza, consigliava tra l’altro la lettura di Carlo Maria Cipolla, luminare di storia dell’economia. Avanziamo l’ipotesi che si riferisse al saggio “Miasmi e umori” (C.M. Cipolla, 1989, edizioni “Il Mulino”) pertinente all’argomento trattato: il depuratore. A nostra volta, con umiltà, consigliamo al primo cittadino di Levanto una attenta rilettura della Costituzione della Repubblica Italiana: in particolare gli articoli 3, 9, 21 e 54.

Maladepurazione,
social e aule di tribunale

Tribunale_bancone_toga

E così, anziché indire un’assemblea pubblica per spiegare che cosa sia successo al depuratore consortile di Levanto al fine di rassicurare cittadini e turisti, in questa calda estate 2019 si passa invece alla minaccia di eventuali azioni legali per presunti “danni di immagine di un paese”: nei confronti di chi, però, non è ancora un dato certo. Tutto questo senza che mai il sindaco, un assessore, un consigliere comunale si sia mai degnato di aprire bocca, ricorrendo invece in maniera sistematica a brevi e succinti comunicati stampa, prontamente e passivamente ripresi dalla stampa locale.

Nell’attesa di pubblicazione all’albo pretorio comunale delle delibere e/o determine di incarico dei legali nominati dall’amministrazione comunale (non è infatti pensabile tralasciare questo passaggio istituzionale, a meno che il sindaco non paghi i legali di tasca propria) nonché delle conseguenti citazioni in giudizio, il Comitato Vallesanta, con l’ausilio dei propri legali di riferimento, di associazioni ambientaliste e di associazioni a difesa dei consumatori, attiverà pubbliche manifestazioni per la difesa della libertà di espressione dei cittadini/consumatori. Inoltre è in corso di valutazione la proposta avanzata da diversi cittadini per la promozione di di una “class-action” per verificare l’eventuale liceità di pagamento nella bolletta dell’acqua (e quindi a carico di tutti i cittadini/consumatori) della depurazione delle acque: si prevede la conseguente richiesta di rimborso delle eventuali somme non dovute al gestore e/o al costruttore dell’impianto di depurazione.

Le aule del tribunale appaiono idonee anche per ottenere le  risposte alle domande che da anni il Comitato Vallesanta e molti cittadini pongono al sindaco Agata ma a cui lui non ha mai voluto rispondere. Sarà un’imperdibile occasione per presentarsi davanti a un magistrato con la copiosa documentazione conservata presso l’archivio del Comitato Vallesanta e nel tempo consegnataci da consiglieri comunali passati e/o attuali (che, in sede processuale, potranno essere attivi testimoni dell’annosa e “misteriosa” vicenda legata alla costruzione del depuratore) o estratta da siti istituzionali o da organi di stampa o dai social media.

Un dubbio però sorge spontaneo. Visto che il sindaco è a pochi mesi dalla fine del mandato, non sarebbe una bella azione regalare a cittadini e turisti un suo esaustivo intervento pubblico su questo tema di scottante attualità, senza attendere i consueti lunghi tempi della giustizia?

Post scriptum. Cambiano i suonatori, ma la musica non cambia. Dieci anni fa, nel settembre 2009, nel corso di un consiglio comunale, un sindaco azzannò al naso un suo assessore perché dissentiva sulla gestione di un’azienda municipale. Oggi, il successore di quel sindaco minaccia di intentare azioni legali contro tutti i cittadini e tutti i turisti che hanno osato scrivere su un social network che il mare è sporco ed esprimere dubbi sul funzionamento del “depuratore gioiello” di cui non si è mai saputo neppure il costo ma che dovrebbe ormai superare i 10 milioni di euro. La motivazione: un presunto “danno di immagine di un paese”.

Dall’aggressione fisica alla minaccia mediatica: l’evoluzione della specie. Oppure, corsi e ricorsi della storia, per dirla con G.B. Vico.

E in effetti di corsi e ricorsi ce ne sono in questa storia di mezza estate. L’azienda municipale che fece infuriare l’allora sindaco Moggia era la società partecipata “Azienda Speciale Levanto”. Che oggi si chiama “Levante Multiservizi” e di cui lo stesso Moggia ora svolge la funzione di direttore generale per incarico e investitura dell’attuale sindaco Agata. Il quale sindaco Agata oggi si stizzisce e cerca di imbavagliare la pubblica opinione sulla questione dei liquami scaricati in mare dal depuratore, la cui costruzione fu integralmente affidata alla società partecipata “Levante Sviluppo” di cui lo stesso Agata fu presidente per espressa investitura da parte dell’allora sindaco Moggia.

Come sempre, ognuno è libero di trarre le proprie conclusioni.

Tubatura spaccata,
il depuratore scarica
escrementi in mare
Ecco le foto e il video

Merda! Non è l’esclamazione che rese celebre il generale Cambronne. E nemmeno l’intercalare che talora ci capita di usare. Merda è quella che in questi giorni sta uscendo, copiosa, dalla tubatura a mare del depuratore consortile di Vallesanta, quello che era stato definito “gioiello di ultima generazione”, inaugurato il 27 giugno 2016 e sul cui funzionamento da sempre esistono forti dubbi. Dubbi che il Comitato Vallesanta da anni ha puntualmente e costantemente denunciato sul suo sito www.comitatovallesanta.it. Tra il 25 novembre e il 31 dicembre dello scorso anno 2018, addirittura, il Comitato ha pubblicato, in quattro puntate e in collaborazione con Legambiente-La Spezia, una sorta di inchiesta dal titolo “Maladepurazione” sulla vicenda dell’impianto “gioiello”, il cui costo reale e documentato non è mai stato reso noto ma che è legittimo ipotizzare che abbia ormai superato i  10 milioni di euro.

Tanti, tantissimi hanno letto e hanno avuto modo di scoprire nei dettagli  una vicenda – raccontata sempre e rigorosamente con documenti  allegati – che avrebbe dovuto richiamare quanto meno l’attenzione di chi ha la competenza di effettuare controlli.

Dopo anni di dichiarazioni, di auto-elogi e di altrettanti malfunzionamenti, ora, a metà luglio, dal mare della cosiddetta “terza spiaggetta”, la nuova “spiaggia dei cani” per intenderci, da un paio di giorni viene a galla una polla puzzolente con fuoriuscita di escrementi. La tubatura, già più volte riparata, si è infatti di nuovo spaccata in due tronconi e il Comitato Vallesanta è in grado di documentarlo attraverso queste fotografie

collage

e anche attraverso questo video.

Le immagini sono state riprese poco prima di mezzogiorno di mercoledì 17 luglio 2019.

Al di là della rottura, l’ennesima, il fatto grave è che dal tubo non esce acqua depurata, come dovrebbe, bensì fuoriescono escrementi in copiosa quantità, ancorché triturati, come ben documentano fotografie e video. Cioè, il depuratore non funziona, nonostante un recente intervento durato un paio di mesi e costato oltre 700 mila euro.

Ognuno è libero di trarre le proprie conclusioni.

E dopo tre anni
arriva la conferma:
il depuratore non va

XIX 20190514

Clamoroso al Cibali! Bisogna ricorrere alla mitica frase del radiocronista Sandro Ciotti per commentare l’articolo pubblicato sul Secolo XIX di oggi, 14 maggio 2019, a proposito del depuratore di Levanto. Dopo due anni di trionfali proclami e di vergognosi dinieghi o silenzi, oggi finalmente si ammettono “ripetuti guasti all’impianto di depurazione”. Non solo. Si ammette anche che “la questione dei cattivi odori non è ancora completamente risolta”. Ma il sindaco Ilario Agata, ex presidente della società Levante Sviluppo  che ha curato la realizzazione del depuratore, trova ancora l’orgoglio per affermare che “l’impianto funziona”! Salvo spiegare poi che nei prossimi giorni ci sarà “l’intervento di ricostruzione delle griglie di trattamento”.

Domanda: allora è vero che il depuratore non funzionava? Eppure si tratta di un impianto con nemmeno tre anni di vita e “di grande eccellenza”, che “deve essere un esempio per tutta Italia”, come disse l’allora ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti… (clicca qui).

Andiamo avanti. Il sindaco Agata dichiara poi che questi  interventi “permetteranno di migliorare la qualità delle acque”…

Domanda: allora è vero che la qualità delle acque non era ottimale? La risposta è fin troppo scontata: e a confermarlo ci sono le ripetute ordinanze di divieto di balneazione, anche in tempi recenti.

Ma non basta. Proseguendo con la lettura dell’articolo si trova il riferimento anche a “ripetuti guasti all’impianto che hanno procurato sversamenti di materiale fognario sulla pista ciclopedonale”… Peccato che gli sversamenti siano sì avvenuti, ma direttamente in mare, come ricorda questo video.

Infine, tra le righe si legge la conferma di quanto anticipato dal Comitato Vallesanta  lo scorso 20 aprile (clicca qui), e cioè che si dovranno spendere altre decine di migliaia di euro “per estendere la condotta da Bonassola al nuovo impianto di depurazione a Vallesanta e per implementare la stazione di pretrattamento, pompaggio e posa”. Come dire che i lavori fatti solo un anno fa non vanno bene. Tanto è vero che nel comunicato stampa apparso oggi sul sito internet del Comune di Levanto (clicca qui) nell’ultimo paragrafo si legge addirittura che verrà eliminato il pozzetto in corrispondenza del chiusino “incriminato” nel video qui sopra e che la tubazione perciò non avrà più interruzioni. Cioè, si va per tentativi.

Senza contare, ancora, che dopo l’annunciata “corsa all’allacciamento” all’impianto modello (clicca qui), pochi giorni fa (Secolo XIX del 9 maggio: clicca qui) si è appreso che il vicino paese di Monterosso preferisce fare da sé, dotandosi di un nuovo e moderno impianto di trattamento fognario “che rispetta la normativa vigente” e addirittura l’obiettivo sarà la realizzazione “di un depuratore biologico”. Con buona pace, perciò, dell’impianto di Vallesanta, studiato per l’allaccio di circa 45 mila utenze…

Finale della storia. Le frazioni levantesi continuano a non essere collegate all’impianto e non basteranno certo i pochi interventi strombazzati per risolvere i problemi di una rete fognaria colabrodo, che continuerà a regalare sversamenti fognari e puzze nelle strade di Levanto.

Lo ricordiamo ancora una volta: tutte queste spese non sono un gentile regalo, ma i cittadini se le troveranno da pagare nelle future bollette. Mentre chi ha avuto responsabilità nei tanti, troppi errori commessi invece non paga nulla.

P.S. Proprio da oggi è scattato un nuovo divieto di balneazione “preventivo” per lavori in corso.  (clicca qui).

Verso le elezioni 2020:
a Levanto sboccia
il “paese delle meraviglie”

E’ iniziata la campagna elettorale che porterà al voto del prossimo anno per il rinnovo dell’amministrazione comunale. Il Comitato Vallesanta sottopone alcune riflessioni sulla politica amministrativa locale ai cittadini di Levanto e a chi propone o proporrà la propria candidatura alle elezioni comunali del 2020

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Ormai è certo: oltre che “paese d’incanto”, Levanto è “paese delle meraviglie”. Lo scorso 19 marzo in consiglio comunale è stato approvato il bilancio di previsione per il 2019: cioè, l’ultimo anno di propaganda elettorale da parte dell’amministrazione Agata. Un’amministrazione che, si legge, ha provveduto a ripianare un debito di 750 mila euro: cioè  ” (…) all’azzeramento del disavanzo tecnico (…) che prevedeva un ammortamento trentennale in rate annuali da circa 25 mila euro e che è invece stato sanato nel giro di soli tre esercizi finanziari (…),  il Comune di Levanto guarda con ottimismo verso il futuro economico-finanziario dell’ente, può permettersi di mantenere invariate le imposte locali e continuare a garantire un forte sostegno al settore delle politiche sociali e nel contempo investire in maniera considerevole sulla realizzazione di nuove infrastrutture” (clicca qui).

Con questa premessa, entro fine anno o poco più, cioè prima delle elezioni comunali,  i levantesi assisteranno  alla “riqualificazione di via Dante e piazza Staglieno”; poi “proseguiremo con il piano degli asfalti e potenzieremo e ammoderneremo l’illuminazione pubblica. Inoltre, partirà il progetto del centro polivalente nell’ex cava di Prealba, e già prima dell’estate attueremo la terza tranche dei ripascimenti previsti per migliorare la qualità visiva delle acque marine contrastandone l’intorbidamento superficiale, realizzeremo la scala di accesso all’arenile dalla passeggiata della Pietra e (insieme a Bonassola) la spiaggetta per i cani sottostante la ciclopedonale, e, se ci perverranno in tempo utile le autorizzazioni, effettueremo un restyling della reception dello stabilimento balneare Casinò. Senza dimenticare che nei giorni scorsi Acam-Iren ha iniziato gli interventi per risolvere le situazioni critiche legate alla depurazione delle acque reflue nell’area di Vallesanta. Infine, ristruttureremo la sede della cooperativa agricola e completeremo la riqualificazione dei sentieri, per offrire un’interazione totale tra i percorsi pedonali nella vallata e quelli nel centro”.

A tutto questo si deve aggiungere il discusso parcheggio negli ex-Orti Massola, l’ormai famoso park multipiano in località Moltedi, nonché “il collegamento tra via Nuova Stazione (area Renault) e via Trento Trieste”, questi ultimi due annunciati fin dal 2009 da Levante Sviluppo (clicca qui), cioè dieci anni fa. E siccome da oltre 20 anni in ogni campagna elettorale ritorna la ristrutturazione dell’immobile della cooperativa agricola e il rilancio dell’agricoltura, appare strano che non sia stata aggiunta anche la promessa elettorale “cult”, cioè la piscina coperta. Il tutto da realizzarsi nel “magico anno” che precede le elezioni amministrative, per un importo di svariati milioni di euro. Parafrasando uno slogan in voga cinquant’anni fa, la “fantasia al potere” è arrivata ed è difficile non scorgere la demagogia che domina tutta la politica locale. Tante promesse, spesso confuse, ma intanto la realtà conduce ad altri fatti. Vediamoli.

Il trucco c’è: e si vede

Cominciamo subito con il dire che dopo tutte queste belle enunciazioni sul bilancio, se si ha la pazienza di esaminare l’allegato parere del revisore dei conti (clicca qui), lì spunta fuori la sorpresa. Infatti, ad oggi 2019, su ogni levantese (dal neonato al nonno) grava un debito di quasi 1.500 euro a testa, con un aumento di circa il 50 per cento rispetto al debito di 1.000 euro a testa del 2017. Per un totale di quasi 7 milioni e 800 mila euro di indebitamento…

indebitamento

C’è qualcosa che non torna: ma qual è la verità? Detto che il proclama dell’amministrazione Agata ricorda molto da vicino l’avanzo di bilancio milionario propagandato a fine mandato dall’amministrazione Moggia (clicca qui) ma pochi mesi dopo rivelatosi inesistente all’insediamento della giunta Agata (clicca qui), confessiamo la nostra imperfetta preparazione in materia e perciò, come sempre, restiamo umilmente in attesa di nuove lezioni di economia.

Bilancio “partecipato” via internet

Per una buona e reale partecipazione occorre prima una buona, comprensibile e trasparente informazione sulla realtà su cui si intende coinvolgere i cittadini. Ad esempio: sulla delibera di approvazione del bilancio preventivo 2019 oltre alla complessità degli allegati, si legge: “Illustra la proposta di deliberazione in oggetto l’Assessore Olivia Canzio. Dopo breve discussione – quale risulta dalla registrazione magnetofonica conservata agli atti e la cui verbalizzazione, successivamente trascritta, verrà approvata in un prossimo Consiglio (…)” . Detto che questa approvazione  è l’atto politico più importante e caratterizzante di un’amministrazione, desta non poche perplessità che il dibattito sia stato oggetto di “breve discussione” (di cui in delibera non risulta ancora traccia) (clicca qui). Senza entrare nel merito del criptico sito internet del Comune e il non certo diffusissimo suo utilizzo, se i cittadini levantesi avessero voluto “partecipare” alla redazione degli indirizzi di bilancio avrebbero potuto, entro il 21 gennaio 2019, collegarsi al sito del Comune di Levanto e compilare un modulo. E questo la dice lunga su come la propaganda della giunta Agata intenda la partecipazione e la trasparenza amministrativa (clicca qui).

Grandi opere con posta elettronica

Si apprende che prossimamente si procederà alla “riqualificazione di via Dante e piazza Staglieno”: si tratta di “un’opera complessiva da tre milioni di euro”. Nulla si conosce nel merito del progetto: tutto è demandato a un comunicato stampa (clicca qui).       Cioè, un’informazione riservata a pochi. E, a buon conto, “Il Comune ha già dato il via alla raccolta delle osservazioni dei titolari o gestori delle attività commerciali dell’area interessata dall’intervento: è possibile scaricare dal sito dell’ente il modulo apposito e inviarlo entro il 30 marzo alla mail sindaco@comune.levanto.sp.it. Un metodo opaco di procedere nella realizzazione di opere di importi per milioni di euro, metodo che si è già contraddistinto nella realizzazione del fronte a mare (è ancora in corso l’accertamento – con multa milionaria – dell’Agenzia delle Entrate) e del depuratore, di cui ancora oggi non si conosce la verità su quanto realmente sia stato pagato con le casse comunali.

Asfalti  e illuminazione pubblica

Ogni cittadino può verificare lo stato in cui sono ridotti gli asfalti delle strade e dello stato della pubblica illuminazione: parziali asfaltature (rappezzi) con cui si coprono i tombini, che per essere poi riaperti richiedono la rimozione dell’asfalto con conseguente buca; asfaltature appena realizzate che vengono rimosse per il passaggio di tubi fognari o utenze varie; illuminazione di dubbia efficacia e di dubbia estetica.

Centro da record nell’ex cava di marmo rosso

E qui siamo di fronte a un caso unico e raro di efficienza amministrativa. Il 5 ottobre 2015 la giunta Agata riceve il progetto da un’associazione privata per il recupero e la riqualificazione con impianti sportivi polivalenti dell’ex cava di marmo rosso; il 17 ottobre lo discute in giunta, delibera e emana il bando di gara; il 24 ottobre chiude la partecipazione  al bando di gara (clicca qui); il 27 ottobre approva l’accordo con la citata associazione essendo la vincitrice del bando quale unica partecipante alla gara (clicca qui). Il tutto in tre settimane. Vista la richiesta di documentazione per la partecipazione al bando di gara, si presume che in soli sei giorni nessuno potesse partecipare alla gara. Considerato che una delibera per essere efficace dovrebbe essere esposta all’albo pretorio per 15 giorni, i termini del bando di gara avrebbero dovuto essere successivi al 3 novembre 2015 (clicca qui).

Insabbiamento e ripascimento: avanti e indré

Siamo a Pasqua: cioè all’avvio della stagione turistica. E come ogni anno, con “procedura d’urgenza” assisteremo all’ennesimo dragaggio per creare il giusto fondale utile per l’attracco dei battelli allo scoglio della Pietra. E’ una nuova versione della “tela di Penelope”: in primavera, si preleva la sabbia davanti allo scoglio della Pietra e si sparge nella zona di ponente del golfo, in inverno il mare la riposiziona di nuovo davanti allo scoglio della Pietra. Avanti e indré, di anno in anno,  in attesa dei risultati di un indefinito studio che tutti sperano sia concluso prima del totale insabbiamento del golfo: da poco, anzi, ne è stato commissionato un altro, l’ennesimo (clicca qui e qui). Comunque sia, da tutti questi studi si viene a scoprire che il dragaggio intorbida l’acqua; non solo: gli “esperti” ci dicono che per ovviare al problema si deve spargere sabbia del Po, uno dei fiumi più inquinati d’Italia (clicca qui), la quale è necessaria anche per il ripascimento dell’arenile di ponente… Una domanda sorge spontanea: quale ragione scientifica vieta che l’eccesso di sabbia “indigena” nella zona di levante venga trasferito in giusta quantità a ponente, senza scomodare il Po?

Casinò municipale, fiore appassito

Il cosiddetto “fiore all’occhiello” da tempo è appassito. Da oltre vent’anni anni, per incapacità e approssimazione amministrativa, non esiste né un’idea né un progetto di utilizzo: lo stato di abbandono dell’immobile è evidente. E che dire delle ultime gestioni? Nel 2017 è stato affidato a una società di Monza: il sindaco Agata annunciava il “restyling” e il rilancio della struttura (clicca qui), invece il risultato è l’ennesimo abbandono, oltre al mancato introito nelle casse pubbliche di oltre 100 mila euro con relativa causa legale di cui è impossibile conoscere l’esito. Nel gennaio 2019 si procede ad un bando di gara per l’affidamento in locazione di parte dell’immobile con scadenza del contratto al 31 dicembre 2020. A due mesi di distanza, marzo 2019, compare un nuovo bando (!) in cui si pone un nuovo termine di locazione per anni sei + sei (totale 12 anni), cioè fino al 2031. Appare evidente che l’amministrazione Agata, in scadenza di mandato, lega la prossima amministrazione che verrà eletta a un contratto che pregiudicherà la disponibilità pubblica dell’immobile fino al 2031. Non c’è che dire: una bella eredità.

Depuratore in tilt e rete colabrodo

Il depuratore di “ultima generazione” è stato inaugurato nel 2016 (clicca qui) e in poco tempo si è rivelato inefficace e puzzolente (gli odori nella zona di Vallesanta e in molte zone centrali di Levanto sono inequivocabili). Per malagestione e conseguenti guasti l’impianto è fermo da molti mesi e per farlo ripartire (forse entro giugno: perciò, per ora si presume che lo scarico dei liquami fognari vada diretto in mare…) si dovranno sborsare oltre 600 mila euro (oltre ai costi per una presunta revisione del recente collegamento con le fognature di Bonassola: secondo fonti ufficiose sarebbe addirittura necessario realizzare una stazione di pre-trattamento dei liquami nel paese vicino…) che, con molta probabilità, i cittadini pagheranno con la bolletta dell’acqua. Non esiste una mappatura certa della rete fognaria nonché una mappatura dei collegamenti degli immobili a detta rete: si continua a porre rimedio agli sversamenti in strada dei liquami fognari con interventi di aspirazione con autobotti o parziali riparazioni. Inoltre, data la vetustà della rete fognaria, diversi borghi delle frazioni scaricano ancora a cielo aperto. Altro che “potenziamento della rete fognaria”: quella attuale è un colabrodo.

Sorpresa pasquale di urbanistica

Siccome in ogni uovo pasquale c’è sempre una sorpresa, l’amministrazione Agata ha convocato la Conferenza dei servizi per il rilascio dell’autorizzazione edilizia per la demolizione dell’edificio che ospita il mercato comunale in via XXV Aprile. Al suo posto verrà costruito un condominio con 9 fondi commerciali, 20 appartamenti (di cui 3 diventeranno di proprietà del Comune per social housing), 8 box auto, 7 posti auto, 4 posti moto, 6 cantine (clicca qui): sparisce così il vecchio mercato comunale che all’epoca (anni Ottanta) costò circa 1 miliardo di vecchie lire. Ancora da definire la sorte degli operatori commerciali durante i lavori. C’è poi da sperare che, visto il consistente aumento di utenze, il Comune provveda contestualmente ad adeguare la rete fognaria che nella zona è già abbondantemente in crisi: chiedere agli abitanti per averne conferma.

P.S. Ancora una domanda da fare

Non per essere “maniaco-ossessivi”, ma avremmo ancora una domanda da rivolgere al sindaco Agata, agli amministratori e a tutti i consiglieri comunali. Qualcuno sa/può/vuole dirci che fine abbiano fatto i circa 4 milioni di euro incassati da “Levante Sviluppo srl” per la vendita dell’ex stazione ferroviaria? E’ un dato di bilancio che non è mai stato “partecipato”.

Buona Pasqua a chi ci legge e buon anno elettorale a tutti i cittadini!

Avanzo, disavanzo,
fuori bilancio
e giochi di prestigio

altan fuoribil

Dopo 25 anni di amministrazioni di centrosinistra caratterizzate da un “circo magico” in cui si sono alternate nei diversi ruoli sempre le stesse persone, a dodici mesi dalla scadenza dell’amministrazione Agata e dalle nuove elezioni comunali si ricomincia a ripetere le stesse promesse: risaneremo il bilancio comunale e abbasseremo le tasse comunali; tutti i cittadini saranno al centro delle nostre attenzioni perché “(…) la conoscenza è praticamente alla base di ogni tipo di discussione soprattutto se politica (…)”. Peccato che ad oggi il risultato sia invece ben diverso. E cioè: milioni di euro di debiti fuori bilancio; tasse comunali ai massimi di legge; carenza di trasparenza amministrativa; impossibilità di “ogni tipo di discussione soprattutto se politica”.

Il sindaco Moggia e l’intero Consiglio comunale, in data 30 aprile 2015, approvano trionfalmente all’unanimità (maggioranza e minoranza) il “Rendiconto della gestione – esercizio finanziario 2014”  in cui si magnifica il risultato di un avanzo di bilancio pari a +1.010.550,54 euro: risultato ottenuto in piena campagna elettorale per l’elezione del nuovo sindaco (clicca qui).

Trascorrono solo 53 giorni ed ecco che il 22 giugno 2015  il nuovo sindaco Agata appena insediato,  insieme agli stessi assessori dell’amministrazione Moggia e l’intero consiglio comunale, prende atto che l’avanzo di bilancio di  +1.010.550,54 euro non era giusto e che dai successivi controlli emergeva invece un disavanzo di circa -762 mila euro… (clicca qui). Cioè un piccolo errore di calcolo pari a 1.772.000 euro! In ogni caso tranquilli: non dobbiamo pagare tutto subito, ma in comode rate della durata complessiva di 30 anni. Cioè, i famosi debiti lasciati alle generazioni future.

Ma non è ancora tutto. Infatti nelle pieghe degli atti amministrativi si scoprono ulteriori debiti fuori bilancio. Cioè, creditori imprevisti per debiti contratti dall’amministrazione comunale e non iscritti a bilancio. Cioè, il risultato esplicito di una amministrazione incapace e distratta.

Per quanto possibile, da una semplice e parziale ricerca emergono dati preoccupanti per tutti i cittadini e che dovrebbero allarmare i consiglieri comunali. Nell’arco di 18 mesi si rileva l’emersione di debiti fuori bilancio per oltre 750 mila euro, in massima parte costituiti da cause legali intentate da ditte (lavori pubblici non pagati) o cittadini (valutazione approssimativa di espropri),  a cui vanno aggiunti circa 450 mila euro di crediti inesigibili e da altri circa 2 milioni di euro che potrebbero derivare da esiti negativi delle cause legali e/o tributarie in corso: per un totale a carico delle casse comunali  di oltre 3 milioni di euro.

“E’ stata tua la colpa…” (cit. E. Bennato)

La curiosità sta nel fatto che ogni sindaco che si alterna nella carica al suo collega di partito nello scambio di poltrone, imputa al collega precedente la malagestione del bilancio comunale. Così, il sindaco Agata e l’assessore Canzio nulla sapevano dei debiti fuori bilancio ricevuti dall’ex sindaco Moggia: cioè la mano destra non sa cosa fa la mano (centro)sinistra.

Questo fa emergere e presumere che Agata e i suoi assessori non siano solo indifferenti alle legittime domande dei cittadini poste sulla gestione dei beni pubblici (scuole, depuratore, insabbiamento del golfo eccetera) ma che siano anche all’oscuro della realtà amministrativa del Comune, spesso totalmente delegata a funzionari o a dirigenti comunali, quando non a consulenti esterni di dubbie capacità e qualità.

Nel corso del consiglio comunale del 27 dicembre 2018 il sindaco Agata asseriva:   “(…) presumo che ci sia chi segua le partecipate in maniera maniaco ossessiva, meglio del Consiglio comunale, quindi stiamo tranquilli, c’è chi ci controlla e sa tutto e noi ce ne stiamo fermi immobili ad ‘abbeverarci dalla fonte di verità’…” (clicca qui). Al di là della stizzita ironia, è indubbio che anche Agata segua con attenzione le attività del Comitato Vallesanta. E questo conferma la supposizione che sulle società partecipate Agata poco conosce o, se conosce, muto deve restare.

Quella sindrome “maniaco ossessiva”

A proposito di ossessioni: sempre nel corso del già citato consiglio comunale Agata asseriva, nel merito del ricorso relativo all’accertamento dell’Agenzia delle Entrate, che nel processo “abbiamo vinto il primo grado”. Errore, Sindaco: non c’è stata alcuna vittoria. Il peggio è stato soltanto evitato – per ora – da un incerto giudizio della Commissione Tributaria di La Spezia, in cui si esprime che gli atti erano stati notificati in difformità delle disposizioni di legge (cioè non potevano essere notificati a mezzo raccomandata postale ma notificati ufficialmente all’interessato)  per cui non era più possibile entrare nel merito dell’accertamento (clicca qui). In ogni caso l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in appello presso la Commissione Tributaria Regionale, di cui si avrà l’esito nel 2020.

Per chi non ricordasse, il contenzioso riguarda le vendite degli immobili del fronte a mare (magazzini, locali e box auto nel cosiddetto “primo lotto”). E a proposito di merito, nel verbale di accertamento redatto dai funzionari dell’Agenzia delle Entrate si rilevava che: “I ricavi non dichiarati e recuperati a tassazione per Euro 1.030.192 si riferiscono a operazioni immobiliari nelle quali la società avrebbe ceduto locali commerciali, artigianali ed autorimesse a valori inferiori ai costi di costruzione. (…) L’Ufficio ha, inoltre, constatato che i clienti beneficiari di prezzi di vendita al di sotto dei costi contenuti sono soci o loro consanguinei. Da ciò deriva anche una evidente sottofatturazione da parte della società nei confronti di soggetti più direttamente interessati senza che sussista alcuna ragione economica. (…)” (clicca qui – pag. 6). C’è bisogno di commentare? Aspettiamo anche noi di “abbeverarci”: più che “alla fonte della verità”, però, a quella della legalità.

(S)Memorandum finale

1) Per chi non ricorda e ancora si pone il quesito “Perché voi del Comitato… chiunque siate…”. Se non ha ancora capito chi siamo, può cliccare nella barra sotto la testata del nostro sito internet (clicca qui). Mentre per i consiglieri comunali distratti o che non hanno tempo per seguire la politica locale e spesso sono assenti nelle sedute consiliari, ricordiamo che, dal 2012 ad oggi, il Comitato Vallesanta, a molteplici spericolati atti amministrativi approvati dal consiglio comunale, ha protocollato presso gli uffici del Comune di Levanto e opposto allo stesso Consiglio comunale, osservazioni, diffide, petizioni firmate e sottoscritte con nome cognome e indirizzo dei rappresentanti del Comitato, oltre ai nomi e cognomi di centinaia di cittadini che hanno condiviso le iniziative.

2) Per chi non conosce la differenza tra comitato e partito politico e chiede “Perché non vi candidate alle prossime elezioni?”. E’ forse obbligatorio essere eletti per poter esprimere opinioni? Memoria corta: ad esempio, il primo dei “Dieci impegni” della lista “Per Levanto” alle elezioni comunali del 2015 recitava “…far partecipare tutti i cittadini alla vita amministrativa del paese. Massima informazione, confronto e coinvolgimento dei cittadini in tutte le decisioni” (clicca qui). Ora invece si può parlare soltanto se eletti? E poi, dove sarebbero stati in questi quasi quattro anni “l’informazione” e “il coinvolgimento”?

3) Per chi non ricorda e afferma che “Il discorso campus è vecchio”. Errore: la determina di giunta porta la data del 27 dicembre 2018. Ma forse, complici anche le festività natalizie, era sfuggita all’attenzione della minoranza. E forse per un’altra svista (eravamo in prossimità delle ferie estive) è sfuggita la determina che impegna il Comune a versare  “(…) in favore di Cassa Depositi e Prestiti S.p.a. (part. IVA: 07756511007) avente sede in Via Goito 4 – Roma la somma di € 13.905,80 quale restituzione della parte non utilizzata del contributo concesso per la redazione della progettazione del polo scolastico.” (clicca qui)

4) Per chi non ricorda e afferma che “Abbiamo votato contro”. Errore: nel consiglio comunale del 24 marzo 2017 incentrato sulla “Variante al P.U.C. vigente relativa alla ‘Valorizzazione degli edifici scolastici comunali’” che – come aveva spiegato il vicesindaco – “segna la fine dell’iter burocratico amministrativo della variante urbanistica per il campus scolastico di via Martiri della Libertà” la minoranza, compatta, si è astenuta. Che è cosa ben diversa dal “votare contro” (clicca qui).

5) Per chi afferma che “Con il mio gruppo consigliare… non avete alcun contatto”. E’ vero. E ringraziamo chi lo ha detto. Non vogliamo avere alcun “contatto”: né con la minoranza, né con la maggioranza. Per esercitare e difendere la libertà di esprimere critiche e opinioni non è davvero necessario questo “contatto”. Anzi.

Campus, nessuno parla
E l’asilo resta “a rischio”

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Domenica 6 gennaio il Comitato Vallesanta ha dato l’annuncio sul suo sito internet e sulla pagina Facebook che il progetto relativo al cosiddetto “campus scolastico” è saltato. In questi sette giorni  molte centinaia di cittadini hanno letto la notizia o l’hanno condivisa, spesso contattando privatamente il  Comitato per saperne di più. Alcuni hanno anche provato a interpellare consiglieri comunali, sia di maggioranza che di minoranza: in entrambi i casi hanno però dovuto rilevare la loro assoluta disinformazione sulla questione scuole. C’è da presumere che questi consiglieri comunali non conoscano neppure il contenuto delle delibere, e cioè che votino “al buio” argomenti che neppure conoscono.

Ma c’è un ulteriore dubbio: non è che il Sindaco, molto impegnato a rilasciare interviste televisive su immaginarie grandi opere, non risponda perché neppure lui conosce i dettagli di ciò che propone e approva assieme ai suoi assessori?

A distanza di oltre 5 anni dal dicembre 2013, il Comitato Vallesanta attende ancora la risposta a cinque domande sulle sorti del depuratore che gli sottopose nelle sue vesti di allora presidente di Levante Sviluppo (clicca qui).

Senza contare che molti cittadini ancora attendono risposte sulle sorti dell’insabbiamento del golfo (a che punto sono gli ennesimi “grandi studi” annunciati oltre due anni fa? Tra tre mesi assisteremo al solito dragaggio “d’urgenza”?), nonché sulla trasformazione del promesso “Parco Massola” in parcheggio auto da costruirsi sopra i pozzi dell’acqua potabile (il tutto, si presume, realizzato senza autorizzazioni. E inoltre, quali risposte sono state date su questo argomento alle osservazioni scritte che i cittadini hanno trasmesso oltre due mesi fa al Comune di Levanto?).

In questi giorni il Sindaco è molto impegnato: si sta occupando ed è preoccupato per la ricollocazione della “reception” dei bagni del Casinò Municipale (clicca qui). Ma, viste le obiettive difficoltà di realizzare il “campus scolastico” (si è ancora ingabbiati nelle procedure del progetto preliminare e, in ogni caso, tutti sanno che occorreranno molti e molti anni per questa “grande opera”, se mai vedrà la luce), sarebbe invece opportuno e urgente occuparsi della ricollocazione della scuola materna, costretta tra l’argine di un torrente (in una zona definita dal Piano di bacino come “zona esondabile”, cioè ad altissimo rischio di allagamento) e una strada di grande traffico veicolare che crea un significativo inquinamento dell’aria nel limitrofo giardino giochi della scuola. La scuola è un bene comune che tocca tutti, non solo le famiglie che hanno figli in età scolare: riguarda e forma l’educazione dell’intera comunità, nessuno escluso.

Visto il perdurante silenzio nel merito delle domande poste al Sindaco, agli assessori nonché ai consiglieri comunali di maggioranza e minoranza, diviene lecito al comune cittadino presumere che i beni pubblici siano governati con pratiche di politica consociativa, facendo strame delle sbandierate promesse di partecipazione attiva della cittadinanza alla vita del paese: senza verità e senza informazione non c’è democrazia.

Addio “progetto campus”
il Comune rinuncia
e deve restituire i soldi

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Evviva l’Epifania, che tutti i campus si porta via! Non è solo un proverbio riadattato, ma è l’incredibile realtà.  Il Comune di Levanto, dopo aver ricevuto un contributo di circa 97 mila euro dalla Cassa Depositi e Prestiti, in aggiunta a un altro finanziamento di circa 90 mila euro dalla Filse, la Finanziaria ligure per lo sviluppo economico che fa capo alla Regione (in totale 187 mila euro), in 8 anni non è stato in grado di sviluppare la progettazione del polo scolastico e oggi deve restituire il finanziamento regionale maggiorato degli interessi. Lo si scopre sull’albo pretorio del Comune, con una determina, la n. 251 dello scorso 27 dicembre (clicca qui), senza che nessun amministratore si sia premurato di informare i cittadini: in particolare i genitori di figli in età scolare. Con buona pace delle dichiarazioni di insediamento della nuova amministrazione Agata, dove si elogiava la “conoscenza” dell’operato amministrativo, perché “una comunità così piccola ha la possibilità di poter sapere tutto ciò che avviene in maniera anche semplice” (clicca qui).

Un ennesimo progetto di “urbanistica creativa” prodotto dall’ex amministrazione Moggia e, nel sentiero del “rinnovamento nella continuità”, poi affondato ingloriosamente dall’amministrazione Agata: si tratta del famoso “campus scolastico” previsto in via dei Martiri, con l’obiettivo di accorpare scuola materna, scuole elementari, medie e superiori in una stessa area.

Nel 2010, nel programma elettorale, il candidato sindaco Maurizio  Moggia annunciava “la realizzazione di un nuovo complesso (…), (…) sul modello dei campus britannici, (…) un polo di concezione innovativa, pensato con l’aiuto di esperti e progettato all’insegna dell’interdisciplinarietà didattica”: è a pagina 6 (clicca qui), ma vale la pena dare un’occhiata anche agli altri numerosi buoni propositi lì elencati.

A tal fine, nel 2012 il Comune di Levanto sottoscriveva un “Accordo Quadro” con le società “Spedia S.p.A e S.C.A.M. soc.cons.r.l.” in cui si diceva che “(…)  le Società hanno sviluppato in circa venti anni di attività una comprovata esperienza nello svolgimento di azioni di marketing territoriale, di scouting imprenditoriale, di animazione economica e di supporto alle istituzioni pubbliche locali per il potenziamento delle vocazioni del territorio” con l’impegno di costituire un “Tavolo Permanente di Lavoro”. Non senza avere inserito una stranezza in materia di trasparenza amministrativa su un’opera pubblica così importante:  “Art. 4 Clausola di riservatezza. L’Amministrazione Comunale di Levanto e le Società si rendono reciprocamente garanti che il personale coinvolto nelle attività avviate a seguito del presente accordo quadro mantenga, nei confronti di qualsiasi persona non autorizzata, la riservatezza per quanto attiene ad informazioni e documenti riservati di cui possa venire a conoscenza”. Ad ogni buon conto, si presume che il Comune di Levanto avesse pagato a Spedia, per la sola indagine di “marketing”, oltre 90 mila euro: cioè quasi tutto il contributo ottenuto dalla Cassa Depositi e Prestiti (clicca qui).

Bisogna però aspettare il nuovo anno, il 2013, perché esca il primo articolo sulla stampa locale e sui portali online di informazione: forse in omaggio alla “clausola di riservatezza”? (clicca qui qui e qui)

Si arriva al novembre 2013. Preannunciato da un articolo di giornale con tanto di progetto grafico (l’unico a nostra conoscenza, visto che sul sito internet del Comune non è mai comparso), si tiene un convegno all’Hospitalia del Mare con la partecipazione del presidente di Spedia in cui si presenta la grandiosità dell’opera (clicca qui e qui). Peccato che solo sei mesi dopo, cioè il 23 marzo 2014, Spedia venga posta in liquidazione per chiusura definitiva (clicca qui). E così si chiude anche il “Tavolo Permanente di Lavoro”.

A lanciare l’allarme su Spedia l’11 gennaio 2014 era stato Matteo Melley, presidente della Fondazione Carispezia (clicca qui). Ma mentre Melley tre giorni dopo annunciava un drastico ultimatum (clicca qui), lo stesso giorno l’allora sindaco Maurizio Moggia difendeva ancora Spedia (clicca qui). Fin troppo facile chiedersi: chi aveva “suggerito” al Comune di Levanto di correre in soccorso a una società piena di debiti? Anche il Comitato Vallesanta aveva preso pubblicamente posizione contro questo partenariato a rischio, con un presidio tenuto il 25 gennaio 2014 alla Loggia (clicca qui) e spiegando i suoi dubbi su waterfront, depuratore e nuove scuole (clicca qui): venne accusato di catastrofismo e di remare sempre contro. La realtà, oggi, è sotto gli occhi di tutti.

Nonostante tutto, nel 2015, nel programma elettorale, il candidato sindaco Ilario Agata, “rinnovando nella continuità”, alla voce “GRANDI PROGETTI” (anche questi tutti da rileggere),  a pagina 10 pone nuovamente la realizzazione del “Campus.  (…) Creare una simile realtà significa fare in modo che le nuove generazioni sviluppino un legame ancora più radicato con il territorio. Compito della nuova Amministrazione sarà completare l’iter burocratico per l’approvazione del progetto”. Inoltre nello stesso programma si legge: “LEVANTO INSIEME ha deciso di essere molto chiara e trasparente per quanto riguarda le grandi opere (…)” (clicca qui). Concetto ripetuto alla stampa ancora nell’agosto del 2017 (clicca qui).

Oggi, però, la doccia fredda. E nella già citata determina dei giorni scorsi (clicca qui) si parla di “Restituzione a Filse S.p.a. di Genova delle somme concesse sotto forma di anticipazione finanziarie”. La spiegazione: le nuove norme richiedono che a base di gara venga posto il progetto definitivo, anziché il livello preliminare previsto dalla disciplina vigente al momento della concessione dell’anticipazione. Alla insuperabile necessità di approntare tale livello progettuale di maggior dettaglio, conseguono a carico della scrivente Amministrazione, oneri assai gravosi, in termini sia economici che di tempo necessario per la relativa elaborazione”. Come dire: scusate, ci siamo sbagliati. E allora ecco che “è necessario procedere ad assumere impegno di spesa di € 94.010,53, in favore di FILSE S.p.a. (…) di cui 4.400 per interessi legali”. Il tutto entro il 18 gennaio 2019. Non c’è che dire: davvero un bel tuffo nell’anno nuovo.

A questo punto attendiamo che il sindaco Agata (considerata la sua lunga carriera politica amministrativa iniziata nel 2005 e prima che lasci le sue funzioni, così come hanno già fatto le varie società partecipate e l’onnipresente – in ogni grande opera – pensionato direttore dell’Ufficio tecnico comunale) dia una spiegazione al riguardo, rendendo conto e rendiconto ai levantesi su come, in questi anni, abbia elargito soldi pubblici nelle fallimentari grandi progettazioni: primo progetto porto (ex Azienda Speciale, 60 mila euro), secondo progetto porto (Levante Sviluppo, 50 mila euro), secondo lotto fronte a mare (Levanto Waterfront, si presume 60 mila euro), campus (oltre 200 mila euro), oltre a consulenze e varianti di “urbanistica creativa”, per un totale di quasi mezzo milione di euro sperperati.

Ovviamente, siamo poi sempre fiduciosi di conoscere da lui cosa sia successo e succeda nell’annosa questione depuratore.

E, già che ci siamo, aspettiamo anche due parole sulla questione della gestione del bar Casinò: sul Secolo XIX si legge infatti che “dopo diversi tentativi di trovare una soluzione, il Comune e la Multiservizi hanno fatto causa alla ‘Synesthesia’” (clicca qui), la società che aveva in gestione il bar. Significa che la fidejussione rilasciata dalla società equivale a carta straccia? Se così fosse, chi l’aveva valutata e approvata? E ora chi pagherà il danno finanziario e i soldi della causa legale? Sarebbe interessante un parere della Corte dei Conti regionale.

Maladepurazione / 4
Il “gioiello” ha problemi:
liquami, puzza, proteste
Altri soldi per rimediare

Quarta e ultima puntata sulla ricostruzione della travagliata storia del depuratore consortile di Levanto e Bonassola. Dopo aver parlato di finanziamenti, di valzer di incarichi e di curiose compravendite (prima puntata), di avvio della progettazione e costi dell’opera (seconda puntata) e di permessi di costruire, trasparenza amministrativa, documenti mancanti o negati e di un intervento politico “dall’alto” (terza puntata), ora arriviamo alla costruzione dell’impianto e ai dubbi sul suo corretto funzionamento. Ricordando sempre che tutto quello che viene scritto è basato su documenti: o pubblici, ricavati dai vari siti internet istituzionali, o in possesso di consiglieri comunali e/o di ex consiglieri, o da articoli di giornale.

ANZIANI

Nel 2016 si arriva a fine lavori. Dal progetto iniziale sono però scomparsi i circa 800 metri quadrati di edifici residenziali e i 16 box auto che, posti sul mercato, avrebbero dovuto coprire parte dei costi del depuratore con il ricavato dalle vendite. Il motivo non è mai stato reso pubblico. Inoltre il previsto e auspicato collegamento alla rete fognaria di Bonassola (clicca qui) non è stato effettuato: verrebbe da pensare per la fretta di inaugurare la pista ciclabile nella primavera 2010, in concomitanza con le elezioni regionali e con relativa passerella a pedali delle varie autorità. E’ noto, infine, che la rete fognaria di Levanto è un colabrodo, in grado di far confluire solo parte dei liquami della città. Comunque, alla presenza delle massime autorità, il 27 giugno 2016 si inaugura in pompa magna l’opera di “ultima generazione”, con l’allora ministro per l’Ambiente Gian Luca Galletti che si spertica in complimenti e congratulazioni (clicca qui e qui), e con un comunicato stampa auto-elogiativo da parte di una delle società costruttrici, che “ha fornito e installato il cuore dell’impianto e cioè la sezione di trattamento biologico e ultrafiltrazione, una delle tecnologie più innovative per il raggiungimento di una depurazione efficace e a basso impianto ambientale” (clicca qui).

Si diceva che rispetto all’iniziale progettazione l’edificio si presenta notevolmente ridotto: dispone infatti solo di una piccola autorimessa e di due locali (anche questi molto ridimensionati rispetto al progetto iniziale) in cui si pensava di trasferire la sezione levantese della Croce Rossa, liberando così i locali che occupava nella vecchia stazione Fs per porli in vendita sul mercato immobiliare e coprire così gli annosi debiti di Levante Sviluppo, con tanto denaro pubblico buttato in discutibili progetti come il porto e la fallimentare gestione del fronte a mare su cui ancora oggi pende un pesante verbale di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate per oltre 1,5 milioni di euro (clicca qui). Come sempre si fanno reboanti proclami sulla grande idea di compravendita immobiliare, ma il risultato è stato quello di due aste andate deserte e vendita a trattativa privata (cioè, come sempre si svende con l’acqua alla gola).

Si parte da subito con un primo problema:  da un sopralluogo dell’ASL per verificare l’agibilità dei locali assegnati alla Croce Rossa, risulta che l’autorimessa non ha un’altezza che permetta l’ingresso delle autoambulanze (!), oltre a essere soggetta a frequenti allagamenti. Ma, soprattutto, i locali che avrebbero dovuto essere dedicati a infermeria e sede dei volontari non soddisfano le condizioni igienico sanitarie… (clicca qui e qui)

Si opta per una soluzione alternativa: si sposta la Croce Rossa nella Casa delle associazioni, in via Canzio, che a loro volta si spostano nei locali del depuratore. Si dice che le associazioni abbiano accolto la proposta con molte perplessità e che molte abbiano rinunciato.

Il depuratore viene messo in funzione e collaudato alcune settimane prima dell’inaugurazione, ma qualcuno nota che i fanghi di risulta della depurazione non verrebbero estratti con regolarità (da progetto dovevano essere prelevati con frequenza settimanale nella stagione  invernale e giornaliera in estate). Pochi giorni prima dell’inaugurazione nasce il secondo problema: il depuratore puzza, il mare è sporco e non depura tutto. Qualcuno dice che l’impianto deve ancora essere messo a punto e che l’inquinamento è stato provocato dallo scarico abusivo di liquami da parte di una grande barca cabinata (!) così, nel mese di luglio, viene giustificato ed emanato un divieto di balneazione   (clicca  qui).

Gli odori non calano e in mare si continuano a riscontrare anomale chiazze spumose: si presume che l’impianto non funzioni o, come alcuni sostengono, che sia “in modalità by-pass”. Cioè che scarichi i liquami direttamente in mare. Sembra poi che alcune parti importanti dell’impianto si siano danneggiate e che i ricambi per sostituirle saranno disponibili solo nel luglio del 2017. Cioè un anno dopo l’inaugurazione. E qui, stando sempre alle voci, però mai rese ufficiali, sarebbe sorto un terzo problema: per sostituire quelle parti danneggiate si sarebbe dovuto demolire un solaio in cemento armato (forse un errore di progettazione? O un errore di costruzione? O una svista della direzione lavori?).  Fin troppo ovvio sollevare un quarto problema: chi pagherà per gli eventuali presunti errori e la presunta malagestione del depuratore? Non certo i cittadini, si spera, sotto forma di aumento di imposte o di taglio di servizi.

Per fugare ogni mala interpretazione sarebbe ora che il sindaco di Levanto rendesse edotti tutti i cittadini su che fine abbia fatto il denaro pubblico speso nel “depuratore di ultima generazione”, di cui l’ex sindaco Maurizio Moggia ebbe a dichiarare che “(…) in mare va un prodotto pulito, è così pulito che l’acqua che avanza, quella purificata, viene, anche in questo caso, come a Santa Margherita, riutilizzata per innaffiare, giardini, si potrebbero innaffiare orti e quanto altro, quindi la sostenibilità di alcune tesi del comitato non regge perché il depuratore sarebbe una cosa troppo importante e straordinaria per la nostra qualità del mare (…)”. (clicca qui)

L’insistenza del Comitato Vallesanta nel richiedere conto e rendiconto al sindaco di Levanto Ilario Agata è dovuta al fatto che lui è l’unico superstite (in carica) dello svolgersi delle molteplici attività legate alle diverse società partecipate: infatti Levante Sviluppo e Levanto Waterfront  sono state poste in liquidazione per chiusura definitiva con atti amministrativi da lui avallati, mentre il direttore dei lavori, poche settimane dopo la consegna del depuratore,  è andato in pensione.

Si arriva così a questa estate 2018. Nel mese di maggio, con tanto di foto a corredo, il Comitato Vallesanta denuncia che la condotta di scarico a mare del depuratore perde liquami e non acqua “pulita” e “purificata” (clicca qui). Il 14 agosto il quotidiano “La Nazione” esce con il titolo “Sversamento in mare di liquami”, parlando di un episodio avvenuto nella giornata del 13 agosto  (clicca qui). L’indomani, giorno di Ferragosto, “Il Secolo XIX” esce con il titolo a tutta pagina “Levanto, guasto al depuratore: bagni vietati in Vallesanta” (clicca qui). Sui “social” si scatenano le proteste – in piena stagione turistica, ricordiamolo – e alcuni giorni dopo dal tombino soprastante la “terza spiaggetta” dove è stata collegata la nuova condotta fognaria proveniente da Bonassola (costo: circa un milione di euro perché nel 2010 c’era troppa fretta di inaugurare la pista ciclabile senza aver prima posato le tubature…) si verifica una perdita di liquami. La causa è subito attribuita a degli “scarichi abusivi” (clicca qui). Come al solito la colpa è sempre di qualcos’altro o di qualcun altro: il sospetto che forse i lavori non siano stati fatti a regola non viene mai preso in considerazione. Comunque sia, dopo le opportune verifiche e i vari scaricabarile si rimedia cementando la copertura e posandovi sopra un vaso di fiori (sì, è proprio così!) per meglio bloccare il tombino (clicca qui). Ma la fognatura esplode e riversa in mare liquami (e non acqua “purificata”…) in gran quantità, come testimonia questo video pubblicato su Facebook che non ha bisogno di commento.

Si susseguono le dichiarazioni a mezzo stampa dei vari responsabili, che parlano di nuovi interventi: prima per 300 mila euro (clicca qui), poi per un milione di euro (clicca qui) per far ritornare “un gioiello” l’impianto modello che era stato inaugurato – ma sì, ricordiamolo! – soltanto ventiquattro mesi prima, infine si ridiscende a 645 mila euro per fogne e depuratore (clicca qui). Un rodeo di cifre che lascia esterrefatti.

Nello stesso periodo si scopre anche che ci sarebbero “problemi” con lo smaltimento dei fanghi (clicca qui). Ma l’ex vicesindaco ed ex assessore (poi dimissionario) Luigi Lapucci interviene su Facebook e nega che ci sia qualcosa di scorretto al riguardo (clicca qui). A settembre il Comitato Vallesanta, attraverso un filmato, rivela che ci sono di nuovo perdite nello scarico a mare (clicca qui).

E siamo a oggi. Con un paio di considerazioni ancora da fare. Le perplessità e le critiche del Comitato Vallesanta non erano dovute al fatto di costruire “il” depuratore (ripetiamolo ancora una volta: era ed è un’opera indispensabile), quanto piuttosto “quel” depuratore e in quella zona franosa. Cifre alla mano, stando al bando di gara pubblicato sull’albo pretorio del Comune di Levanto, mentre per l’impianto di depurazione era previsto un costo di circa 3,2 milioni di euro, per le opere edili e per il consolidamento della zona franosa erano invece preventivati circa 3,4 milioni di euro (clicca qui). Una cifra assurda, che avrebbe potuto ridursi tantissimo costruendo l’impianto in un’altra zona del paese e destinando il denaro risparmiato al rifacimento della rete fognaria di Levanto e delle frazioni. Sono sotto gli occhi di tutti i quotidiani interventi di spurgo da parte dell’ex Acam, con sversamenti di liquami e puzza in tutte le strade di Levanto, specialmente durante la stagione turistica (clicca qui). Non è davvero consolante per cittadini e turisti che il progetto del depuratore abbia vinto il premio “La fabbrica nel paesaggio” indetto dalla “Federazione italiana dei Club Unesco”… (clicca qui)

Per fornire un termine di paragone sui costi, a ottobre 2018 nel Mantovano, in zona Parco del Po, viene dato il via a due nuovi depuratori, uno da 2,2 milioni di euro per il Comune di Monzambano (4.800 abitanti) e un altro da 3,2 milioni di euro per quello di Poggio Rusco (6.600 abitanti) (clicca qui): quest’ultimo servirà anche altri tre paesi, per un totale di quasi 11.500 abitanti.

Domanda: come mai costa “solo” 3,2 milioni di euro, in una zona delicata come quella del fiume Po, contro i 10 milioni (stima con tutti i lavori fatti e da fare) di quello di Levanto? Il Comitato Vallesanta non ha una risposta. Chi avrebbe la risposta, invece sta zitto e non parla: infatti, durante tutta questa difficile estate, dal sindaco Ilario Agata, ex presidente di Levante Sviluppo ed ex consigliere di Levanto Waterfront, non è uscita una sola parola al riguardo. Una scelta di “low profile” oppure un omaggio al principio “meglio non fare l’onda”? E mentre si fanno sempre più insistenti le voci di indagini già in corso sull’intera vicenda, non ci resta che concludere augurando a tutti i nostri lettori un buon 2019. Con la speranza che, come recita un antico adagio dei contadini liguri, non si tratti di un altro anno “di erba”.

(4^ puntata. Fine)

SUPERLOGO  

Maladepurazione / 3
Le leggi interpretate
e l’intervento da Genova

Terza puntata sulla ricostruzione della travagliata storia del depuratore consortile di Levanto e Bonassola. Dopo aver parlato di finanziamenti, di valzer di incarichi e di curiose compravendite (prima puntata) e di avvio della progettazione e costi dell’opera (seconda puntata), questa volta l’attenzione si sposta sui permessi di costruire, sulla trasparenza amministrativa, sui documenti mancanti o negati e su un intervento politico “dall’alto”. Ricordando ancora una volta che tutto quello che viene scritto è basato su documenti: o pubblici, ricavati dai vari siti internet istituzionali, o in possesso di consiglieri comunali e/o di ex consiglieri, o da articoli di giornale.

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L’area su cui oggi sorge il depuratore consortile di Levanto e Bonassola era classificato dal Piano di bacino in classe P3 (“suscettività al dissesto alta”, ovvero frana in movimento). Cioè non era possibile edificarvi sopra. Ma, in seguito all’acquisto dell’area da parte di Levanto Waterfront per la costruzione del primo lotto del fronte a mare, seguì una variazione al ribasso in classe P1 (“suscettività al dissesto bassa”). Cioè, con possibilità di edificare. Così un terreno non edificabile perché altamente franoso e pericoloso diventava edificabile. Tutto questo “in seguito alla bonifica e messa in sicurezza da parte della Comunità montana”, venne anni dopo spiegato dall’allora sindaco di Levanto, Maurizio Moggia (clicca qui). I lavori cosiddetti  “di messa in sicurezza” sono ancora sotto gli occhi di tutti e consistono in una canalina di smaltimento delle acque piovane (che molti ancora credono sia una scalinata per passeggiarvi) e un paio di reti anti-frana.

Il progetto depuratore incorre subito in due  ricorsi al TAR. Il primo venne intentato da uno studio di progettazione, presumendo che il vincitore del bando di gara non avesse i requisiti tecnici per partecipare al bando, oltre a un ribasso d’asta ritenuto eccessivo (-63 per cento, cioè essendo il prezzo base oltre 99 mila euro, il  prezzo di assegnazione del progetto risultò di circa 37 mila euro); il secondo ricorso venne fatto invece da parte dei titolari del limitrofo albergo in proprietà a un istituto religioso che contestavano l’eccessiva vicinanza del depuratore al loro immobile (per legge la distanza tra un depuratore e i fabbricati residenziali non dovrebbe essere inferiore a 100 metri). Comunque si procede con la risoluzione dei ricorsi, incaricando prestigiosi studi legali che vengono profumatamente pagati. Con soldi pubblici, come sempre.

Permessi di costruire scaduti e rinnovati a tempo di record

Il 30 dicembre 2010 viene rilasciato un primo Permesso di costruire (n. 34/2010) (clicca qui), che inspiegabilmente viene però  lasciato decadere per mancato inizio dei lavori.

Il 1° ottobre 2013 il dott. Ilario Agata inoltra domanda “(…) in qualità di presidente della Soc. Levante Sviluppo diretta ad ottenere il rinnovo del Permesso di Costruire N. 34 del 30/12/2010 (…)” e in solo 48 ore, cioè il 3 ottobre 2013, ottiene il rilascio di un nuovo “Permesso di Costruire n. 28 del 03/10/2013” (clicca qui). Nessun atto viene però pubblicato all’albo pretorio nei termini previsti dalle leggi in materia di trasparenza amministrativa. In ogni caso si poteva rilevare che questo nuovo progetto non era stato  sottoposto alle valutazioni di carattere ambientale (VAS, Valutazione Ambientale Strategica, e VIA, Valutazione Impatto Ambientale) e che “l’Autorizzazione Paesaggistica rilasciata dalla Regione Liguria in data 07 ottobre 2010 prot. 2968” era decaduta in data 29 luglio 2011 a seguito dell’approvazione del  Piano della Costa approvato dalla stessa Regione Liguria: “L’efficacia di ogni atto amministrativo e di governo deve essere conforme alle leggi vigenti al momento di emanazione dell’atto stesso”.

Ma non è finita, perché il 2 marzo 2015 viene rilasciato un terzo Permesso di costruire: “Variante a Permesso di costruire nr. 28 del 3/10/2013 per lavori in riduzione relativi a depuratore intercomunale”… (clicca qui). Si tratta di un semplice “avviso” e non del completo documento relativo al Permesso di costruire. E per di più con “lavori in riduzione”. Strano: di solito si parla di ampliamento dei volumi, difficilmente o quasi mai di riduzione. A meno che il progetto non fosse sbagliato. Sia come sia, sono rimasti sconosciuti sia la consistenza di tali lavori che – si presume – i relativi costi in diminuzione.

Torniamo indietro. Il 17 ottobre 2013, il Comitato Vallesanta, tramite i propri rappresentanti invia una diffida all’Amministrazione del Comune di Levanto nonché ai Dirigenti di Settore responsabili chiedendo di “procedere all’annullamento del Permesso di costruire n. 28 del 03/10/2013, in sub-ordine alla sospensione del titolo fino alla avvenuta regolare pubblicazione di tutti gli atti preliminari e conseguenti secondo le disposizioni di cui agli artt. 6, 38 e 39 del dlgs 33 del 14 marzo 2013”. Inoltre di “procedere alla regolare pubblicazione degli atti amministrativi e di governo     secondo le disposizioni di cui al dlgs 33 del 14 marzo 2013 e legislazione collegata, in particolare sui disposti “Anticorruzione”; quindi di “procedere alla regolare pubblicazione delle informazioni ambientali secondo le disposizioni di cui all’art. 40 dlgs 33 del 14 marzo 2013”; e ancora di “procedere all’immediata verifica della legittimità operativa della società pubblica Levante Sviluppo S.p.A., con contestuale sospensione dell’attività operativa della medesima società nel percorso di accertamento”. Infine chiede di “predisporre gli eventuali atti sanzionatori anche in ordine all’art. 46 del dlgs 33 del 14 marzo 2013”. Il 12 novembre 2013  il Comune di Levanto invia al Comitato Vallesanta una nota di riscontro da cui sostanzialmente si rileva che non esistono obblighi in materia di trasparenza amministrativa in materia di lavori pubblici e che le pratiche edilizie sono regolari (clicca qui).

Il Comitato Vallesanta insiste e il 26 novembre 2013 rivolge istanza al “Segretario Comunale e Responsabile della Prevenzione alla Corruzione”, ricevendo come risposta che è impossibile avere la documentazione se non attraverso un formale processo di richiesta della documentazione. Domanda: perché tanta formalità sulla documentazione di un’opera pubblica che, in quanto tale,  dovrebbe perciò essere nota e accessibile a ogni cittadino? (clicca qui)

Un’opera di “rilevantissimo interesse pubblico”

Il 21 gennaio 2014 il Comitato Vallesanta rivolge ancora un’ultima istanza al “Segretario comunale – Responsabile della prevenzione alla corruzione, nonché in materia di trasparenza per il Comune di Levanto”. Che però risponde che “(…) vale la pena richiamare il rilevantissimo interesse pubblico alla realizzazione dell’opera di cui sopra, a fronte del quale non sono quindi ravvisabili interessi idonei, anche solo in astratto, a prevalere in vista di ipotetici atti di annullamento d’ufficio invocati. Distinti saluti. (…)”. (clicca qui)

Ben diversa al riguardo è l’opinione sulla trasparenza amministrativa in materia di opere pubbliche espressa da Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), che  così risponde alla domanda: cosa possono fare i comuni cittadini? “Le democrazie che funzionano sono le democrazie in cui i cittadini controllano –  spiega Cantone – e la corruzione non è un reato perfetto perché lascia sempre traccia”. E aggiunge: “Noi abbiamo gli strumenti della cosiddetta “amministrazione trasparente” che ci consentono di sapere cosa fanno i nostri enti pubblici: possiamo controllare come Comuni, Province e Regioni fanno gli appalti, quanto pagano, quante varianti ci sono, se guarda caso si usano sempre procedura fuori regola, le cosiddette procedure negoziate, se a vincere le gare sono sempre gli stessi soggetti. Serve un comitato civico che faccia da sentinella per vedere come funziona l’amministrazione. Forse al massimo si viene scambiati per rompiscatole quando si va a chiedere ragione, ma rappresenta il vero e grande strumento di controllo che si può fare nel pubblico. Si chiama controllo civico che è il vero controllo che funziona nelle democrazie”. (clicca qui)

Forte di questa convinzione, il Comitato Vallesanta decide allora di alzare il tiro e il 26 febbraio 2014 scrive una “Lettera aperta al presidente Burlando e al Consiglio regionale della Liguria” (clicca qui) esprimendo ancora una volta i numerosi dubbi sulla trasparenza nella realizzazione dell’opera, sui costi, sui permessi di costruire, e anche sulla rete fognaria “collassata, vetusta e assolutamente inadeguata”. Né il presidente, né la maggioranza in Regione e nemmeno l’opposizione si sono mai presi cura di rispondere.

Ma l’azione del Comitato non dev’essere passata inosservata a Genova. E c’è da supporre che vi sia stato un intervento dall’alto. Tanto che pochissimi giorni dopo, il 1° marzo 2014, l’allora sindaco Maurizio Moggia e l’allora presidente di Levante Sviluppo, Ilario Agata, indicono una conferenza stampa dove, con l’obiettivo di “dare un taglio alle polemiche”, parlano di “massima trasparenza” e mettono sotto accusa il Comitato Vallesanta, anche con ironia (clicca qui).

Ma il presidente Burlando va oltre e compie un gesto significativo: il 12 giugno di quello stesso 2014, in compagnia degli assessori regionali Enrico Vesco e Renzo Guccinelli, viene di persona a Levanto, dove l’allora sindaco Maurizio Moggia gli presenta le opere in corso di costruzione. E il governatore, sorridente e soddisfatto, lancia un messaggio forte e chiaro: “Il depuratore è un’opera fondamentale per la tutela dell’ambiente in una località di mare a grande vocazione turistica” (clicca qui). Come dire: basta diffide e proteste, ora in campo ci sono io. Sulla stampa non escono più notizie sul depuratore, se non due anni dopo per annunciare trionfalmente il suo completamento e l’inaugurazione, il 27 giugno 2016.

(3^ puntata. Continua)

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