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Il giallo del Casinò
e il rosso del Comune

casinò

Il 27 agosto 2016 sul sito internet del Comune di Levanto è apparso un comunicato dai toni pieni di soddisfazione (clicca qui):  la “Levante Multiservizi srl”, la società partecipata dal Comune di Levanto al 60% e dai privati al 40% e titolare della concessione dello storico edificio del Casinò Municipale, affidava fino al dicembre 2020 la locazione di bar e ristorante situati al piano terra alla ditta “Synesthesia srl” di Monza «con un’offerta economica di 57.700 euro annui e ottenendo una valutazione complessiva di 92,25/100 sul complesso dei requisiti richiesti, superando la società levantese di A.L. che aveva partecipato alla gara e che ha ottenuto una valutazione complessiva di 64,12/100». Seguivano dichiarazioni soddisfatte del presidente di Levante Multiservizi, Vittorio Tuvo, dell’amministratore delegato della società, Davide Daneri, e del  sindaco di Levanto, Ilario Agata. Tra le varie cose veniva messo in risalto che «bar e ristorante resteranno aperti tutto l’anno, con orari diversi tra estate e inverno».

Venerdì 15 dicembre 2017 sul Secolo XIX (clicca qui) è invece stato pubblicato l’articolo dall’eloquente titolo “Il bar Casinò resta chiuso / l’assenza dei gestori è un giallo”, precisando subito dopo: “Ferie finite, ma Synesthesia avrebbe pagato solo in parte”

E dire che la ditta di Monza era stata scelta proprio per «rilanciare soprattutto l’aspetto qualitativo dei servizi». E il sindaco Agata si era dichiarato «soddisfatto nel vedere che la gestione delle infrastrutture pubbliche e dei servizi ad esse connessi risulta particolarmente appetibile dagli imprenditori del settore»

A distanza di un anno la scelta non sembra essere stata particolarmente felice, almeno stando a quanto si legge. Se così fosse, adesso ci si aspetta di sapere se e quanti soldi il Comune di Levanto – tramite Levante Multiservizi – abbia perso nell’operazione e, nel caso, chi pagherà per quella che appare una non felice «valutazione di tre generi di offerte: economica, qualitativa e professionale». Perché, vale la pena ricordarlo, il denaro pubblico è quello dei cittadini.

Mare e consumo di suolo
chi ha salvato Levanto?

porti liguria

“Il Secolo XIX” di oggi, 14 dicembre 2017, pubblica un’inchiesta dal titolo “La Liguria sempre meno verde, cemento sul 64 per cento della costa” e parla del consumo di suolo lungo il mare: in questa triste classifica la nostra regione è la seconda in Italia, subito dietro la Calabria. A corredo del servizio c’è anche questa foto, eloquente: è contenuta nel volume “Vista mare. La trasformazione dei paesaggi costieri italiani” di Edoardo Zanchini e Michele Manigrasso, che Legambiente presenterà oggi a Roma. Per fortuna non c’è Levanto.

E’ il caso di ricordare che avrebbe potuto esserci anche il nostro paese, se fosse stato realizzato il mega-porto contro cui si opposero Comitato Vallesanta e cittadini, con l’appoggio di Legambiente, Italia Nostra e Fai?

Ed è il caso di ricordare i nomi di chi voleva il maxi-porto e si era adoperato – contro ogni logica ambientale – per farlo realizzare?

La guardia però non va abbassata: gli interessi economici sono soltanto sopiti, non scomparsi

Denaro e opere pubbliche
ma quale trasparenza?

foto sito

E’ opinione diffusa che le società partecipate dai Comuni o da altri enti statali (sia in forma pubblica che in forma pubblico/privata) siano state e siano tuttora una delle tante cause dell’aumento del debito pubblico: una di queste è la mancanza di notizie (trasparenza amministrativa) circa le attività svolte da tali società. In particolare, le modalità con cui si indirizza e si utilizza il denaro pubblico: i progetti sono infatti segreti e resi pubblici a cose fatte, i bilanci e le attività sociali non sono resi pubblici oppure lo sono ma in forma estremamente sintetica.

Levanto non sfugge a questa mala gestione. Il 25 settembre 1998, quasi vent’anni fa, il Comune costituì la “Levante Sviluppo S.p.A.”, società oggi posta in liquidazione per la definitiva chiusura: nessun bilancio però è stato mai pubblicato e nessuna relazione sulle attività della società è stata mai resa pubblica. E dire che la società, oltre ad aver costituito  a sua volta (il 10 luglio 2006) un’altra società denominata “Levanto Waterfront srl” (oggi in liquidazione per la definitiva chiusura), ha svolto una intensa attività: la compravendita degli immobili scolastici di Lizza e Dosso, la compravendita dell’ex stazione ferroviaria, la compravendita di gran parte dell’ ex viadotto ferroviario (fronte a mare di Vallesanta), la realizzazione e la  compravendita (attraverso la controllata “Levanto Waterfront srl”) dei box e dei negozi del fronte a mare di Vallesanta, la compravendita (attraverso la controllata “Levanto Waterfront srl”) dei terreni dove sorge il depuratore (oltre 10 mila metri quadri di terreni limitrofi), la gestione degli appalti e dei lavori per la costruzione del depuratore. Si tratta di denaro pubblico per decine di milioni di euro, peraltro (in gran parte) gravati da accertamenti dell’Agenzia delle Entrate di cui sono sconosciuti (o nascosti) gli esiti.

Destano così stupore alcune notizie pubblicate nei giorni scorsi sul Secolo XIX. A proposito del fronte a mare si apprende, dalle dichiarazioni dell’ex assessore Luigi Lapucci (1 novembre, clicca qui), che esiste un ulteriore progetto, si presume commissionato dal Comune di Levanto, per la sistemazione del tratto Ghiararo-Gritta del fronte a mare. Sorge una domanda: chi pagherà nel frattempo i cospicui costi del faraonico progetto commissionato dalla  “Levanto Waterfront srl” nello stesso tratto Ghiararo-Gritta (il cosiddetto “secondo lotto”) per la realizzazione di 161 box auto con soprastante parco urbano?

Inoltre, a proposito del depuratore sempre dal Secolo XIX si viene a sapere (6 novembre, clicca qui) che alcuni cittadini lamentano i forti odori che rilascia nell’aria. Sorgono altre domande: è provato che il depuratore effettivamente svolga la regolare depurazione fognaria? Sono vere le voci che dicono che il depuratore sia affetto da cronico malfunzionamento? E’ vero che alcuni mesi fa sono state rilevate parti di impianto non idonee e che per sostituirle (nei primi giorni di agosto) si sia dovuti intervenire con la demolizione di un solaio in cemento armato? Siamo certi che l’impianto non sia spesso in funzione “by-pass”, cioè scarichi direttamente in mare escludendo la fase di depurazione?

Al Sindaco (che ricordiamo essere stato per molti anni Presidente nonché Consigliere di amministrazione di tutte le società partecipate) chiediamo, riprendendo un passaggio del suo programma elettorale, risposte chiare e trasparenti: «per fare un rendiconto alla cittadinanza in merito alle attività svolte»…

Bilancio consolidato, ecco
la grandissima coalizione

foto cova

Dalle dichiarazioni contenute negli ultimi articoli pubblicati sul Secolo XIX (clicca qui) è lecito pensare che a Levanto stia nascendo un nuovo ordine politico-amministrativo, lo stesso che si sta definendo a livello nazionale con l’approvazione dell’ennesima legge elettorale: una “grande coalizione” tra centrodestra e centrosinistra. Infatti, negli articoli sull’approvazione del bilancio comunale (cioè, il principale documento di programmazione economica e politica del Comune) risalta che la sintonia tra il Sindaco (Pd), la capogruppo di opposizione (Fratelli d’Italia), nonché (salvo smentite) l’assessora al bilancio (Rifondazione Comunista) è totale: cioè, siamo addirittura arrivati alla “grandissima coalizione”, dall’estrema destra all’estrema sinistra.

Da tempo il Comitato Vallesanta chiede al Sindaco (che ricordiamo essere stato presidente della Levante Sviluppo SpA nonché consigliere di amministrazione della Levanto Waterfront srl) e all’assessora al bilancio la pubblicazione dei conti delle società partecipate, con il bilancio consolidato reso pubblico in modalità analitica e dettagliata (cioè la pubblicazione di tutti i dati e le cifre che conducono ai risultati delle singole voci del bilancio) da cui potrà  emergere se la trasparenza amministrativa sia solo invocata o invece veramente praticata. (Per consultare o scaricare i bilanci relativi al 2015 di Levante Sviluppo Spa e Levanto Waterfront srl clicca qui e poi qui).

Il Comitato teme che la svalutazione e la (s)vendita degli immobili (piano terra della vecchia stazione FS, negozi e box del fronte a mare) attualmente di proprietà delle società Levante Sviluppo SpA e Levanto Waterfront srl (ambedue in liquidazione per cessazione dell’attività) porteranno a un sostanziale aggravio nelle casse comunali: circola addirittura voce che il pianoterra della vecchia stazione FS da una base d’asta stimata in oltre 1,6 milioni di euro sarà ceduto per appena 700 mila euro, cioè – se fosse vero – 900 mila euro in meno. Altre centinaia di migliaia di euro potrebbero essere perse anche con la svalutazione e la (s)vendita degli immobili (negozi e box del fronte a mare).

E’ apprezzabile la dichiarazione rilasciata al Secolo XIX del 12 ottobre dall’ex-assessore Luigi Lapucci  (“Sono uscito dell’amministrazione perché non condividevo le scelte, ma continuerò a occuparmi di Levanto per i cittadini e per le duecento persone che mi hanno votato”: clicca qui). Ma ai fini di una reale trasparenza amministrativa, sarebbe anche utile ai cittadini – elettori di Lapucci e non – conoscere quali siano state le scelte non condivise che lo hanno portato alle sue dimissioni e che ad oggi restano ancora sconosciute.

Multiservizi, bilancio ok
con i park a pagamento?

Leggere i bilanci non è facile, specie quando sono redatti in forma sintetica. Siamo certi che chi ricopre e rappresenta il delicato ruolo di controllo (Presidente della Commissione consiliare al Bilancio) abbia un’ampia visione dei problemi nonché maggiori elementi e notizie che vadano oltre le restrizioni della sintesi, tali da poter valutare la correttezza amministrativa.

Visto però l’interesse di molti cittadini alle notizie pubblicate dal Comitato Vallesanta, pubblichiamo  alcuni dati relativi alla Levante Multiservizi srl (fonte: Bilancio 2016, clicca qui), la società che ha in gestione dal Comune il litorale, il Casinò, l’area nautica di Vallesanta e tutti i parcheggi.

Le cifre dicono che a fronte di ricavi per 2.325.861 euro, nell’esercizio 2016 la Multiservizi ha conseguito un risultato di 237.693 euro (prima delle imposte) e un utile netto di 152.604 euro (al netto delle imposte). La quota di competenza degli utili netti ai soci privati è del 40%, quindi pari a 61.041,60 euro, per cui l’utile netto per il Comune di Levanto è di 91.562,40 euro.

Ricordiamo che oltre ai dipendenti fissi e a decine di dipendenti stagionali, Levante Multiservizi ha in carico un presidente, un amministratore delegato, un consigliere di amministrazione, un direttore generale, diversi consulenti e professionisti all’uopo incaricati.

Per chi non avesse tempo o voglia di spulciare le varie voci dei ricavi pubblicate nel bilancio 2016, le riportiamo qui di seguito.

CANONI GESTIONE CASINO’ BAR: 25.000 euro;

BOLLINI SOSTA: 29.508 euro;

RICAVI STABILIMENTO BALNEARE CASINO’: 688.895 euro;

RICAVI MINETTI: 191.198 euro;

RICAVI PARCHEGGIO GIORNALIERO: 330.927 euro;

RICAVI PARCHEGGIO CAMPER: 41.115 euro;

RICAVI PARCHEGGIO CORSO ROMA: 13.506 euro;

RICAVI PARCHEGGIO STAZIONE: 222.766 euro;

RICAVI PARCHEGGIO CANTARANA: 25.028 euro;

RICAVI PARCHEGGIO VIA GALLI: 9.199 euro;

RICAVI PARCHEGGIO ABBONAMENTI: 139 euro;

PARCHEGGI VIA XXV APRILE: 52.304 euro;

RICAVI VALLESANTA RESIDENTI: 79.260 euro;

RICAVI VALLESANTA CONVENZIONI: 19.088 euro;

RICAVI POSTI BARCA LA PIETRA: 24.246 euro;

RICAVI CANOE: 6.590 euro;

RICAVI VALLESANTA SOSTA MARE: 48.832 euro;

RICAVI VALLESANTA MOVIMENTAZIONI: 290.791 euro;

RICAVI VALLESANTA SOSTA IMBARCAZIONI: 188.813 euro;

RICAVI SERVIZI VARI: 7.390 euro;

ALTRI RICAVI E PROVENTI: 31.266 euro.

Il totale fa appunto 2.325.861 euro.

A questo punto sorgono però spontanee alcune considerazioni.

  1. Il ricavo annuale dei “parcheggi a pagamento” ammonta, nel 2016, a oltre 690.000 euro (694.845 euro, per l’esattezza): il servizio consiste nello svuotare periodicamente le macchinette automatiche per il pagamento della sosta, oltre al controllo periodico della regolarità oraria dei tagliandi esposti sugli automezzi. Personale addetto: massimo 2-3 persone nei mesi estivi, 1-2 persone nei mesi invernali.
  2. Il servizio potrebbe essere svolto direttamente dal Comune di Levanto se, tra le decine di dipendenti, ne individuasse un paio che, con l’ausilio di un vigile urbano, gestissero detto servizio: invece il Comune di Levanto, da anni, ha conferito la gestione del servizio alla Levante Multiservizi srl riconoscendole un compenso pari al 43% dell’intero ricavo, cioè poco meno di 300.000 euro (298.783,35 euro per l’esattezza).
  3. Considerato che i bilanci della Levante Multiservizi presentano utili poco significativi rispetto alle attività svolte (ricordiamolo ancora una volta: ha in gestione il litorale, il Casinò, l’area nautica di Vallesanta e tutti i parcheggi), è evidente che se il Comune di Levanto (come altri Comuni già fanno) gestisse in proprio i parcheggi a pagamento (visto che i dipendenti non mancano e la manutenzione delle strade e dei parcheggi è a carico esclusivo del Comune), la Levante Multiservizi avrebbe il bilancio in perdita per centinaia di migliaia di euro. Dunque, la società si regge grazie ai ricavi dei parcheggi a pagamento? Se così fosse, dove sarebbe il vantaggio per i cittadini di Levanto?

Bilancio non approvato
ecco le cifre del rischio

LapuAnse

La denuncia – inquietante – è partita da Luigi “Gino” Lapucci, un passato da vicesindaco (5 anni) e da assessore (2 anni) prima di dimettersi da tutto, in disaccordo con l’amministrazione Agata. “Il Comune di Levanto non è stato in grado di approvare entro i termini di legge del 30 settembre il Bilancio consolidato”. Una strada, cioè, che potrebbe portare dritta al commissariamento dell’ente.

La risposta – ancora più inquietante – viene del capogruppo dell’opposizione, Nadia Anselmo: “E’ stato rinviato… Non ci hanno dato spiegazioni particolari. Semplicemente non erano riusciti a preparare la pratica e l’hanno ritirata dall’ordine del giorno che era già stato fissato”. (Il dialogo è apparso su Facebook in data 1° ottobre 2017 ed è riportato qui sopra).

Nadia Anselmo – è bene ricordarlo – è il Presidente della “Commissione consigliare al Bilancio”. Se non aveva lei notizie precise, chi doveva averle? E se Lapucci non avesse denunciato questo fatto gravissimo (il bilancio consolidato è quello che ricomprende anche le attività o le passività delle società controllate) l’opposizione – che, lo ricordiamo, con i suoi voti rappresenta mezzo paese – avrebbe taciuto? Cosa significa questo? Disattenzione? Leggerezza? O che altro?

Nel tempo il Comitato Vallesanta ha pubblicato notizie sulle società partecipate dal Comune di Levanto che avrebbero dovuto allarmare non solo l’ex vicesindaco e assessore Lapucci, ma soprattutto i consiglieri di opposizione. Ecco alcune cifre rilevate dai bilanci relative ai debiti delle società partecipate in fase di liquidazione e definitiva chiusura (come sempre desunte da documenti ufficiali).

 

Debiti bancari ed esigibili

Levante Sviluppo S.p.A.  (in liquidazione dal 2015)…………………….. Euro  1.573.451,07

Levanto Waterfront srl    (in liquidazione dal 2015)…………………….. Euro  1.119.856,00

 

Accertamenti fiscali da definire

Levanto Waterfront srl   (in liquidazione dal 2015 )…………………….. Euro  1.501.526,64

                                                                                 

                                                                                                  TOTALE…………….  Euro  4.194.833,71

Porto di Vallesanta
«Sono sempre i soliti…»

NO_72_Bern digaNel gennaio 2012 l’allora presidente di Levante Sviluppo Spa, Ilario Agata, aveva presentato ai Comuni di Levanto e di Bonassola la richiesta per avere in concessione per 50 anni spazi a terra e specchi acquei (oltre 61 mila mq) per la costruzione del porto turistico di Vallesanta, a cui seguirono le delibere di approvazione dei Consigli comunali di Bonassola e di Levanto. Tutto questo era però in difformità ai piani urbanistici comunali e regionali. Seguì una protesta popolare con manifestazioni e raccolta firme e il progetto fu accantonato.

A distanza di cinque anni il Comune di Bonassola ha approvato una variante al Piano di utilizzo delle aree demaniali (PUD) che, in apparenza, razionalizza gli arenili e alcuni tratti aperti sul lungomare del percorso della pista ciclabile Levanto-Bonassola, ma dove è inserita nella delibera e nella “Relazione – Disciplina normativa”  una apparentemente innocua frase: “nelle more della definizione del procedimento ex D.P.R. 509/97 avviato nel 2012” si prende atto del complessivo progetto del Porto Turistico di Vallesanta… E se nessuno se ne accorge, ecco riesumata l’istanza e inserito il progetto nel Piano urbanistico! (clicca qui).

Nella delibera del Comune di Bonassola (clicca qui) in cui dovrebbero discutere le osservazioni presentate dal Comitato Vallesanta e da Legambiente – La Spezia è singolare il tenore del dibattito: il Sindaco afferma “le nostre modifiche al piano presupporrebbero il fatto che noi saremmo d’accordo nel prossimo futuro di dare il via a un vecchio progetto che c’era di realizzazione di un porticciolo in Vallesanta. (…). Noi non ci abbiamo proprio pensato, perché io non sapevo nemmeno che ci fosse questo progetto…”. E in seguito afferma che  “la frase – nelle more della definizione del procedimento ex D.P.R. 509/97 avviato nel 2012 – è stata inserita di concerto con gli uffici regionali per sola presa d’atto della pendenza del procedimento relativo al “Progetto preliminare di razionalizzazione dell’area di Vallesanta nei comuni di Levanto e Bonassola” avviato nel 2012, che, tuttavia, non è oggetto della presente variante”…

Non è proprio così: infatti, se se ne prende atto, il porto è inserito nella variante; se invece “non è oggetto della presente variante”, non se ne prende atto e allora si elimina la frase dalla delibera e anche dalla “Relazione – Disciplina normativa”. Così facendo,  si salverebbero invece tutti gli altri punti della variante.

Probabilmente, non essendo a perfetta conoscenza dell’oggetto del contendere (forse chi avrebbe dovuto informarlo aveva tralasciato di farlo), il Sindaco afferma di aver consultato un non ben precisato studio legale, e prosegue dicendo che “l’osservazione, pertanto, non viene accolta. Questo, ci siamo consultati con lo studio legale e ci han detto “rispondendo così noi siamo sereni”, meglio usare un altro termine… siamo abbastanza”.

Cioè, “abbastanza sereni”… E con questo è detto tutto. O quasi tutto, se non fosse per l’intenso dibattito seguito alle dichiarazioni del Sindaco e che integralmente di seguito trascriviamo:

«BONARINI: Sono i soliti…

SINDACO: Quindi… ma poi tra l’altro nessuno di noi…

CAMPODONICO: non è mio parente…

BONARINI: …uno per la verità alla lontana è mezzo parente di mia moglie, lontano eh…

SINDACO: Quindi, chi è favorevole a questa risposta…?».

 La delibera riporta, a conclusione della trascrizione del dibattito e delle formalità di composizione della stessa delibera, la frase  “formulando le contro deduzioni analiticamente esposte…” : analiticamente esposte da chi?

Si distingue, per l’eleganza e la profondità delle dichiarazioni, l’intervento del consigliere Adastro Bonarini, vecchio politico di lungo corso con ultradecennali esperienze come membro autorevole dell’Amministrazione comunale di Bonassola (come sindaco e come pro-sindaco), oltre che con anni di proficua attività amministrativa a capo della (fu) Comunità Montana della Riviera Spezzina.

In ogni caso, vista la vacuità della risposta alle osservazioni presentate, il Comitato Vallesanta e Legambiente – La Spezia hanno trasmesso controdeduzioni alla delibera n. 14 del Comune di Bonassola (clicca qui).

Porto di Vallesanta
ritorna il rischio

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Per la spiaggia di Vallesanta ritorna il rischio di un porto turistico. Dopo la bocciatura nel giugno 2012 da parte della Regione Liguria del maxi-progetto presentato da Levante Sviluppo, la trasformazione dell’arenile in porto ritorna oggi con il PUD (Piano di utilizzazione delle aree demaniali marittime) approvato lo scorso 18 febbraio dal Consiglio comunale di Bonassola.

Ripercorriamo la vicenda. Nel gennaio 2012  il dott. Ilario Agata (oggi sindaco di Levanto) in qualità di Presidente della Levante Sviluppo S.p.A. (oggi in fase di liquidazione e definitiva chiusura), presentava istanza ai Comuni di Levanto e Bonassola per il rilascio di una concessione demaniale della durata di 50 anni finalizzata alla costruzione di un porto turistico: associazioni ambientaliste, associazioni di commercianti e centinaia di cittadini si opposero al progetto, che fu poi bocciato dalla Regione Liguria  e quindi accantonato (clicca qui).

A distanza di cinque anni, con la Delibera n. 4 del Consiglio comunale di Bonassola del 18 febbraio 2017  “Variante al progetto di utilizzo delle aree demaniali e degli specchi acquei. Approvazione” e con perfetto linguaggio “burocratese”, con specifiche motivazioni “viene previsto, nelle more della definizione del procedimento ex D.P.R. 509/97 avviato nel 2012, l’utilizzo a spiaggia libera attrezzata della spiaggia libera a levante e a ponente dello scoglio del Bernardone in Loc. Vallesanta da attrezzare ai sensi delle “Linee Guida per le spiagge libere e libere attrezzate” approvate con D.G.C. 512/2004, mediante anche la realizzazione di strutture a servizio della stessa (chiosco bar, cabine…)”, oltre che “è, infatti, prevista (…) in Loc. Vallesanta, nelle more della definizione del procedimento ex D.P.R. 509/97 avviato nel 1997, la conferma di tutti i 29 ormeggi attualmente in concessione (…)” (clicca qui e qui).

Ora, “nelle more” è una locuzione tipica del linguaggio giuridico e burocratico e significa “nell’intervallo di tempo che intercorre fra l’avvio di un iter burocratico-giuridico e la sua conclusione”. Tradotto, vuole dire che solo in via provvisoria (e dunque transitoria…) l’arenile di Vallesanta sarà destinato a spiaggia attrezzata e lo specchio acqueo adibito a parco boe: ma soltanto nel tempo di attesa che venga approvato il progetto del porto presentato nel 2012… Ne consegue che, con poche parole burocratiche, si costituisce l’inserimento nella delibera della variante del PUD del citato progetto del porto presentato nel 2012, così che la stessa delibera (con indirizzo prevalente alla razionalizzazione del golfo e degli arenili di Bonassola) nella zona di Vallesanta di Levanto, modifica sostanzialmente l’utilizzo dello specchio acqueo e dell’arenile di Vallesanta. Con il significativo ampliamento (rappresentato nelle planimetrie del previsto “Progetto preliminare di razionalizzazione dell’Area Nautica in Località Vallesanta di Levanto e Bonassola”, cioè il porto turistico) delle dighe fino a una altezza di metri 7 e di oltre 1000 metri quadri di banchine in cemento previste in sostituzione dell’arenile, contestate nelle osservazioni del Comitato Vallesanta sottoscritte da oltre 1000 cittadini nonché alle osservazioni presentate da Legambiente, in merito alle quali, a oggi, risultano sconosciuti gli esiti.

Si potrebbe obiettare che il PUD in questione riguarda Bonassola e non Levanto, ma ciò è vero soltanto dal punto di vista dei confini catastali. La zona di Vallesanta, infatti, insiste solo ed esclusivamente sul golfo di Levanto ed è quindi importante salvaguardare il contesto ambientale levantese, non dunque quello di Bonassola. Per questo Comitato Vallesanta e Legambiente La Spezia hanno prontamente presentato al Comune di Bonassola osservazioni con diffida (clicca qui), con registrazione protocollo n. 1789 del 24-03-2017.

Ma la puzza di m…
è “associativa”?

altanLa domanda contenuta nel titolo, ancorché poco elegante, sorge spontanea leggendo le dichiarazioni del sindaco Ilario Agata pubblicate sul Secolo XIX di sabato 4 febbraio 2017, a proposito dell’arrocco tra Croce Rossa e associazioni per occupare i locali nel nuovo depuratore di Vallesanta. Ricapitoliamo.

Il 14 gennaio il Secolo XIX pubblica a pagina 23 un articolo dal titolo eloquente: “Croce Rossa, Asl boccia la nuova sede”. E poi spiega: “I locali nell’area del depuratore non idonei per carenze igieniche e strutturali” (clicca qui).

Tutto nasce da un sopralluogo effettuato in data 21 dicembre 2016 dall’Asl 5 – Dipartimento di Prevenzione Igiene e Sanità pubblica, diretto dalla dottoressa Anna Maria di Capua, di cui il Secolo XIX aveva già dato notizia il 29 dicembre 2016 (clicca qui). L’intenzione del Comune di Levanto era quella di destinare i locali ricavati nel nuovo depuratore Acam alla sezione levantese della Croce Rossa, stante lo sfratto dall’attuale sede ospitata al piano terra dell’ex stazione ferroviaria. Ma nel verbale della verifica, inviato poi al sindaco Ilario Agata (clicca qui), l’Asl cita parecchie “criticità”, tra cui «la presenza di un forte odore sgradevole nel locale ispezionato di probabile origine dal trattamento dei liquami» e anche «assenza di aperture fenestrate apribili».

Ancora il Secolo XIX, il 4 febbraio 2017, a pagina 21 (clicca qui), riferisce invece la nuova proposta formulata dal sindaco Agata in un incontro tenuto lunedì 30 gennaio: Croce Rossa nella “casa delle associazioni” in via Canzio e associazioni trasferite nei locali del depuratore, «dove potranno disporre di una superficie di circa 140 metri quadrati».

Ma se per la “casa delle associazioni” si parla già di «un imponente intervento di ristrutturazione per riconvertire e adeguare i locali», della puzza di m… e della mancanza di finestre apribili nei locali adiacenti il depuratore invece non si fa neppure cenno. Il sindaco sa già che le associazioni non ne risentiranno oppure le doterà di spray deodoranti e di tappi per il naso?

Levante Sviluppo chiude
Ma chi lo sapeva?

ARTICOLI

Sul Secolo XIX di oggi, 4 febbraio 2017, a pagina 21 si legge: «In attesa del trasferimento la Croce Rossa potrà chiedere il rinnovo temporaneo dei locali al liquidatore della Levante Sviluppo, la società a partecipazione pubblica e privata, proprietaria del piano terra dell’ex stazione ferroviaria sul lungomare»…  Ma come, va in liquidazione così, nel silenzio generale, la società che ha traghettato l’urbanistica di Levanto nel terzo millennio, dando al paese «una bella passeggiata con parco lineare urbano e pista ciclabile», oltre a box auto, locali commerciali di successo, il riassetto dell’area nautica (il maxi-porto no: a quello ha messo i bastoni tra le ruote la Regione Liguria), che per i cittadini («che non hanno messo soldi, ma sono i privati a finanziare») ha comportato «un ritorno di due milioni e mezzo, perché le opere pubbliche del lungomare consegnate hanno questo valore», come dichiarava al Secolo XIX il 20 maggio 2012 (pag. 17: clicca qui) l’allora direttore generale Angelo Matellini? Senza contare il pluripremiato depuratore consortile…

Sì, d’accordo, la messa in liquidazione potrebbe rientrare nella legge sulle società partecipate. Ma neppure un cenno in consiglio comunale, il tempio civico istituzionale dove trovano esaltazione e coronamento la correttezza amministrativa e la trasparenza (clicca qui)? Il sindaco Ilario Agata, che di Levante Sviluppo è stato presidente fino alla sua elezione nel 2015, non ha riservato alla sua creatura neppure un omaggio affettuoso? E nemmeno una riga sull’Albo pretorio, dove dovrebbero trovare posto tutti gli atti di un’amministrazione civica? E l’opposizione ne sapeva nulla?

E ora che fine farà il tanto sbandierato progetto del secondo lotto, quello tra La Gritta e il ponte sul torrente Ghiararo, con i suoi 163 nuovi box auto, più parcheggi a rotazione? E dire che erano già fioccate numerose prenotazioni (cfr. Secolo XIX del 19 ottobre 2012, pag. 23, intervista sempre a Matellini: clicca qui)… Finirà mica in mano a privati?

Mistero. Così come un mistero rimane a oggi l’esito dell’esposto presentato nell’autunno 2012 dal direttore generale della società “contro ignoti” per presunta diffamazione e danneggiamento di immagine. Tutto nacque da un manifesto affisso (e firmato…) dal Comitato Vallesanta in cui, prima di partire con il secondo lotto, si chiedevano gli esiti finanziari del primo lotto. Il Comitato fu convocato nella caserma dei carabinieri di Levanto nel novembre dello stesso anno e, dopo avere spiegato le ragioni delle sue numerose perplessità, si ripresentò il 14 gennaio 2013, consegnando una documentazione di oltre trecento pagine a certificazione e legittimazione dei “dubbi”. Risultato: il Comitato Vallesanta sta ancora attendendo l’esito di quella denuncia.

Intanto, la società Levanto Waterfront Srl (partecipata al 51 per cento dalla Levante Sviluppo – a sua volta partecipata al 90 per cento dal Comune di Levanto e al 10 da quello di Bonassola – e al 49 da privati), che era il braccio operativo per la trasformazione del waterfront,  si è vista consegnare il 21 ottobre 2014 dall’Agenzia delle Entrate della Spezia “un avviso di accertamento” di un milione e mezzo di euro (per l’esattezza: 1.501.526, 64 euro) relativo all’anno 2010 per una serie di presunte irregolarità. Contro questo avviso di accertamento venne presentato ricorso. Ma com’è andata a finire? Sarebbe così gentile il sindaco, in omaggio alle norme di correttezza e trasparenza amministrativa di cui fa vanto, renderne atto ai suoi cittadini? Perché in caso di rigetto definitivo del ricorso, a pagare le conseguenze – e il milione e mezzo – saranno proprio i cittadini. In omaggio al sempre valido principio secondo il quale “si privatizzano gli utili, ma si nazionalizzano le perdite”.