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Avanzo, disavanzo,
fuori bilancio
e giochi di prestigio

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Dopo 25 anni di amministrazioni di centrosinistra caratterizzate da un “circo magico” in cui si sono alternate nei diversi ruoli sempre le stesse persone, a dodici mesi dalla scadenza dell’amministrazione Agata e dalle nuove elezioni comunali si ricomincia a ripetere le stesse promesse: risaneremo il bilancio comunale e abbasseremo le tasse comunali; tutti i cittadini saranno al centro delle nostre attenzioni perché “(…) la conoscenza è praticamente alla base di ogni tipo di discussione soprattutto se politica (…)”. Peccato che ad oggi il risultato sia invece ben diverso. E cioè: milioni di euro di debiti fuori bilancio; tasse comunali ai massimi di legge; carenza di trasparenza amministrativa; impossibilità di “ogni tipo di discussione soprattutto se politica”.

Il sindaco Moggia e l’intero Consiglio comunale, in data 30 aprile 2015, approvano trionfalmente all’unanimità (maggioranza e minoranza) il “Rendiconto della gestione – esercizio finanziario 2014”  in cui si magnifica il risultato di un avanzo di bilancio pari a +1.010.550,54 euro: risultato ottenuto in piena campagna elettorale per l’elezione del nuovo sindaco (clicca qui).

Trascorrono solo 53 giorni ed ecco che il 22 giugno 2015  il nuovo sindaco Agata appena insediato,  insieme agli stessi assessori dell’amministrazione Moggia e l’intero consiglio comunale, prende atto che l’avanzo di bilancio di  +1.010.550,54 euro non era giusto e che dai successivi controlli emergeva invece un disavanzo di circa -762 mila euro… (clicca qui). Cioè un piccolo errore di calcolo pari a 1.772.000 euro! In ogni caso tranquilli: non dobbiamo pagare tutto subito, ma in comode rate della durata complessiva di 30 anni. Cioè, i famosi debiti lasciati alle generazioni future.

Ma non è ancora tutto. Infatti nelle pieghe degli atti amministrativi si scoprono ulteriori debiti fuori bilancio. Cioè, creditori imprevisti per debiti contratti dall’amministrazione comunale e non iscritti a bilancio. Cioè, il risultato esplicito di una amministrazione incapace e distratta.

Per quanto possibile, da una semplice e parziale ricerca emergono dati preoccupanti per tutti i cittadini e che dovrebbero allarmare i consiglieri comunali. Nell’arco di 18 mesi si rileva l’emersione di debiti fuori bilancio per oltre 750 mila euro, in massima parte costituiti da cause legali intentate da ditte (lavori pubblici non pagati) o cittadini (valutazione approssimativa di espropri),  a cui vanno aggiunti circa 450 mila euro di crediti inesigibili e da altri circa 2 milioni di euro che potrebbero derivare da esiti negativi delle cause legali e/o tributarie in corso: per un totale a carico delle casse comunali  di oltre 3 milioni di euro.

“E’ stata tua la colpa…” (cit. E. Bennato)

La curiosità sta nel fatto che ogni sindaco che si alterna nella carica al suo collega di partito nello scambio di poltrone, imputa al collega precedente la malagestione del bilancio comunale. Così, il sindaco Agata e l’assessore Canzio nulla sapevano dei debiti fuori bilancio ricevuti dall’ex sindaco Moggia: cioè la mano destra non sa cosa fa la mano (centro)sinistra.

Questo fa emergere e presumere che Agata e i suoi assessori non siano solo indifferenti alle legittime domande dei cittadini poste sulla gestione dei beni pubblici (scuole, depuratore, insabbiamento del golfo eccetera) ma che siano anche all’oscuro della realtà amministrativa del Comune, spesso totalmente delegata a funzionari o a dirigenti comunali, quando non a consulenti esterni di dubbie capacità e qualità.

Nel corso del consiglio comunale del 27 dicembre 2018 il sindaco Agata asseriva:   “(…) presumo che ci sia chi segua le partecipate in maniera maniaco ossessiva, meglio del Consiglio comunale, quindi stiamo tranquilli, c’è chi ci controlla e sa tutto e noi ce ne stiamo fermi immobili ad ‘abbeverarci dalla fonte di verità’…” (clicca qui). Al di là della stizzita ironia, è indubbio che anche Agata segua con attenzione le attività del Comitato Vallesanta. E questo conferma la supposizione che sulle società partecipate Agata poco conosce o, se conosce, muto deve restare.

Quella sindrome “maniaco ossessiva”

A proposito di ossessioni: sempre nel corso del già citato consiglio comunale Agata asseriva, nel merito del ricorso relativo all’accertamento dell’Agenzia delle Entrate, che nel processo “abbiamo vinto il primo grado”. Errore, Sindaco: non c’è stata alcuna vittoria. Il peggio è stato soltanto evitato – per ora – da un incerto giudizio della Commissione Tributaria di La Spezia, in cui si esprime che gli atti erano stati notificati in difformità delle disposizioni di legge (cioè non potevano essere notificati a mezzo raccomandata postale ma notificati ufficialmente all’interessato)  per cui non era più possibile entrare nel merito dell’accertamento (clicca qui). In ogni caso l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in appello presso la Commissione Tributaria Regionale, di cui si avrà l’esito nel 2020.

Per chi non ricordasse, il contenzioso riguarda le vendite degli immobili del fronte a mare (magazzini, locali e box auto nel cosiddetto “primo lotto”). E a proposito di merito, nel verbale di accertamento redatto dai funzionari dell’Agenzia delle Entrate si rilevava che: “I ricavi non dichiarati e recuperati a tassazione per Euro 1.030.192 si riferiscono a operazioni immobiliari nelle quali la società avrebbe ceduto locali commerciali, artigianali ed autorimesse a valori inferiori ai costi di costruzione. (…) L’Ufficio ha, inoltre, constatato che i clienti beneficiari di prezzi di vendita al di sotto dei costi contenuti sono soci o loro consanguinei. Da ciò deriva anche una evidente sottofatturazione da parte della società nei confronti di soggetti più direttamente interessati senza che sussista alcuna ragione economica. (…)” (clicca qui – pag. 6). C’è bisogno di commentare? Aspettiamo anche noi di “abbeverarci”: più che “alla fonte della verità”, però, a quella della legalità.

(S)Memorandum finale

1) Per chi non ricorda e ancora si pone il quesito “Perché voi del Comitato… chiunque siate…”. Se non ha ancora capito chi siamo, può cliccare nella barra sotto la testata del nostro sito internet (clicca qui). Mentre per i consiglieri comunali distratti o che non hanno tempo per seguire la politica locale e spesso sono assenti nelle sedute consiliari, ricordiamo che, dal 2012 ad oggi, il Comitato Vallesanta, a molteplici spericolati atti amministrativi approvati dal consiglio comunale, ha protocollato presso gli uffici del Comune di Levanto e opposto allo stesso Consiglio comunale, osservazioni, diffide, petizioni firmate e sottoscritte con nome cognome e indirizzo dei rappresentanti del Comitato, oltre ai nomi e cognomi di centinaia di cittadini che hanno condiviso le iniziative.

2) Per chi non conosce la differenza tra comitato e partito politico e chiede “Perché non vi candidate alle prossime elezioni?”. E’ forse obbligatorio essere eletti per poter esprimere opinioni? Memoria corta: ad esempio, il primo dei “Dieci impegni” della lista “Per Levanto” alle elezioni comunali del 2015 recitava “…far partecipare tutti i cittadini alla vita amministrativa del paese. Massima informazione, confronto e coinvolgimento dei cittadini in tutte le decisioni” (clicca qui). Ora invece si può parlare soltanto se eletti? E poi, dove sarebbero stati in questi quasi quattro anni “l’informazione” e “il coinvolgimento”?

3) Per chi non ricorda e afferma che “Il discorso campus è vecchio”. Errore: la determina di giunta porta la data del 27 dicembre 2018. Ma forse, complici anche le festività natalizie, era sfuggita all’attenzione della minoranza. E forse per un’altra svista (eravamo in prossimità delle ferie estive) è sfuggita la determina che impegna il Comune a versare  “(…) in favore di Cassa Depositi e Prestiti S.p.a. (part. IVA: 07756511007) avente sede in Via Goito 4 – Roma la somma di € 13.905,80 quale restituzione della parte non utilizzata del contributo concesso per la redazione della progettazione del polo scolastico.” (clicca qui)

4) Per chi non ricorda e afferma che “Abbiamo votato contro”. Errore: nel consiglio comunale del 24 marzo 2017 incentrato sulla “Variante al P.U.C. vigente relativa alla ‘Valorizzazione degli edifici scolastici comunali’” che – come aveva spiegato il vicesindaco – “segna la fine dell’iter burocratico amministrativo della variante urbanistica per il campus scolastico di via Martiri della Libertà” la minoranza, compatta, si è astenuta. Che è cosa ben diversa dal “votare contro” (clicca qui).

5) Per chi afferma che “Con il mio gruppo consigliare… non avete alcun contatto”. E’ vero. E ringraziamo chi lo ha detto. Non vogliamo avere alcun “contatto”: né con la minoranza, né con la maggioranza. Per esercitare e difendere la libertà di esprimere critiche e opinioni non è davvero necessario questo “contatto”. Anzi.

Campus, nessuno parla
E l’asilo resta “a rischio”

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Domenica 6 gennaio il Comitato Vallesanta ha dato l’annuncio sul suo sito internet e sulla pagina Facebook che il progetto relativo al cosiddetto “campus scolastico” è saltato. In questi sette giorni  molte centinaia di cittadini hanno letto la notizia o l’hanno condivisa, spesso contattando privatamente il  Comitato per saperne di più. Alcuni hanno anche provato a interpellare consiglieri comunali, sia di maggioranza che di minoranza: in entrambi i casi hanno però dovuto rilevare la loro assoluta disinformazione sulla questione scuole. C’è da presumere che questi consiglieri comunali non conoscano neppure il contenuto delle delibere, e cioè che votino “al buio” argomenti che neppure conoscono.

Ma c’è un ulteriore dubbio: non è che il Sindaco, molto impegnato a rilasciare interviste televisive su immaginarie grandi opere, non risponda perché neppure lui conosce i dettagli di ciò che propone e approva assieme ai suoi assessori?

A distanza di oltre 5 anni dal dicembre 2013, il Comitato Vallesanta attende ancora la risposta a cinque domande sulle sorti del depuratore che gli sottopose nelle sue vesti di allora presidente di Levante Sviluppo (clicca qui).

Senza contare che molti cittadini ancora attendono risposte sulle sorti dell’insabbiamento del golfo (a che punto sono gli ennesimi “grandi studi” annunciati oltre due anni fa? Tra tre mesi assisteremo al solito dragaggio “d’urgenza”?), nonché sulla trasformazione del promesso “Parco Massola” in parcheggio auto da costruirsi sopra i pozzi dell’acqua potabile (il tutto, si presume, realizzato senza autorizzazioni. E inoltre, quali risposte sono state date su questo argomento alle osservazioni scritte che i cittadini hanno trasmesso oltre due mesi fa al Comune di Levanto?).

In questi giorni il Sindaco è molto impegnato: si sta occupando ed è preoccupato per la ricollocazione della “reception” dei bagni del Casinò Municipale (clicca qui). Ma, viste le obiettive difficoltà di realizzare il “campus scolastico” (si è ancora ingabbiati nelle procedure del progetto preliminare e, in ogni caso, tutti sanno che occorreranno molti e molti anni per questa “grande opera”, se mai vedrà la luce), sarebbe invece opportuno e urgente occuparsi della ricollocazione della scuola materna, costretta tra l’argine di un torrente (in una zona definita dal Piano di bacino come “zona esondabile”, cioè ad altissimo rischio di allagamento) e una strada di grande traffico veicolare che crea un significativo inquinamento dell’aria nel limitrofo giardino giochi della scuola. La scuola è un bene comune che tocca tutti, non solo le famiglie che hanno figli in età scolare: riguarda e forma l’educazione dell’intera comunità, nessuno escluso.

Visto il perdurante silenzio nel merito delle domande poste al Sindaco, agli assessori nonché ai consiglieri comunali di maggioranza e minoranza, diviene lecito al comune cittadino presumere che i beni pubblici siano governati con pratiche di politica consociativa, facendo strame delle sbandierate promesse di partecipazione attiva della cittadinanza alla vita del paese: senza verità e senza informazione non c’è democrazia.

Addio “progetto campus”
il Comune rinuncia
e deve restituire i soldi

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Evviva l’Epifania, che tutti i campus si porta via! Non è solo un proverbio riadattato, ma è l’incredibile realtà.  Il Comune di Levanto, dopo aver ricevuto un contributo di circa 97 mila euro dalla Cassa Depositi e Prestiti, in aggiunta a un altro finanziamento di circa 90 mila euro dalla Filse, la Finanziaria ligure per lo sviluppo economico che fa capo alla Regione (in totale 187 mila euro), in 8 anni non è stato in grado di sviluppare la progettazione del polo scolastico e oggi deve restituire il finanziamento regionale maggiorato degli interessi. Lo si scopre sull’albo pretorio del Comune, con una determina, la n. 251 dello scorso 27 dicembre (clicca qui), senza che nessun amministratore si sia premurato di informare i cittadini: in particolare i genitori di figli in età scolare. Con buona pace delle dichiarazioni di insediamento della nuova amministrazione Agata, dove si elogiava la “conoscenza” dell’operato amministrativo, perché “una comunità così piccola ha la possibilità di poter sapere tutto ciò che avviene in maniera anche semplice” (clicca qui).

Un ennesimo progetto di “urbanistica creativa” prodotto dall’ex amministrazione Moggia e, nel sentiero del “rinnovamento nella continuità”, poi affondato ingloriosamente dall’amministrazione Agata: si tratta del famoso “campus scolastico” previsto in via dei Martiri, con l’obiettivo di accorpare scuola materna, scuole elementari, medie e superiori in una stessa area.

Nel 2010, nel programma elettorale, il candidato sindaco Maurizio  Moggia annunciava “la realizzazione di un nuovo complesso (…), (…) sul modello dei campus britannici, (…) un polo di concezione innovativa, pensato con l’aiuto di esperti e progettato all’insegna dell’interdisciplinarietà didattica”: è a pagina 6 (clicca qui), ma vale la pena dare un’occhiata anche agli altri numerosi buoni propositi lì elencati.

A tal fine, nel 2012 il Comune di Levanto sottoscriveva un “Accordo Quadro” con le società “Spedia S.p.A e S.C.A.M. soc.cons.r.l.” in cui si diceva che “(…)  le Società hanno sviluppato in circa venti anni di attività una comprovata esperienza nello svolgimento di azioni di marketing territoriale, di scouting imprenditoriale, di animazione economica e di supporto alle istituzioni pubbliche locali per il potenziamento delle vocazioni del territorio” con l’impegno di costituire un “Tavolo Permanente di Lavoro”. Non senza avere inserito una stranezza in materia di trasparenza amministrativa su un’opera pubblica così importante:  “Art. 4 Clausola di riservatezza. L’Amministrazione Comunale di Levanto e le Società si rendono reciprocamente garanti che il personale coinvolto nelle attività avviate a seguito del presente accordo quadro mantenga, nei confronti di qualsiasi persona non autorizzata, la riservatezza per quanto attiene ad informazioni e documenti riservati di cui possa venire a conoscenza”. Ad ogni buon conto, si presume che il Comune di Levanto avesse pagato a Spedia, per la sola indagine di “marketing”, oltre 90 mila euro: cioè quasi tutto il contributo ottenuto dalla Cassa Depositi e Prestiti (clicca qui).

Bisogna però aspettare il nuovo anno, il 2013, perché esca il primo articolo sulla stampa locale e sui portali online di informazione: forse in omaggio alla “clausola di riservatezza”? (clicca qui qui e qui)

Si arriva al novembre 2013. Preannunciato da un articolo di giornale con tanto di progetto grafico (l’unico a nostra conoscenza, visto che sul sito internet del Comune non è mai comparso), si tiene un convegno all’Hospitalia del Mare con la partecipazione del presidente di Spedia in cui si presenta la grandiosità dell’opera (clicca qui e qui). Peccato che solo sei mesi dopo, cioè il 23 marzo 2014, Spedia venga posta in liquidazione per chiusura definitiva (clicca qui). E così si chiude anche il “Tavolo Permanente di Lavoro”.

A lanciare l’allarme su Spedia l’11 gennaio 2014 era stato Matteo Melley, presidente della Fondazione Carispezia (clicca qui). Ma mentre Melley tre giorni dopo annunciava un drastico ultimatum (clicca qui), lo stesso giorno l’allora sindaco Maurizio Moggia difendeva ancora Spedia (clicca qui). Fin troppo facile chiedersi: chi aveva “suggerito” al Comune di Levanto di correre in soccorso a una società piena di debiti? Anche il Comitato Vallesanta aveva preso pubblicamente posizione contro questo partenariato a rischio, con un presidio tenuto il 25 gennaio 2014 alla Loggia (clicca qui) e spiegando i suoi dubbi su waterfront, depuratore e nuove scuole (clicca qui): venne accusato di catastrofismo e di remare sempre contro. La realtà, oggi, è sotto gli occhi di tutti.

Nonostante tutto, nel 2015, nel programma elettorale, il candidato sindaco Ilario Agata, “rinnovando nella continuità”, alla voce “GRANDI PROGETTI” (anche questi tutti da rileggere),  a pagina 10 pone nuovamente la realizzazione del “Campus.  (…) Creare una simile realtà significa fare in modo che le nuove generazioni sviluppino un legame ancora più radicato con il territorio. Compito della nuova Amministrazione sarà completare l’iter burocratico per l’approvazione del progetto”. Inoltre nello stesso programma si legge: “LEVANTO INSIEME ha deciso di essere molto chiara e trasparente per quanto riguarda le grandi opere (…)” (clicca qui). Concetto ripetuto alla stampa ancora nell’agosto del 2017 (clicca qui).

Oggi, però, la doccia fredda. E nella già citata determina dei giorni scorsi (clicca qui) si parla di “Restituzione a Filse S.p.a. di Genova delle somme concesse sotto forma di anticipazione finanziarie”. La spiegazione: le nuove norme richiedono che a base di gara venga posto il progetto definitivo, anziché il livello preliminare previsto dalla disciplina vigente al momento della concessione dell’anticipazione. Alla insuperabile necessità di approntare tale livello progettuale di maggior dettaglio, conseguono a carico della scrivente Amministrazione, oneri assai gravosi, in termini sia economici che di tempo necessario per la relativa elaborazione”. Come dire: scusate, ci siamo sbagliati. E allora ecco che “è necessario procedere ad assumere impegno di spesa di € 94.010,53, in favore di FILSE S.p.a. (…) di cui 4.400 per interessi legali”. Il tutto entro il 18 gennaio 2019. Non c’è che dire: davvero un bel tuffo nell’anno nuovo.

A questo punto attendiamo che il sindaco Agata (considerata la sua lunga carriera politica amministrativa iniziata nel 2005 e prima che lasci le sue funzioni, così come hanno già fatto le varie società partecipate e l’onnipresente – in ogni grande opera – pensionato direttore dell’Ufficio tecnico comunale) dia una spiegazione al riguardo, rendendo conto e rendiconto ai levantesi su come, in questi anni, abbia elargito soldi pubblici nelle fallimentari grandi progettazioni: primo progetto porto (ex Azienda Speciale, 60 mila euro), secondo progetto porto (Levante Sviluppo, 50 mila euro), secondo lotto fronte a mare (Levanto Waterfront, si presume 60 mila euro), campus (oltre 200 mila euro), oltre a consulenze e varianti di “urbanistica creativa”, per un totale di quasi mezzo milione di euro sperperati.

Ovviamente, siamo poi sempre fiduciosi di conoscere da lui cosa sia successo e succeda nell’annosa questione depuratore.

E, già che ci siamo, aspettiamo anche due parole sulla questione della gestione del bar Casinò: sul Secolo XIX si legge infatti che “dopo diversi tentativi di trovare una soluzione, il Comune e la Multiservizi hanno fatto causa alla ‘Synesthesia’” (clicca qui), la società che aveva in gestione il bar. Significa che la fidejussione rilasciata dalla società equivale a carta straccia? Se così fosse, chi l’aveva valutata e approvata? E ora chi pagherà il danno finanziario e i soldi della causa legale? Sarebbe interessante un parere della Corte dei Conti regionale.

Maladepurazione / 4
Il “gioiello” ha problemi:
liquami, puzza, proteste
Altri soldi per rimediare

Quarta e ultima puntata sulla ricostruzione della travagliata storia del depuratore consortile di Levanto e Bonassola. Dopo aver parlato di finanziamenti, di valzer di incarichi e di curiose compravendite (prima puntata), di avvio della progettazione e costi dell’opera (seconda puntata) e di permessi di costruire, trasparenza amministrativa, documenti mancanti o negati e di un intervento politico “dall’alto” (terza puntata), ora arriviamo alla costruzione dell’impianto e ai dubbi sul suo corretto funzionamento. Ricordando sempre che tutto quello che viene scritto è basato su documenti: o pubblici, ricavati dai vari siti internet istituzionali, o in possesso di consiglieri comunali e/o di ex consiglieri, o da articoli di giornale.

ANZIANI

Nel 2016 si arriva a fine lavori. Dal progetto iniziale sono però scomparsi i circa 800 metri quadrati di edifici residenziali e i 16 box auto che, posti sul mercato, avrebbero dovuto coprire parte dei costi del depuratore con il ricavato dalle vendite. Il motivo non è mai stato reso pubblico. Inoltre il previsto e auspicato collegamento alla rete fognaria di Bonassola (clicca qui) non è stato effettuato: verrebbe da pensare per la fretta di inaugurare la pista ciclabile nella primavera 2010, in concomitanza con le elezioni regionali e con relativa passerella a pedali delle varie autorità. E’ noto, infine, che la rete fognaria di Levanto è un colabrodo, in grado di far confluire solo parte dei liquami della città. Comunque, alla presenza delle massime autorità, il 27 giugno 2016 si inaugura in pompa magna l’opera di “ultima generazione”, con l’allora ministro per l’Ambiente Gian Luca Galletti che si spertica in complimenti e congratulazioni (clicca qui e qui), e con un comunicato stampa auto-elogiativo da parte di una delle società costruttrici, che “ha fornito e installato il cuore dell’impianto e cioè la sezione di trattamento biologico e ultrafiltrazione, una delle tecnologie più innovative per il raggiungimento di una depurazione efficace e a basso impianto ambientale” (clicca qui).

Si diceva che rispetto all’iniziale progettazione l’edificio si presenta notevolmente ridotto: dispone infatti solo di una piccola autorimessa e di due locali (anche questi molto ridimensionati rispetto al progetto iniziale) in cui si pensava di trasferire la sezione levantese della Croce Rossa, liberando così i locali che occupava nella vecchia stazione Fs per porli in vendita sul mercato immobiliare e coprire così gli annosi debiti di Levante Sviluppo, con tanto denaro pubblico buttato in discutibili progetti come il porto e la fallimentare gestione del fronte a mare su cui ancora oggi pende un pesante verbale di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate per oltre 1,5 milioni di euro (clicca qui). Come sempre si fanno reboanti proclami sulla grande idea di compravendita immobiliare, ma il risultato è stato quello di due aste andate deserte e vendita a trattativa privata (cioè, come sempre si svende con l’acqua alla gola).

Si parte da subito con un primo problema:  da un sopralluogo dell’ASL per verificare l’agibilità dei locali assegnati alla Croce Rossa, risulta che l’autorimessa non ha un’altezza che permetta l’ingresso delle autoambulanze (!), oltre a essere soggetta a frequenti allagamenti. Ma, soprattutto, i locali che avrebbero dovuto essere dedicati a infermeria e sede dei volontari non soddisfano le condizioni igienico sanitarie… (clicca qui e qui)

Si opta per una soluzione alternativa: si sposta la Croce Rossa nella Casa delle associazioni, in via Canzio, che a loro volta si spostano nei locali del depuratore. Si dice che le associazioni abbiano accolto la proposta con molte perplessità e che molte abbiano rinunciato.

Il depuratore viene messo in funzione e collaudato alcune settimane prima dell’inaugurazione, ma qualcuno nota che i fanghi di risulta della depurazione non verrebbero estratti con regolarità (da progetto dovevano essere prelevati con frequenza settimanale nella stagione  invernale e giornaliera in estate). Pochi giorni prima dell’inaugurazione nasce il secondo problema: il depuratore puzza, il mare è sporco e non depura tutto. Qualcuno dice che l’impianto deve ancora essere messo a punto e che l’inquinamento è stato provocato dallo scarico abusivo di liquami da parte di una grande barca cabinata (!) così, nel mese di luglio, viene giustificato ed emanato un divieto di balneazione   (clicca  qui).

Gli odori non calano e in mare si continuano a riscontrare anomale chiazze spumose: si presume che l’impianto non funzioni o, come alcuni sostengono, che sia “in modalità by-pass”. Cioè che scarichi i liquami direttamente in mare. Sembra poi che alcune parti importanti dell’impianto si siano danneggiate e che i ricambi per sostituirle saranno disponibili solo nel luglio del 2017. Cioè un anno dopo l’inaugurazione. E qui, stando sempre alle voci, però mai rese ufficiali, sarebbe sorto un terzo problema: per sostituire quelle parti danneggiate si sarebbe dovuto demolire un solaio in cemento armato (forse un errore di progettazione? O un errore di costruzione? O una svista della direzione lavori?).  Fin troppo ovvio sollevare un quarto problema: chi pagherà per gli eventuali presunti errori e la presunta malagestione del depuratore? Non certo i cittadini, si spera, sotto forma di aumento di imposte o di taglio di servizi.

Per fugare ogni mala interpretazione sarebbe ora che il sindaco di Levanto rendesse edotti tutti i cittadini su che fine abbia fatto il denaro pubblico speso nel “depuratore di ultima generazione”, di cui l’ex sindaco Maurizio Moggia ebbe a dichiarare che “(…) in mare va un prodotto pulito, è così pulito che l’acqua che avanza, quella purificata, viene, anche in questo caso, come a Santa Margherita, riutilizzata per innaffiare, giardini, si potrebbero innaffiare orti e quanto altro, quindi la sostenibilità di alcune tesi del comitato non regge perché il depuratore sarebbe una cosa troppo importante e straordinaria per la nostra qualità del mare (…)”. (clicca qui)

L’insistenza del Comitato Vallesanta nel richiedere conto e rendiconto al sindaco di Levanto Ilario Agata è dovuta al fatto che lui è l’unico superstite (in carica) dello svolgersi delle molteplici attività legate alle diverse società partecipate: infatti Levante Sviluppo e Levanto Waterfront  sono state poste in liquidazione per chiusura definitiva con atti amministrativi da lui avallati, mentre il direttore dei lavori, poche settimane dopo la consegna del depuratore,  è andato in pensione.

Si arriva così a questa estate 2018. Nel mese di maggio, con tanto di foto a corredo, il Comitato Vallesanta denuncia che la condotta di scarico a mare del depuratore perde liquami e non acqua “pulita” e “purificata” (clicca qui). Il 14 agosto il quotidiano “La Nazione” esce con il titolo “Sversamento in mare di liquami”, parlando di un episodio avvenuto nella giornata del 13 agosto  (clicca qui). L’indomani, giorno di Ferragosto, “Il Secolo XIX” esce con il titolo a tutta pagina “Levanto, guasto al depuratore: bagni vietati in Vallesanta” (clicca qui). Sui “social” si scatenano le proteste – in piena stagione turistica, ricordiamolo – e alcuni giorni dopo dal tombino soprastante la “terza spiaggetta” dove è stata collegata la nuova condotta fognaria proveniente da Bonassola (costo: circa un milione di euro perché nel 2010 c’era troppa fretta di inaugurare la pista ciclabile senza aver prima posato le tubature…) si verifica una perdita di liquami. La causa è subito attribuita a degli “scarichi abusivi” (clicca qui). Come al solito la colpa è sempre di qualcos’altro o di qualcun altro: il sospetto che forse i lavori non siano stati fatti a regola non viene mai preso in considerazione. Comunque sia, dopo le opportune verifiche e i vari scaricabarile si rimedia cementando la copertura e posandovi sopra un vaso di fiori (sì, è proprio così!) per meglio bloccare il tombino (clicca qui). Ma la fognatura esplode e riversa in mare liquami (e non acqua “purificata”…) in gran quantità, come testimonia questo video pubblicato su Facebook che non ha bisogno di commento.

Si susseguono le dichiarazioni a mezzo stampa dei vari responsabili, che parlano di nuovi interventi: prima per 300 mila euro (clicca qui), poi per un milione di euro (clicca qui) per far ritornare “un gioiello” l’impianto modello che era stato inaugurato – ma sì, ricordiamolo! – soltanto ventiquattro mesi prima, infine si ridiscende a 645 mila euro per fogne e depuratore (clicca qui). Un rodeo di cifre che lascia esterrefatti.

Nello stesso periodo si scopre anche che ci sarebbero “problemi” con lo smaltimento dei fanghi (clicca qui). Ma l’ex vicesindaco ed ex assessore (poi dimissionario) Luigi Lapucci interviene su Facebook e nega che ci sia qualcosa di scorretto al riguardo (clicca qui). A settembre il Comitato Vallesanta, attraverso un filmato, rivela che ci sono di nuovo perdite nello scarico a mare (clicca qui).

E siamo a oggi. Con un paio di considerazioni ancora da fare. Le perplessità e le critiche del Comitato Vallesanta non erano dovute al fatto di costruire “il” depuratore (ripetiamolo ancora una volta: era ed è un’opera indispensabile), quanto piuttosto “quel” depuratore e in quella zona franosa. Cifre alla mano, stando al bando di gara pubblicato sull’albo pretorio del Comune di Levanto, mentre per l’impianto di depurazione era previsto un costo di circa 3,2 milioni di euro, per le opere edili e per il consolidamento della zona franosa erano invece preventivati circa 3,4 milioni di euro (clicca qui). Una cifra assurda, che avrebbe potuto ridursi tantissimo costruendo l’impianto in un’altra zona del paese e destinando il denaro risparmiato al rifacimento della rete fognaria di Levanto e delle frazioni. Sono sotto gli occhi di tutti i quotidiani interventi di spurgo da parte dell’ex Acam, con sversamenti di liquami e puzza in tutte le strade di Levanto, specialmente durante la stagione turistica (clicca qui). Non è davvero consolante per cittadini e turisti che il progetto del depuratore abbia vinto il premio “La fabbrica nel paesaggio” indetto dalla “Federazione italiana dei Club Unesco”… (clicca qui)

Per fornire un termine di paragone sui costi, a ottobre 2018 nel Mantovano, in zona Parco del Po, viene dato il via a due nuovi depuratori, uno da 2,2 milioni di euro per il Comune di Monzambano (4.800 abitanti) e un altro da 3,2 milioni di euro per quello di Poggio Rusco (6.600 abitanti) (clicca qui): quest’ultimo servirà anche altri tre paesi, per un totale di quasi 11.500 abitanti.

Domanda: come mai costa “solo” 3,2 milioni di euro, in una zona delicata come quella del fiume Po, contro i 10 milioni (stima con tutti i lavori fatti e da fare) di quello di Levanto? Il Comitato Vallesanta non ha una risposta. Chi avrebbe la risposta, invece sta zitto e non parla: infatti, durante tutta questa difficile estate, dal sindaco Ilario Agata, ex presidente di Levante Sviluppo ed ex consigliere di Levanto Waterfront, non è uscita una sola parola al riguardo. Una scelta di “low profile” oppure un omaggio al principio “meglio non fare l’onda”? E mentre si fanno sempre più insistenti le voci di indagini già in corso sull’intera vicenda, non ci resta che concludere augurando a tutti i nostri lettori un buon 2019. Con la speranza che, come recita un antico adagio dei contadini liguri, non si tratti di un altro anno “di erba”.

(4^ puntata. Fine)

SUPERLOGO  

Maladepurazione / 3
Le leggi interpretate
e l’intervento da Genova

Terza puntata sulla ricostruzione della travagliata storia del depuratore consortile di Levanto e Bonassola. Dopo aver parlato di finanziamenti, di valzer di incarichi e di curiose compravendite (prima puntata) e di avvio della progettazione e costi dell’opera (seconda puntata), questa volta l’attenzione si sposta sui permessi di costruire, sulla trasparenza amministrativa, sui documenti mancanti o negati e su un intervento politico “dall’alto”. Ricordando ancora una volta che tutto quello che viene scritto è basato su documenti: o pubblici, ricavati dai vari siti internet istituzionali, o in possesso di consiglieri comunali e/o di ex consiglieri, o da articoli di giornale.

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L’area su cui oggi sorge il depuratore consortile di Levanto e Bonassola era classificato dal Piano di bacino in classe P3 (“suscettività al dissesto alta”, ovvero frana in movimento). Cioè non era possibile edificarvi sopra. Ma, in seguito all’acquisto dell’area da parte di Levanto Waterfront per la costruzione del primo lotto del fronte a mare, seguì una variazione al ribasso in classe P1 (“suscettività al dissesto bassa”). Cioè, con possibilità di edificare. Così un terreno non edificabile perché altamente franoso e pericoloso diventava edificabile. Tutto questo “in seguito alla bonifica e messa in sicurezza da parte della Comunità montana”, venne anni dopo spiegato dall’allora sindaco di Levanto, Maurizio Moggia (clicca qui). I lavori cosiddetti  “di messa in sicurezza” sono ancora sotto gli occhi di tutti e consistono in una canalina di smaltimento delle acque piovane (che molti ancora credono sia una scalinata per passeggiarvi) e un paio di reti anti-frana.

Il progetto depuratore incorre subito in due  ricorsi al TAR. Il primo venne intentato da uno studio di progettazione, presumendo che il vincitore del bando di gara non avesse i requisiti tecnici per partecipare al bando, oltre a un ribasso d’asta ritenuto eccessivo (-63 per cento, cioè essendo il prezzo base oltre 99 mila euro, il  prezzo di assegnazione del progetto risultò di circa 37 mila euro); il secondo ricorso venne fatto invece da parte dei titolari del limitrofo albergo in proprietà a un istituto religioso che contestavano l’eccessiva vicinanza del depuratore al loro immobile (per legge la distanza tra un depuratore e i fabbricati residenziali non dovrebbe essere inferiore a 100 metri). Comunque si procede con la risoluzione dei ricorsi, incaricando prestigiosi studi legali che vengono profumatamente pagati. Con soldi pubblici, come sempre.

Permessi di costruire scaduti e rinnovati a tempo di record

Il 30 dicembre 2010 viene rilasciato un primo Permesso di costruire (n. 34/2010) (clicca qui), che inspiegabilmente viene però  lasciato decadere per mancato inizio dei lavori.

Il 1° ottobre 2013 il dott. Ilario Agata inoltra domanda “(…) in qualità di presidente della Soc. Levante Sviluppo diretta ad ottenere il rinnovo del Permesso di Costruire N. 34 del 30/12/2010 (…)” e in solo 48 ore, cioè il 3 ottobre 2013, ottiene il rilascio di un nuovo “Permesso di Costruire n. 28 del 03/10/2013” (clicca qui). Nessun atto viene però pubblicato all’albo pretorio nei termini previsti dalle leggi in materia di trasparenza amministrativa. In ogni caso si poteva rilevare che questo nuovo progetto non era stato  sottoposto alle valutazioni di carattere ambientale (VAS, Valutazione Ambientale Strategica, e VIA, Valutazione Impatto Ambientale) e che “l’Autorizzazione Paesaggistica rilasciata dalla Regione Liguria in data 07 ottobre 2010 prot. 2968” era decaduta in data 29 luglio 2011 a seguito dell’approvazione del  Piano della Costa approvato dalla stessa Regione Liguria: “L’efficacia di ogni atto amministrativo e di governo deve essere conforme alle leggi vigenti al momento di emanazione dell’atto stesso”.

Ma non è finita, perché il 2 marzo 2015 viene rilasciato un terzo Permesso di costruire: “Variante a Permesso di costruire nr. 28 del 3/10/2013 per lavori in riduzione relativi a depuratore intercomunale”… (clicca qui). Si tratta di un semplice “avviso” e non del completo documento relativo al Permesso di costruire. E per di più con “lavori in riduzione”. Strano: di solito si parla di ampliamento dei volumi, difficilmente o quasi mai di riduzione. A meno che il progetto non fosse sbagliato. Sia come sia, sono rimasti sconosciuti sia la consistenza di tali lavori che – si presume – i relativi costi in diminuzione.

Torniamo indietro. Il 17 ottobre 2013, il Comitato Vallesanta, tramite i propri rappresentanti invia una diffida all’Amministrazione del Comune di Levanto nonché ai Dirigenti di Settore responsabili chiedendo di “procedere all’annullamento del Permesso di costruire n. 28 del 03/10/2013, in sub-ordine alla sospensione del titolo fino alla avvenuta regolare pubblicazione di tutti gli atti preliminari e conseguenti secondo le disposizioni di cui agli artt. 6, 38 e 39 del dlgs 33 del 14 marzo 2013”. Inoltre di “procedere alla regolare pubblicazione degli atti amministrativi e di governo     secondo le disposizioni di cui al dlgs 33 del 14 marzo 2013 e legislazione collegata, in particolare sui disposti “Anticorruzione”; quindi di “procedere alla regolare pubblicazione delle informazioni ambientali secondo le disposizioni di cui all’art. 40 dlgs 33 del 14 marzo 2013”; e ancora di “procedere all’immediata verifica della legittimità operativa della società pubblica Levante Sviluppo S.p.A., con contestuale sospensione dell’attività operativa della medesima società nel percorso di accertamento”. Infine chiede di “predisporre gli eventuali atti sanzionatori anche in ordine all’art. 46 del dlgs 33 del 14 marzo 2013”. Il 12 novembre 2013  il Comune di Levanto invia al Comitato Vallesanta una nota di riscontro da cui sostanzialmente si rileva che non esistono obblighi in materia di trasparenza amministrativa in materia di lavori pubblici e che le pratiche edilizie sono regolari (clicca qui).

Il Comitato Vallesanta insiste e il 26 novembre 2013 rivolge istanza al “Segretario Comunale e Responsabile della Prevenzione alla Corruzione”, ricevendo come risposta che è impossibile avere la documentazione se non attraverso un formale processo di richiesta della documentazione. Domanda: perché tanta formalità sulla documentazione di un’opera pubblica che, in quanto tale,  dovrebbe perciò essere nota e accessibile a ogni cittadino? (clicca qui)

Un’opera di “rilevantissimo interesse pubblico”

Il 21 gennaio 2014 il Comitato Vallesanta rivolge ancora un’ultima istanza al “Segretario comunale – Responsabile della prevenzione alla corruzione, nonché in materia di trasparenza per il Comune di Levanto”. Che però risponde che “(…) vale la pena richiamare il rilevantissimo interesse pubblico alla realizzazione dell’opera di cui sopra, a fronte del quale non sono quindi ravvisabili interessi idonei, anche solo in astratto, a prevalere in vista di ipotetici atti di annullamento d’ufficio invocati. Distinti saluti. (…)”. (clicca qui)

Ben diversa al riguardo è l’opinione sulla trasparenza amministrativa in materia di opere pubbliche espressa da Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), che  così risponde alla domanda: cosa possono fare i comuni cittadini? “Le democrazie che funzionano sono le democrazie in cui i cittadini controllano –  spiega Cantone – e la corruzione non è un reato perfetto perché lascia sempre traccia”. E aggiunge: “Noi abbiamo gli strumenti della cosiddetta “amministrazione trasparente” che ci consentono di sapere cosa fanno i nostri enti pubblici: possiamo controllare come Comuni, Province e Regioni fanno gli appalti, quanto pagano, quante varianti ci sono, se guarda caso si usano sempre procedura fuori regola, le cosiddette procedure negoziate, se a vincere le gare sono sempre gli stessi soggetti. Serve un comitato civico che faccia da sentinella per vedere come funziona l’amministrazione. Forse al massimo si viene scambiati per rompiscatole quando si va a chiedere ragione, ma rappresenta il vero e grande strumento di controllo che si può fare nel pubblico. Si chiama controllo civico che è il vero controllo che funziona nelle democrazie”. (clicca qui)

Forte di questa convinzione, il Comitato Vallesanta decide allora di alzare il tiro e il 26 febbraio 2014 scrive una “Lettera aperta al presidente Burlando e al Consiglio regionale della Liguria” (clicca qui) esprimendo ancora una volta i numerosi dubbi sulla trasparenza nella realizzazione dell’opera, sui costi, sui permessi di costruire, e anche sulla rete fognaria “collassata, vetusta e assolutamente inadeguata”. Né il presidente, né la maggioranza in Regione e nemmeno l’opposizione si sono mai presi cura di rispondere.

Ma l’azione del Comitato non dev’essere passata inosservata a Genova. E c’è da supporre che vi sia stato un intervento dall’alto. Tanto che pochissimi giorni dopo, il 1° marzo 2014, l’allora sindaco Maurizio Moggia e l’allora presidente di Levante Sviluppo, Ilario Agata, indicono una conferenza stampa dove, con l’obiettivo di “dare un taglio alle polemiche”, parlano di “massima trasparenza” e mettono sotto accusa il Comitato Vallesanta, anche con ironia (clicca qui).

Ma il presidente Burlando va oltre e compie un gesto significativo: il 12 giugno di quello stesso 2014, in compagnia degli assessori regionali Enrico Vesco e Renzo Guccinelli, viene di persona a Levanto, dove l’allora sindaco Maurizio Moggia gli presenta le opere in corso di costruzione. E il governatore, sorridente e soddisfatto, lancia un messaggio forte e chiaro: “Il depuratore è un’opera fondamentale per la tutela dell’ambiente in una località di mare a grande vocazione turistica” (clicca qui). Come dire: basta diffide e proteste, ora in campo ci sono io. Sulla stampa non escono più notizie sul depuratore, se non due anni dopo per annunciare trionfalmente il suo completamento e l’inaugurazione, il 27 giugno 2016.

(3^ puntata. Continua)

SUPERLOGO

Maladepurazione / 2
Costi, un valzer
a trasparenza “zero”

Prosegue la ricostruzione della travagliata storia del depuratore consortile di Levanto e Bonassola. Dopo aver parlato di finanziamenti, di valzer di incarichi e di curiose compravendite, questa volta l’attenzione si sposta sull’avvio della progettazione e sui costi dell’opera. Ricordando ancora una volta che tutto quello che viene scritto è basato su documenti: o pubblici, ricavati dai vari siti internet istituzionali, o in possesso di consiglieri comunali e/o di ex consiglieri, o da articoli di giornale.

 

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Nel 2009, dunque, viene affidata la costruzione del depuratore consortile a “Levante Sviluppo SpA”, società pubblica partecipata dal Comune di Levanto e Azienda Speciale Levanto (con il 90 per cento delle quote) oltre al Comune di Bonassola (con il restante 10 per cento), in forza di un accordo di programma tra la Regione Liguria e i Comuni di Levanto e Bonassola. Ma la situazione politica che si era creata attorno alle società partecipate del Comune di Levanto era già molto tesa in seguito alla realizzazione del primo lotto del nuovo fronte a mare. Come conseguenza delle azioni di costante denuncia intraprese dal Comitato Vallesanta e da quelle delle allora opposizioni consiliari, il dibattito sulla conduzione a dir poco disinvolta di queste società aveva creato tensioni anche all’interno della compagine di maggioranza che amministrava Levanto.

L’avvio dell’opera nasce con un’aggressione

Il culmine si raggiunse il 28 settembre 2009, durante la sospensione di una infuocata seduta del consiglio comunale. Succedeva infatti che l’assessore al bilancio (nonché ex presidente dell’Azienda Speciale) “non voleva votare” il documento programmatico proprio della “Speciale”. Infatti, un eventuale dibattito consiliare nel merito, visto l’incrocio delle compartecipazioni societarie tra le varie società partecipate, amministrate con scambio dei ruoli quasi sempre dalle stesse persone – una controlla l’altra e l’altra ha soci privati che a loro volta sono soci anche nell’altra, oltre a essere appaltatori di tutti i lavori edili promossi da tutt’e tre le società – avrebbe potuto svelare eventuali opacità del sistema delle grandi opere in atto o da attuare (2° lotto fronte a mare, porto, depuratore), per un valore complessivo di alcune decine di milioni di euro. Appreso il “no” del suo assessore, durante la riunione di maggioranza l’allora sindaco lo aggredì con un morso al naso: un metodo decisamente sbrigativo per troncare il dibattito (clicca qui). L’assessore si dimetterà dall’incarico e lascerà il gruppo di maggioranza. Al suo posto il sindaco Maurizio Moggia nomina assessore al bilancio l’attuale sindaco Ilario Agata, che già faceva parte  della giunta con varie deleghe. A ogni buon conto, a rinforzare la maggioranza entra poi la rappresentante di Rifondazione Comunista (oggi assessore al bilancio).

Intanto, in precedenza, il 12 febbraio 2009 il consiglio di amministrazione di Levante Sviluppo aveva già deliberato la progettazione preliminare del depuratore (“Punto 4. incontro conoscitivo dei professionisti”)  in cui si prevedeva non solo la costruzione del depuratore ma anche la “costruzione di alcuni alloggi (circa 800 mq. suddivisi tra uffici e appartamenti) e di 16 box interrati. L’eventuale vendita potrebbe coprire parte dei costi necessari alla realizzazione dell’intervento. L’innovazione tecnologica in ordine a depuratori di nuova concezione assicura l’assoluta assenza di odori, rumori, polveri od altri elementi inquinanti, e pertanto è possibile eseguire la realizzazione di tali manufatti che essendo in zona di pregio ambientale (vista a mare e vicinanza alla spiaggia) saranno ambiti da possibili acquirenti”. (clicca qui)

La precisione a volte però finisce per essere vittima dell’eccessiva fretta con cui si tengono queste riunioni del consiglio di amministrazione, dove si parla di milioni di euro ma che in media durano poco più di un’ora, nemmeno si trattasse di un aperitivo al bar. E così il 9 ottobre 2009, al “punto 3. approvazione convenzione AATO per depuratore”, il costo globale dell’opera addirittura “è stato preventivato in complessivi € 6.430,00…”! (clicca qui)

Il 27 novembre 2009, sempre il c.d.a. al “punto 4. gara professionisti depuratore”, delibera che “(…) L’offerta con il ribasso maggiore è risultata quella essere presentata dall’Architerro (sic!) Mario Manfroni, che ha proposto un ribasso d’asta del 62,25% (…)”: cioè lo stesso Architetto incaricato per il progetto preliminare nonché redattore del progetto esecutivo del fronte a mare di Vallesanta, il cosiddetto “primo lotto”. (clicca qui)

Nella riunione del 9 dicembre 2009, al “punto 4. aggiudicazione gara professionisti progetto depuratore affidamento incarico” viene confermata “l’aggiudicazione della gara” all’Architetto Mario Manfroni. Sempre nel corso di questa riunione, al “punto 2. comunicazione del Presidente”,  si affronta anche la curiosa vicenda di un “indennizzo” di 157 mila euro chiesto dalla società controllata Levanto Waterfront alla società controllante Levante Sviluppo relativo a terreni del fronte a mare (primo lotto). La vicenda è molto interessante per capire le modalità con cui venivano amministrate le due società e merita di essere conosciuta. Nell’occasione, il c.d.a. chiede al presidente di chiudere il contenzioso “in modo amichevole”. Cioè, pagando. Con denaro pubblico, ovviamente. Da notare che il presidente della controllante è allo stesso tempo anche presidente della controllata. (clicca qui)

Con queste premesse si procede alla progettazione preliminare e il 30 dicembre 2010 il capo settore dell’ufficio tecnico del Comune di Levanto rilascia il permesso di costruire (n. 34) “Per lavori di realizzazione del depuratore intercomunale Levanto-Bonassola, di soprastanti volumi per attività di interesse comune, parcheggi pubblici a raso con sottostanti parcheggi privati (…)”.

Il 16 maggio 2011 il consiglio di amministrazione di Levante Sviluppo delibera “l’approvazione del progetto definitivo ed adempimenti per indizione gara” per un importo complessivo di “Euro 7.820.467,59 + Iva”, compresi acquisto terreni, oneri progettazione, sicurezza e spese varie. (clicca qui)

Quando la matematica diventa un’opinione

Successivamente, nel consiglio di amministrazione del 27 giugno 2011 al “punto 2 “(…): approvazione del bando di gara e relativa pubblicazione”, l’importo complessivo è indicato in Euro “6.914.906,00” + Iva, compresi oneri progettazione, sicurezza e spese varie, per “un importo complessivo dei lavori al netto (…) di 6.600.00 euro”. (clicca qui)

Il 14 novembre 2011 ancora il c.d.a. di Levante Sviluppo al punto 1 procede alla “Nomina commissione per assegnazione bando di gara realizzazione depuratore consortile Levanto-Bonassola. (…) per una spesa complessiva di Euro 20.000 + Iva (…)” . (clicca qui)

Il 30 ottobre 2012 “come da verbale di gara del 25/10/2012”  è aggiudicato l’appalto (con un ribasso del 18%)  per un importo di Euro “5.574.513,98” + Iva. (clicca qui)

Il 28 maggio 2013 “come da verbale di gara del 25/10/2012” viene stipulato il “Contratto di appalto integrato”  in cui “(…) l’importo di aggiudicazione deve essere rettificato nell’importo complessivo di Euro 5.699.922,92 (…)  + Iva” compresi oneri progettazione e sicurezza.

Nel 2013, la Regione Liguria pubblica una scheda descrittiva in cui si indica un costo generico del depuratore pari a Euro “7.370.864,30”. (clicca qui)

Non c’è una cifra uguale all’altra, come si vede.  Quindi, non è solo questione di “non avere capito come funziona e come si applica l’Iva”, come ebbe a dichiarare nel marzo 2014 l’allora presidente di Levante Sviluppo (nonché attuale sindaco di Levanto), sbertucciando con ironia il Comitato Vallesanta che già all’epoca muoveva dei rilievi ai costi dell’operazione. E nell’occasione venne ribadito che “il costo totale reale è di 6,6 milioni di euro, al netto di Iva. Il corrispettivo lordo è quindi di 7.374.800 euro”. Un risparmio notevole, venne spiegato, “ottenuto grazie al ribasso d’asta applicato dalla ditta che si è aggiudicata la gara di appalto”: nel progetto iniziale, infatti, “il costo al netto dell’Iva era indicato in 7.280.467 euro (8.657.296 lordi)”. (clicca qui)

Se le procedure fossero invece state svolte tramite il consiglio comunale sarebbe stato garantito un pubblico dibattito, il controllo, la trasparenza e la pubblicazione degli atti amministrativi: la già menzionata creazione di un “comitato di controllo” ristretto (clicca qui) ha limitato le competenze del consiglio comunale e ancora oggi non si conosce con precisione quanto sia costato e – soprattutto – quanto alla fine verrà a costare il depuratore.

Per capire la gravità di questo modo di operare può bastare un esempio: sul sito internet del Comune di Levanto nel 2014 si può trovare una dettagliata, completa e certificata determina per l’acquisto di 168 paia di guanti da lavoro (clicca qui)  ma non si trova MAI un documento dettagliato, completo e certificato sulle procedure approvative, sulle procedure amministrative e sui costi del depuratore.

(2^ puntata. Continua)

SUPERLOGO

Maladepurazione /1
Inquinamento
e poltrone girevoli

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L’estate 2018 non è stata particolarmente felice per il depuratore consortile di Vallesanta. A maggio la perdita nella condotta a mare e le relative riparazioni; i mesi successivi il moltiplicarsi delle proteste sui social per la puzza; a Ferragosto, poi, la cascata di liquami in mare dal tombino soprastante la “terza spiaggetta”; a settembre la promessa di rifarne “un gioiello” con una robusta iniezione di euro;  infine, la nuova perdita nella tubazione a mare, da cui continuano a uscire liquami anziché acqua depurata. Il Comitato Vallesanta, per senso di responsabilità e per non contribuire a dare un’immagine negativa del paese, ha taciuto per tutta la durata della stagione turistica. Ma ora è il momento di fare il punto su un’operazione tanto vitale – quella di dotare finalmente Levanto di un impianto di depurazione, che il Comitato Vallesanta riteneva e ritiene indispensabile – quanto gestita in maniera intricata e, per certi aspetti, stupefacente. Chi avrà la pazienza di leggere le diverse puntate di questo racconto, potrà farsene un’idea più precisa.

Con una premessa, doverosa: tutto quello che viene scritto è basato su documenti: o pubblici, ricavati dai vari siti internet istituzionali, o in possesso di consiglieri comunali e/o di ex consiglieri, o da articoli di giornale.

Un “comitato” con pieni poteri e una curiosa compravendita

Nel 2009 la costruzione del depuratore viene affidata alla “Levante Sviluppo S.p.A.”, società pubblica partecipata dal Comune di Levanto e Azienda Speciale Levanto (con il 90 per cento delle quote) oltre al Comune di Bonassola (con il restante 10 per cento), in forza di un accordo di programma tra la Regione Liguria e i Comuni di Levanto e Bonassola. Che, a loro volta, nel 2010 costituiscono un “Comitato” a cui partecipa anche l’Azienda Speciale Levanto (che oggi si chiama “Levante Multiservizi srl”), dotato di ampi e autonomi poteri (clicca qui): così facendo, si è subito provveduto a limitare la funzione di controllo che compete al consiglio comunale, con buona pace della trasparenza amministrativa.

Inizialmente il depuratore doveva essere costruito nel Comune di Bonassola, in località La Francesca, tra le gallerie ex Fs. Ma nel 2010 viene scelto di costruirlo nella zona di Vallesanta, in comune di Levanto: precisamente su un terreno che il 20 dicembre 2006 (con atto del notaio Morichelli di Aulla, repertorio n. 78911, raccolta n. 16981) era stato acquistato da “Levanto Waterfront srl” (società pubblico/privata costituita e controllata da Levante Sviluppo per il 51 per cento e da due soci privati per il restante 49 per cento: da notare che all’epoca il presidente di Levanto Waterfront era anche presidente di Levante Sviluppo) con lo scopo di essere pertinente alla costruzione del fronte a mare (il cosiddetto “primo lotto”) e destinato a parcheggio pubblico. Ciò era stato fatto per compensare i posti auto pubblici persi con la variante del progetto iniziale, dal momento che il previsto parcheggio pubblico a rotazione all’interno dell’edificio del fronte a mare era stato trasformato in box-auto privati.

NO_985_ZDEPL’ex parcheggio antistante il fronte a mare, prima della costruzione del depuratore

Passano poco più di quattro anni e il 16 maggio 2011, con atto del notaio Infantino di Levanto (repertorio n. 36976, raccolta n. 14705), Levanto Waterfront rivende parte del terreno (ex parcheggio pubblico) per la costruzione del depuratore a Levante Sviluppo, la sua società controllante. E lo vende a un prezzo di oltre sei volte la cifra che aveva pagato per acquistarlo: Levanto Waterfront aveva infatti acquistato 18.611 metri quadri a 200 mila euro più Iva (10,74 euro a mq) e ne rivende a Levante Sviluppo solo una parte, 3.208  metri quadri ma a 220 mila euro, sempre più Iva: cioè a 68,57 euro a mq. Dunque, con un “modesto” aumento del 638,45 per cento. Nessuno ha nulla da eccepire e questa curiosa operazione di compravendita scivola via liscia e tranquilla. “Un’ottima operazione”, verrà poi definita. Si tratta di capire per chi.

Europa, Regione, sottoutilizzo e valzer di persone e cariche

Per costruire l’impianto di depurazione, dalla Comunità Europea era stato erogato un finanziamento di 5 milioni di euro con fondi FAS (Fondi Aree Sottoutilizzate) alla Regione Liguria. Che a sua volta lo ha trasferito al Comune di Levanto. Che a sua volta lo ha versato alla Levante Sviluppo. La quale, a opera ultimata, ha  trasferito la proprietà del terreno e del depuratore al Comune di Levanto.

L’allora sindaco Maurizio Moggia, in pieno accordo con l’attuale sindaco Ilario Agata (che all’epoca era presidente di Levante Sviluppo, nonché consigliere di amministrazione di Levanto Waterfront), decidono di nominare direttore dei lavori il capo dell’ufficio tecnico del Comune di Levanto. Cioè la stessa persona che rilascia il “Permesso di costruire”, che sovrintende ai lavori e che li dirige. E che, come capo dell’Ufficio Tecnico, periodicamente provvede anche a liquidarsi il compenso per la funzione di direttore dei lavori (clicca qui per la determina di acconto compenso). Nessuno, anche in questo caso, ha nulla da eccepire. Il controllato è legittimato ad autocontrollarsi e il conflitto di interessi non esiste: “Lo prevedeva la legge”, verrà affermato.

Riassumendo: nel 2006 (quando era sindaco di Levanto l’attuale direttore generale di Levante Multiservizi, società di cui l’attuale presidente è l’ex presidente dell’Azienda Speciale) il presidente di Levanto Waterfront (che oggi è l’amministratore delegato di Levante Multiservizi, ma in passato era stato presidente di Levante Sviluppo, nonché direttore generale di Levante Multiservizi) acquista il terreno che nel 2010  vende poi a Levante Sviluppo, di cui all’epoca era presidente l’attuale sindaco di Levanto. E proprio quest’ultimo nel 2016, a opera finita, riceve nella qualità di sindaco il depuratore di cui aveva gestito l’appalto, affidato (in gran parte) a un socio privato di Levanto Waterfront.

Come si vede, è più complicato spiegare questa girandola di operazioni e di poltrone ai cittadini che stanno leggendo di quanto, invece, non lo sia stato gestirla da parte di tutti questi personaggi. E così, da anni, con ruoli diversi e intercambiabili, le stesse persone controllano e gestiscono compravendite immobiliari nonché appalti di lavori su beni pubblici (ad esempio: fronte a mare di Vallesanta, ex stazione Fs, ex viadotto Fs, depuratore). E si parla di svariate decine di milioni di euro.

Vale la pena sottolineare che per trattare milioni di euro pubblici, i presidenti e gli amministratori, nonché i direttori generali delle citate società pubbliche partecipate dal Comune di Levanto, ricevono l’investitura a chiamata diretta e a discrezione del sindaco. Al contrario, per fare invece il bagnino stagionale occorre possedere requisiti inappuntabili, fedina penale immacolata e partecipare a un severo bando di gara  (clicca qui): “strano ma vero”, per dirla con la “Settimana  enigmistica”.

Risultato: nel 2018 il depuratore “gioiello” (da oltre 7 milioni di euro, più 1 milione circa per il collegamento con Bonassola) mostra palesi difetti di funzionamento e inquina il mare e l’aria. Ma con circa un altro milione di euro (e siamo a 9 milioni) tornerà ad essere il “gioiello” più volte trionfalmente annunciato (clicca qui).

(1^ puntata. Continua)

SUPERLOGO

Depuratore, dallo scarico
ancora liquami in mare

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Dopo l’allarme lanciato dal Comitato Vallesanta lo scorso 26 maggio e dopo gli interventi di riparazione effettuati dai subacquei per conto di Acam, lo scorso 28 settembre un subacqueo si è immerso per verificare lo stato della condotta a mare del depuratore “gioiello” di Vallesanta. Il video girato nell’occasione testimonia che dalla riparazione fuoriuscivano ancora liquami: si vedono bene delle particelle in sospensione negli ultimi fotogrammi del filmato e la presenza di numerosi pesci lì attorno lascia intuire con facilità che cosa stesse uscendo dalla tubatura. 

La violenta mareggiata del 29 ottobre ha poi peggiorato la situazione e adesso, come ci hanno testimoniato un pescatore subacqueo e anche alcuni post sulla pagina “Cittadini Levantesi” di Facebook, a una cinquantina di metri dalla riva, sotto villa Wild, in mare è visibile una vera e propria polla, con relativa puzza nell’aria.

La domanda è sempre la stessa, rimasta ancora senza risposte ufficiali: perché dalla tubatura fuoriescono liquami anziché acqua depurata? E poi: basterà questa segnalazione per fare scattare i controlli e i relativi interventi?

Casinò chiuso, errori
e fidejussioni a rischio:
non paghino i cittadini!

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A meno di un anno dal nostro post del 16 dicembre 2017 (clicca qui), il Casinò di Levanto torna a far parlare di sé. E lo fa ancora in termini negativi, con l’ennesima chiusura di quello che dovrebbe essere “il fiore all’occhiello” dell’offerta turistica levantese.  Non bastava dunque un’estate contrassegnata da odori e sversamenti di liquami in mare dal depuratore “di ultima generazione”; dall’insabbiamento del golfo; dallo sterrato del “Parco Massola” adibito a parcheggio per auto sopra i pozzi dell’acqua potabile. Così, dopo tre anni di annunci trionfalistici e stupefacenti, oggi si constata l’inconsistenza e la superficialità dell’amministrazione Agata. Condita da  malamministrazione  del territorio e del denaro pubblico. Eppure, nonostante il possibile inquinamento delle acque marine e delle acque potabili, oltre alla malagestione del territorio e degli immobili pubblici, si continua a parlare di rilancio e di aumento dei flussi turistici…

Ricapitoliamo la vicenda. Nel 2015 il sindaco riteneva indispensabile istituire la Direzione Generale della Levante Multiservizi srl:  “(…) diciamo che è da un po’ di tempo che si parlava della possibilità che il CDA nella sua componente sia pubblica che privata, potesse nominare a direttore dell’azienda l’ex Sindaco Moggia. (…) l’Amministrazione e il Sindaco si aspettano un cambio di passo da parte della Levante Multiservizi soprattutto nell’offerta e nella qualità dei servizi: il tipo di assistenza, il tipo di biglietto da visita che vogliamo dare ai turisti, il tipo quindi di qualità che vorremmo mettere in campo e il tipo di dedizione e impegno che vorremmo che i dipendenti mettessero in campo, anche quelli a tempo determinato, nel soddisfare tutte le esigenze dei nostri turisti.. io penso che sia per tempo, che predisposizione e caratteristiche Maurizio Moggia sia l’ideale per dedicarsi in maniera importante a questo compito. (…)” (clicca qui).

Oggi però si scopre dal Secolo XIX che il Sindaco attiverà un contenzioso con la società che avrebbe dovuto rilanciare il Casinò : “C’è una denuncia – dice il sindaco Ilario Agata – aspettiamo l’esito del contenzioso per rivedere il futuro del Casinò” (clicca qui).

Ma come? Eppure il 27 agosto 2016 sul sito internet del Comune di Levanto era apparso un comunicato dai toni pieni di soddisfazione (clicca qui) dove si annunciava che  la “Levante Multiservizi srl”, la società partecipata dal Comune di Levanto al 60% e dai privati al 40% e titolare della concessione dello storico edificio del Casinò Municipale, affidava fino al dicembre 2020 la locazione di bar e ristorante situati al piano terra alla ditta “Synesthesia srl” di Monza «con un’offerta economica di 57.700 euro annui e ottenendo una valutazione complessiva di 92,25/100 sul complesso dei requisiti richiesti, superando la società levantese di A.L. che aveva partecipato alla gara e che ha ottenuto una valutazione complessiva di 64,12/100». Seguivano dichiarazioni soddisfatte del presidente di Levante Multiservizi, Vittorio Tuvo, dell’amministratore delegato della società, Davide Daneri, e del  sindaco di Levanto, Ilario Agata. Tra le varie cose veniva messo in risalto che «bar e ristorante resteranno aperti tutto l’anno, con orari diversi tra estate e inverno».

A distanza di un anno la scelta non sembrava più così felice, tanto che il 15 dicembre 2017 sul Secolo XIX (clicca qui) veniva pubblicato l’articolo dall’eloquente titolo “Il bar Casinò resta chiuso / l’assenza dei gestori è un giallo”, precisando subito dopo: “Ferie finite, ma Synesthesia avrebbe pagato solo in parte”… E dire che la ditta di Monza era stata scelta proprio per «rilanciare soprattutto l’aspetto qualitativo dei servizi». E il sindaco Agata si era dichiarato «soddisfatto nel vedere che la gestione delle infrastrutture pubbliche e dei servizi ad esse connessi risulta particolarmente appetibile dagli imprenditori del settore»

Nuove trattative, nuovo accordo, nuovi annunci  pieni di soddisfazione e di autocelebrazione. Oggi però si scopre che «la ditta che lo gestisce non paga le quote di affitto», spiegando poi che «nel semestre 2017 i pagamenti non sono stati regolari, così come nel 2018»

Pazienza, verrebbe da dire: a coprire i mancati introiti ci sono sempre le fidejussioni a garanzia degli adempimenti contrattuali da parte degli affittuari. Infatti se le fidejussioni sono state bene esaminate prima della sottoscrizione del contratto, ritenendole adeguate, e in seguito si verificano inadempienze contrattuali, è facile escuterle e ricevere il pagamento.

In caso contrario si rende invece necessaria una azione legale. Ed è proprio quella che preannuncia il sindaco Ilario Agata. Se così fosse (e si sottolinea il “se”), significherebbe però che la direzione generale e gli amministratori della Levante Multiservizi non sarebbero stati adeguati a gestire neppure un semplice contratto di affitto. E quindi che il danno erariale dovrebbe essere pagato da chi ha materialmente sottoscritto il contratto. Di prassi, in questi casi un dirigente risponde infatti in prima persona e di tasca sua.

Si tratta infatti di un mancato introito per decine di migliaia di euro e di inadempienze che iniziano fin da subito dopo la stipula del contratto, senza calcolare il danno di immagine della storica struttura, che dovrebbe essere uno dei punti qualificanti di Levanto: non devono essere sempre e solo i cittadini a pagare per gli errori di amministratori e dirigenti. Il sindaco Agata perciò ora dica con chiarezza ai cittadini se le fidejussioni ci sono e, soprattutto, se sono valide. Altri discorsi non servono.